Nei prossimi anni, le scuole elementari di Eindhoven, Amsterdam e l’Aia si aspettano un’impennata di alunni expats, scrive il Trouw. Secondo il giornale, le scuole si stanno preparando all’incremento nell’afflusso di nuovi lavoratori stranieri nei Paesi Bassi, a causa della mancanza di personale IT e di tecnici qualificati. Ad esempio, Eindhoven prevede che il numero di bambini di famiglie “migranti qualificati” raggiungerà le 4,000 unità entro il 2030.

Geert Simons, preside della scuola primaria Reigerlaan di Eindhoven, ha detto al giornale che un terzo dei bambini di quattro anni che iniziano la scuola è di origine straniera.


Secondo il giornale le scuole non sono disposte a investiere più fondi governativi per andare incontro alla crescita di studenti che non parlano olandese a casa, perché i loro genitori hanno un reddito sufficientemente buono per sopperire al gap linguistico. Sempre ad Eindhoven, l’istituto Reigerlaan sta sperimentando una nuova classe “internazionale” per bambini di quattro anni, e ad Amsterdam i funzionari riferiscono che in molte scuole primarie sono disponibili classi per i nuovi arrivati che ancora non parlano olandese.


Una ricerca pubblicata dall’International Community Advisory Platform nel 2017, dimostra che il 63% degli expats non ha avuto alcun aiuto nel pagamento delle tasse scolastiche da parte del datore di lavoro, e circa il 53% aveva già mandato i figli in scuole olandesi. Meno di uno su quattro ha optato per scuole internazionali private, dove le tasse annuali possono arrivare a 25,000€.


Il sondaggio enfatizza che la maggior parte degli stranieri nei Paesi Bassi è qui per scelta e ci vive già da più di cinque anni. Gli expats desiderano inoltre che i propri figli siano integrati nella comunità olandese.