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Sehaq, un gruppo per rifugiati queer dove sentirsi veramente a casa

Il pregiudizio nei campi per rifugiati è più comune di quanto si creda: ecco perché Sehaq si propone come luogo di divertimento e allo stesso tempo denuncia della discriminazione



Sehaq, ad Amsterdam, sta diventando un simbolo della lotta al razzismo, all’omofobia e alla transfobia, soprattutto per i rifugiati queer. Offre spettacoli, DJ set, e musica fino a tarda notte. Ma non solo.

In particolare, promuove la collaborazione e la socializzazione di tutti i rifugiati LGBT; viene fondato nel 2017 da un gruppo di rifugiate, indignate per l’ambiente queer di Amsterdam, dominato soprattutto da uomini. Le fondatrici si sono sentite fin da subito alienate dalla scena queer olandese al loro arrivo nei Paesi Bassi: hanno quindi creato lo spazio come luogo in cui sentirsi a casa, e veramente parte di qualcosa. 

Organizzano sì feste, ma anche di workshop e attività a sfondo culturale; non c’è attivismo politico, ma di fatto è connaturato all’intera istituzione.

Nisreen, una delle fondatrici, spiega: “I richiedenti asilo vivono in condizioni orribili nei campi profughi, e sembrano dimenticarsi di come ci si gode la vita. Inoltre sono bloccati in questo sentimento di vittimismo che li fa soffrire e basta. Ecco perché per noi ballare e divertirsi finiscono per avere uno sfondo politico. Siamo richiedenti asilo che non chiedono servizi, ma libertà”.

Sehaq è un modo per aiutare molte persone a ritrovare la fiducia in loro stessi e, soprattutto, a trovare il proprio posto nel mondo. Ne è un esempio Hajar che, arrivata dal Marocco nel 2017, ha iniziato a lavorare come DJ; o ancora Mohamad, rifiutato dalla propria famiglia a causa del suo orientamento sessuale, che ha deciso di unirsi a Sehaq dopo una lunga battaglia contro la depressione. Spera di riuscire ad aiutare gli altri, condividendo la propria esperienza; questo è in parte dovuto al fatto che il pregiudizio nei campi profughi sia più comune di quanto si creda.

Nel futuro le attiviste sperano di crescere, collaborando con altri gruppi antirazzisti: non si tratta solo di fare baldoria, ma anche di andare oltre le regole imposte da leggi per l’immigrazione ostili e di prendere posizione contro le avversità.



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