I due diplomatici russi appena espulsi dall’Olanda perchè spie lavoravano con almeno dieci informatori. Lo ha rivelato a Nieuws e co Erik Akerboom, dell’agenzia di sicurezza nazionale AIVD.

AIVD ha scoperto che esistevano contatti intensivi e frequenti in più di dieci casi. Gli informatori fornivano informazioni in cambio di pagamenti. Le rivelazioni arrivano dopo lunghe osservazioni, ma le aziende coinvolte sono state informate solo questa settimana.

Gli informatori delle spie russe lavoravano all’interno di aziende e una faceva parte di “un’istituzione accademica superiore”. Avevano quindi accesso a informazioni riservate in ambito tecnologico, il principale interesse delle spie. 

Una delle fonti era straniera e dovrà sicuramente lasciare l’Olanda, ma non è chiaro cosa succederà alle altre: di per sé non è illegale avere contatti con l’intelligence straniera, ma violare segreti di Stato o commerciali lo è.

AIVD non sa ancora se le “talpe” individuate hanno violato questa regola, ma temono sia probabile visto il loro contesto lavorativo in cui si sviluppavano ricerche su intelligenza artificiale, computer quantici, semiconduttori e nanotecnologie. Al momento l’agenzia di sicurezza nazionale sta tentando di quantificare i danni possibili.

Secondo l’ambasciata russa a Den Haag, non ci sono prove delle attività illegali e i russi hanno già annunciato misure di ritorsione. Probabilmente Mosca caccerà due diplomatici olandesi presenti nel Paese.