Sea-Watch smentisce la ricostruzione del governo italiano, secondo il quale la nave della ong tedesca, battente bandiera olandese, avrebbe deliberatamente ignorato le istruzioni di Roma, di portare i naufraghi in Tunisia, e tirato dritto verso l’Italia.

“Lo scorso 23 gennaio, a causa dell’arrivo di una forte perturbazione, Sea Watch ha avuto diverse comunicazioni con JRCC olandese e la capitaneria di porto di Lampedusa”, si legge nel comunicato. “Il governo olandese ha contattato quello tunisino perché l’opzione di sbarcare in Tunisia era percorribile. Ma da quelli, nessuna risposta”.

La Sea Watch, prosegue il comunicato, aveva già tentato in passato -senza successo- di attraccare in Tunisia: al rifiuto delle autorità marittime locali, il capitano ha preferito proseguire verso nord. 

Il 23 gennaio, si legge ancora, Sea Watch in Olanda ha chiesto al governo di mediare alla ricerca di un porto sicuro. E il porto sicuro più vicino è risultato essere quello di Lampedusa. 

Ma da una missiva pubblicata su Twitter, la ong mostra che la Capitaneria di porto italiana non considera la sua costa una valida opzione e indica nuovamente la Tunisia come porto di approdo. Il ministero delle infrastrutture olandese conferma l’opzione tunisina ma da allora, da Tunisi, nessuna risposta alla richiesta di attracco.