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FOCUS

Se Venezia fosse stata nei Paesi Bassi, si sarebbe salvata?

di Agnese Soverini

 

Si tratta di una domanda spontanea, che si fanno in tanti, perché Venezia non è solo dei veneziani, ma rimane nel cuore di tutti quelli che l’hanno visitata. Il MoSE – la grande infrastruttura che da decenni stanno costruendo per evitare che il problema dell’acqua alta colpisca la città – viene spesso paragonato al Maeslantkering, la diga posta a protezione della città di Rotterdam.

Ne abbiamo parlato con un esperto del settore, Alessandro Antonini,  un italiano che lavora nei Paesi Bassi: Assistant Professor of Coastal Structures al Dipartimento di Ingegneria Idraulica della TU Delft – la Delft University of Technology.

Perché Venezia si allaga?

Il problema dell’acqua alta a Venezia dipende dalla combinazione di due fattori: dai venti di Scirocco che spingono la massa d’acqua verso il nord dell’Adriatico e dalle maree – in particolare, dalla marea sigiziale. Quando questi due eventi agiscono contemporaneamente creano un innalzamento del medio mare comportando così l’allagamento della città di Venezia.

Ci spiega meglio Antonini, “la marea sigiziale è la marea più alta, ovvero quando luna, sole e terra  sono allineati, creando la massima attrazione gravitazionale. Ma le maree sono cicliche, sono presenti tutto l’anno e si possono prevedere. L’evento più problematico – in quanto non ciclico – è l’innalzamento del medio mare dovuto ai venti da sud, dallo Scirocco in particolare, che spinge l’acqua verso nord. Questo fenomeno viene anche chiamato “Storm surge” o marea metereologica.

Immaginiamo dunque l’Adriatico come una lunga conca: i venti da sud soffiano verso nord, dalla Puglia al Veneto e al Friuli-Venezia-Giulia, spingendo una grande massa d’acqua che incontra la costa e arriva diritta alla Laguna di Venezia.

Laguna di Venezia: Bocca di porto di Lido, Bocca di porto Malamocco, Bocca di porto di Chioggia

Unitamente alla combinazione dello Storm surge e della marea sigiziale, un’ulteriore fattore responsabile dell’acqua alta a Venezia è la bassa pressione ambientale sopra la Laguna, che fa si che il livello del medio mare si innalzi.

Eventi di questo tipo normalmente sono prevedibili, ma non sempre. Lo scorso novembre, ad esempio, le condizioni climatiche erano particolarmente avverse. “Erano presenti venti di Scirocco da sud”, precisa Antonini, “ma anche raffiche di Bora da nord e questo ha comportato problemi ai modelli. L’effetto del vento di Bora ha ridotto l’effetto del vento di Scirocco e conseguentemente la capacitá di predire con accuratezza il livello del mare”.

Perché Rotterdam non si allaga?

Il Maeslantkering – il “MoSE” di Rotterdam – è quella barriera progettata per chiudersi quando si verifica un innalzamento del medio mare a protezione della città di Rotterdam.

La grande differenza rispetto al MoSE è che è funzionante. Questa è la ragione per la quale Rotterdam non si allaga.

“In Italia abbiamo il MoSE”, afferma Antonini, “ma la struttura ancora non è finita. Al momento è al 94-95% della realizzazione. Quando arriverà al 100% e inizierà a funzionare riuscirà a proteggere Venezia da eventi di questo tipo. Ma fino ad allora non c’è niente che possa evitare gli allagamenti che si stanno sempre più frequentemente verificando”.

Cos’è il MoSE?

Il MoSE, Modulo Sperimentale Elettromeccanico, è la diga ideata per proteggere Venezia. Il piano dell’opera fu approvato nel 1982 – il così detto “Progettone” – ma solo nel 2003 venne dato il via alla sua realizzazione.

Cantiere del MoSE

“È difficile stimare i tempi di conclusione dell’opera”, prosegue Antonini. “Allo stato attuale la parte tecnica è abbastanza avanti, pressochè completa. Il problema è la parte amministrativa-gestionale. L’opera richiede infrastrutture costantemente attive, ovvero un organo che possa prendere la decisione di quando e come chiudere il MoSE e soprattutto su come manutenerlo.

Non è solo la parte di pura ingegneria che deve essere terminata. È necessario completare anche le infrastrutture ad esso funzionali”. I responsabili del MoSE hanno dichiarato che avrebbero iniziato i test nel 2020, ma in ogni caso anche la fase di collaudo richiede del tempo.

Se Venezia fosse stata nei Paesi Bassi, si sarebbe salvata?

