di Greta Melli

 

Mentre impazza la polemica su Sea Watch, se l’equipaggio deve preoccuparsi per l’incerta situazione giuridica, quella economica è certamente più ottimistica: l’appello della ONG tedesca a donare è andato oltre la più rosea aspettativa, raccogliendo in appena tre giorni la somma record di un milione di euro. Anche noi di 31mag, con l’evento Shifting Scenes abbiamo dato il nostro (minuscolo) contribuito, raccogliendo per Sea Watch circa 300 euro

 

Il fulcro dell’evento è stato la proiezione di Lifeboat, di Skye Fitzgerald, un breve documentario, candidato all’Oscar nel 2018, incentrato sul viaggio dei migranti provenienti dal Nord Africa e sulle difficili condizioni del loro salvataggio.

 

 

Inaspettatamente, soprattutto per una giornata di fine giugno, la partecipazione è andata al di là di ogni aspettativa: la sala era tanto piena che molti sono rimasti in piedi, e altri hanno trovato posto solo in terra.

Complici gli eventi di cronaca degli ultimi giorni, in molti sono venuti con l’intento di capire meglio o magari anche solo di scambiare due chiacchiere sull’argomento.

Al termine della proiezione, hanno preso parte al dibattito Eugenio Cusumano, esperto in Relazioni Internazionali all’Università di Leiden, che da anni studia il fenomeno delle ONG nel Mediterraneo, e Anne Dekker, rappresentante di Sea Watch in Olanda

Il dialogo si è incentrato sulla condizione dei passeggeri a bordo di Sea Watch e in particolare sul ruolo giocato dall’Olanda in questa partita.

Anne ha parlato della sua esperienza a bordo della nave, raccontando di migranti traumatizzati e condizioni fisiche debilitanti. “Lo spazio a disposizione è poco, le persone sono molte: spesso non parlano la stessa lingua, e la nostra preoccupazione è di capire immediatamente le dinamiche del gruppo”. 

A proposito del ruolo dell’Olanda nell’emergenza migranti, Anne ha voluto sradicare falsi miti e luoghi comuni a riguardo.  Il suo paese starebbe seguendo le direttive degli altri statii europei: è loro l’ordine di non assumersi alcuna responsabilità.

Nonostante la bandiera, il coinvolgimento del governo dell’Aia è ancora poco definito: l’imbarcazione non è completamente estranea ai Paesi Bassi, ma quali responsabilità effettivamente abbia con i naufraghi è ancora oggetto di dibattito. 

La piccola finestra che abbiamo aperto ad Amsterdam sulla questione Sea Watch non era solo mirata al sostegno economico (piuttosto limitato considerando le necessità dell’organizzazione che abbiamo deciso di sostenere) ma anche ad accrescere la consapevolezza su un tema che consideriamo importante

Mentre di politiche sull’immigrazione è bene si parli, sull’opportunità di salvataggio di vite umane non può esserci discussione