Un’operazione di rimpatrio di mogli e figli di jihadisti del campo di Roj, a nord-est della Siria, verso il Belgio, è stata messa in atto questo venerdì. 

Le autorità del Belgio si sono rifiutate, venerdì pomeriggio, di fornire dettagli su questa missione di rimpatrio di donne jihadiste, che avrebbero disertato il gruppo terrorista dello Stato Islamico (ISIS). Le donne invocano “ragioni di sicurezza” nazionale. 

Sei donne e dieci bambini

Secondo “De Morgen”, che fa riferimento ad alcuni media curdi e al tweet di un giornalista francese, sei donne e dieci bambini sarebbero coinvolti. Le sei donne e i dieci bambini, tutti di età inferiore a 12 anni, sono stati presi in carico da una delegazione belga. Quattro di queste donne sono originarie di Bruxelles e due delle Fiandre, precisa il giornale. 

Discrezione assoluta

Questo rimpatrio sarebbe dovuto svolgersi nella discrezione più assoluta, a seguito di una decisione presa il 3 marzo scorso dal Consiglio Nazionale di Sicurezza (CNS) e annunciato il giorno seguente dal Primo Ministro Alexander De Croo alla Camera. Il Primo Ministro aveva alluso al rischio che i bambini potessero diventare “i terroristi di domani”. “Non possiamo permetterlo. Dobbiamo evitarlo ad ogni costo”. Il CNS aveva al tempo confermato l’avvio del rimpatrio per i bambini, il cuo limite d’età era stato fissato ai 12 anni”. 

Valutazione caso per caso

Lo scorso marzo il CNS aveva deciso che per le donne, mogli di jihadisti originarie del Belgio, la situazione sarebbe stata valutata caso per caso, con la sicurezza nazionale come criterio principale. “Se si sono allontanate dall’ISIS, potranno essere rimpatriate”, aveva spiegato il Primo Ministro, ricordando che l’intenzione del governo rimaneva quella di portarle a giudizio in Belgio.

La N-VA si impossessa del dossier

L’operazione di rimpatrio è stata criticata questo venerdì pomeriggio dal deputato Theo Francken (N-VA). “Non è un caso che l’operazione di salvataggio si svolga a seguito dell’ultima riunione plenaria (della Camera) prima delle ferie estive, in modo da non poter interrogare il governo su questo tema”, scrive su Twitter. “Penso che il governo stia inviando un segnale negativo alle vittime di terrorismo”, aggiunge il deputato nazionalista. 

Primo rimpatrio da Al-Hol

E’ la prima volta che il Belgio rimpatria degli adulti dal campo jihadista di Al-Hol – chiamata “polverirera jihadista” – che accoglie delle famiglie siriane, irachene ma anche europee e asiatiche – e di Roj, controllato da forze armate curde stanziate in Siria. 

Richiesta delle due madri

Ad aprile, la stampa aveva riportato che due madri belga avevano chiesto al Belgio di rimpatriare d’urgenza i loro bambini “indipendentemente da ciò che sarebbe stato di loro stesse”. M.E., di 50 anni e sua figlia Y.E., di trenta, si sono unite allo Stato Islamico in Siria nel 2014, portandovi anche i rispettivi figli. Y.E., nel dicembre 2020, aveva chiesto di far rimpatriare suo figlio di 9 anni e altri due figli nati dall’unione con un jihadista svizzero nel 2016 e nel 2017. M.E., la madre di Y.E., ha anche chiesto il rimpatrio della sua figlia minore, di 9 anni, nata in Belgio.