Secondo Alessandro Antonini, non c’è una risposta a questa domanda.

https://beeldbank.rws.nl, Rijkswaterstaat – Il Maeslantkering di Rotterdam

Anzitutto gli olandesi fanno parte del progetto del MoSE, una delle tre bocche dell’opera è stata realizzata da loro. Anche i test per il posizionamento della dighe sono stati fatti nei Paesi Bassi, a Delft, presso l’Istituto di Ricerca Deltares.

In ogni caso, è difficile paragonare la realtà olandese con quella italiana. Alla famosa affermazione ‘basterebbe copiare l’esperienza olandese’, l’Assistant Professor all’Università di Delft risponde così: “le due realtà non sono paragonabili. Il sistema olandese è abbastanta resiliente, reagisce bene anche senza interventi urgenti. Le dighe olandesi si chiudono – in particolare quella di Rotterdam – per un innalzamento del medio mare di 3 metri. Il MoSE è stato progettato per chiudersi a 110 cm di innalzamento. È per questo che non si può fare un paragone. Quando entrerà in funzione il MoSE, Venezia sarà paradossalmente più tutelata di Rotterdam. Ma le condizioni ambientali sono molto diverse e così anche le due strutture”.

Ma non è solo questo, anche la conformazione delle due città è molto diversa. Rotterdam è una città moderna, completamente ricostruita dopo la Seconda Guerra Mondiale. Al momento della sua ricostruzione era già noto il problema dell’innalzamento del medio mare e di questo hanno tenuto conto in fase di ricostruzione. Diversamente, Venezia risale al 697, anche per questa ragione 110 cm di innalzamento del mare creano danni a Venezia ma non a Rotterdam.

Inoltre, i Paesi Bassi hanno intrapreso un lavoro di ristrutturazione del sistema di dighe a protezione della terra ferma dopo il 1953 – data dell’alluvione più catastrofica verificatosi in Europa, in cui persero la vita 1500 olandesi e un quarto della nazione andò sott’acqua. Questo è stato un grande campanello di allarme per gli olandesi.

Le critiche al MoSE

Un progetto simile a quello del MoSE era stato proposto anche per la barriera di Rotterdam ma non è mai stato realizzato, perché costoso, più a rischio e più lungo da realizzare – nonostante la costruizione della diga olandese abbia impiegato comunque quasi 7 anni.

Il MoSE rappresenta una soluzione complessa mai sperimentata prima, con svantaggi, come i costi o i tempi di lavorazione. Inoltre, aggiunge Antonini, “la manutenzione va fatta sott’acqua, si ha meno accesso visivo ed è più problematico”.

https://beeldbank.rws.nl, Rijkswaterstaat – Il Maeslantkering di Rotterdam

 

“Ma per la città di Rotterdam i presupposti sono diversi” precisa Antonini, “si tratta di una città prettamente industriale, dove i vincoli paesaggistici e ambientali non impongono limiti cosi’ stringenti come per Venezia. I due bracci mobili del Maeslantkering sono lunghi quasi come la Tour Eiffel (210 m ciascuno) e la struttura è alta 22 m (più o meno come un palazzo di sette piani). Si tratta di un’opera estremamente grande, che nella città di Rotterdam non ha grande impatto visivo e paesaggistico, mentre a Venezia lo avrebbe”. Per questo si è optato per il MoSE, una struttura pressochè sott’acqua a impatto paesaggistico molto basso.

La volontà di tutelare il patrimonio artistico-culturale di Venezia si riflette proprio sul tipo di opera da costruire. L’Italia ha vincoli paesaggistici, architettonici e storici molto importanti – talvolta limitanti – molto ridotti nei Paesi Bassi.

Il MoSE è più complicato anche per questo: due enormi bracci bianchi sarebbero stati estremente impattanti per la città. “È il motivo per cui la soluzione adottata a Rotterdam – nonostante più funzionale, ingegneristicamente migliore, più semplice per la manutenzione e più economica – non è stata approvata a Venezia”, prosegue Antonini.

A queste difficoltà tecniche, si sono poi aggiunti gli scandali del Consorzio Nuova Venezia e le ipotesi di corruzione.

Inolre, l’innalzamento del medio mare a Venezia cresce esponenzialmente. Per questo l’acqua alta a Venezia è sempre più frequente e di questo il progetto del MoSE tiene conto.

Infine, precisa Antonini, “dal 2000 ad oggi ci sono state più di 50 maree al di sopra dei 110 cm, cioè maree per cui il MoSE si sarebbe dovuto chiudere. Questo significa che se il MoSE fosse stato funzionante, si sarebbero già ammortizati molti costi di realizzazione, in quanto i danni complessivi che queste maree hanno provocato sono stati altissimi. Giusto per fare un esempio, l’ultimo evento di novembre si stima abbia fatto più di 1 miliardo di euro di danni, ovvero circa 1/5 del costo del MoSE”.