The Netherlands, an outsider's view.

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VLUCHTELINGEN

Sea Watch a 31mag: non ci fanno lasciare Malta. E nessuno spiega il perché

La portavoce dell'imbarcazione della ngo racconta della kafkiana situazione che vive l'equipaggio fermo da giorni a La Valletta

di Serena Gandolfi

 

 

Mentre l’Italia minaccia di chiudere i porti anche ad imbarcazioni battenti bandiera nazionale, da giorni la Sea Watch, nave dell’omonima ong tedesca con bandiera olandese è ferma nel porto de La Valletta in attesa di ispezioni. Il premier Muscat è stato chiaro: nessuna nave di ong potrà più entrare o uscire dalle acque territoriali maltesi. Vittima del giro di vite, l’equipaggio della nave di Sea Watch che a distanza di giorni dal fermo imposto dalle autorità, vive la situazione kafkiana di trovarsi intrappolata a Malta senza sapere il perchè. Anzi, immaginando la ragione ma senza documenti o certificati che attestino la decisione dell’autorità.

Complici la pressione interna e il mutato scenario internazionale si sono moltiplicate di recente le misure non ortodosse da parte dei governi europei. Abbiamo raggiunto al telefono a Malta Giorgia Linardi, portavoce italiana della ong. Cosa sta succedendo?

SeaWatch è bloccata a Malta ormai da 10 giorni; dopo aver fatto richiesta di lasciare il porto abbiamo ricevuto, senza spiegazioni, risposta negativa dall’autorità maltese.” spiega a 31mag la portavoce della ong. Secondo la Capitaneria di porto, la nave dovrà rimanere sotto ispezione. Per quanto? Nessuno lo dice.

Il giro di vite del governo Muscat sulle navi delle organizzazioni umanitarie era stato già anticipato dal divieto di entrare o lasciare le acque territoriali maltesi; nei giorni precedenti era stato infatti impedito ad Acquarius, di entrare nel porto e all’imbarcazione spagnola Open Arms di effettuare il cambio di equipaggio.

“Noi da 10 giorni stiamo cercando di capire perché continuino a tenerci qui”, prosegue la portavoce di Sea Watch “Sembra evidente sia una mossa politica, perché di fatto non c’è nessun atto giudiziario né amministrativo che disponga il fermo della nave. Noi non abbiamo ricevuto comunicazione ufficiale ma sappiamo che Malta e l’Olanda si sono parlate e ispettori sono giunti dai Paesi Bassi per effettuare un’altra ispezione sulla nave.”

Un’altra ispezione, spiega Giorgia, perché una programmata da mesi era stata già superata con successo di recente: “E’ un’ispezione molto comune che fa lo Stato di bandiera attraverso una compagnia ispettiva internazionale ma che serve proprio per il passaggio di classe della nave, ed era passata con successo e ne era stata data notizia nei giorni passati. Era un periodo di dieci giorni di ispezione e manutenzione che avevamo già in previsione da mesi a prescindere dalla situazione politica.

Secondo la portavoce di Sea Watch, la sua organizzazione è la più ispezionata del porto della Valletta: gli olandesi e prima ancora i maltesi hanno controllato e verificato documenti dell’imbarcazione e passaporti dell’equipaggio senza rilevare nulla: “Le autorità olandesi che hanno effettuato questo ultimo controllo stanno preparando un rapporto che non sappiamo se verrà condiviso con noi, quindi non c’è alcuna trasparenza.” Le autorità, insomma, non hanno trovato nulla ma cercano comunque qualcosa.

È evidente che Malta e Paesi Bassi stiano cercando un cavillo per contestarci la registrazione come pleasure craft, quindi non come nave commerciale, e che siamo però impegnata in operazioni di soccorsi in mare”. In realtà, spiega a 31mag l’esponente di Sea Watch, qualsiasi imbarcazione che si trovi vicino a un gommone con persone in difficoltà a bordo è chiamata a intervenire”. E ora? All’organizzazione umanitaria non restano che avvocati e carte bollate; una soluzione non rapida, certamente, ma l’unica possibilità di sbloccare l’impasse.

Di fatto, gli eventi delle ultime settimane hanno colpito al cuore le attività delle ong: l’Acquarius è ferma a Marsiglia e ha deciso di non intraprendere altre operazioni a causa del blocco e OpenArms è ancora ferma a Barcellona, da dove dovrebbe presto ripartire.

I rapporti con le autorità maltesi si sono raffreddati negli ultimi tempi? “Non abbiamo mai avuto particolari rapporti con il governo maltese” dice secca. D’altro canto, a parte l’autorità portuale non si era mai presentata prima ragione di dover interagire con il governo, prosegue la responsabile. E dell’equipaggio “sequestrato” da Malta?  “Da ieri abbiamo dato la possibilità all’equipaggio di lasciare l’isola. Teoricamente dovrebbero rimanere a disposizione delle autorità maltesi finché permane il fermo dell’imbarcazione anche se non è stato emesso un provvedimento formale in questo senso.”

Oltre alla questione di Sea Watch, tanti i dubbi sul futuro stesso delle operazioni di salvataggio in mare: “Non credo si uscirà presto da questa situazione di stallo”, dice ancora Giorgia  “è una cosa molto triste perché al posto dell’impegno alla ricerca di soluzioni, si contrasta l’iniziativa della società civile.”  Questa potrebbe essere la parola fine alle operazioni delle ONG? “Io credo che in questo momento le missioni di salvataggio della società civile giungano a termine. È triste ma ancora di più lo è vedere la direzione intrapresa dai governi: annientamento delle iniziative civili senza che vengano sostituite da un intervento dei governi. Anzi, le uniche azioni istituzionali sono completamente illegali”


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