The Netherlands, an outsider's view.

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BELGIO

“Scuse per le atrocità del periodo coloniale”, l’ONU punta il dito conto il Belgio

“Sembra esserci un muro di silenzio intorno al periodo coloniale. Per raggiungere una vera riconciliazione, in modo che possa continuare il processo di decolonizzazione, le scuse del Belgio, potrebbero essere un primo passo”. Sono macigni le parole di Ahmed Reid, uno dei membri del gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulle persone di discendenza africana. Al gruppo di lavoro dell’ONU non basta il museo sul colonialismo: ci vogliono scuse. “

Michal Balcerzak, capo delegazione, non ha usato mezzi termini: il ruolo di Leopoldo II nella narrazione belga è ancora troppo ambiguo e poco dibattito critico esiste nella società belga, a proposito dell’occupazione del Congo e dello sfruttamento delle sue terre.

Il comitato ha visitato Bruxelles, Anversa, Liegi, Charleroi e Namur, concludendo che le violazioni dei diritti umani contro le persone di discendenza africana sono endemiche in Belgio. E la causa è soprattutto la mancanca di un dibattito interno sul periodo coloniale.

Critici anche per il “museo della riparazione”, il Koninklijk Museum voor Midden-Afrika a Tervuren: secondo gli esperti ONU, non andrebbe molto lontano e si limiterebbe ad una parziale ammissione di colpa. La storia insegnata sui libri, inoltre, soffrirebbe di questa assenza di dibattito.

Assenza anche per osservatori per il razzismo, la discriminazione, la xenofobia e l’afrofobia, strumenti questi che ptorebbero migliorare la convivenza.

L’Africa, insomma, è parte -suo malgrado- della storia belga ma pochi vogliono riconoscerlo.


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