The Netherlands, an outsider's view.

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MEDIA

“Scenario napoletano ad Amsterdam” e scoppia il finimondo: chi ha letto davvero l’articolo?



di Massimiliano Sfregola

 

Va avanti da Venerdi sulla nostra pagina FB una singolare battaglia a colpi di commenti a proposito di un articolo che abbiamo ripreso dal quotidiano Het Parool, la principale testata di Amsterdam. Singolare perchè quasi 300 reazioni al post, un breve articolo rilanciato dalla stampa olandese piene del linguaggio ormai standard su FB (insulti, insulti e ancora insulti) sono basate, tendenzialmente, su un’interpretazione del titolo di ciò che è scritto nel nostro articolo. Il dito, non la luna, il dito, direbbe qualcuno.

 

 

La questione riguarda la situazione della municipalizzata di Amsterdam AEB, la società che gestisce l’inceneritore ad Amsterdam-West: stando a quanto riportato dal quotidiano della capitale, le società che si occupano della raccolta, potrebbero presto interrompere l’erogazione del servizio perchè la municipalizzata non ha più un cent in cassa.

 

In una lettera inviata al comune nei giorni passati, viene paventato uno “scenario napoletano” -dice il quotidiano Parool- da parte dell’associazione delle società che gestiscono il servizio di raccolta, qualora AEB dichiarasse bancarotta (e su questo, ci scusiamo, un errore l’abbiamo fatto: non è stata la municipalizzata AEB ma l’associazione delle aziende di raccolta a inviare la lettera al comune)

Questi sono i fatti e noi li abbiamo fedelmente riportati, limitandoci a tradurre quanto ripreso dal Parool: il comune -per evitare la psicosi collettiva- si sarebbe limitato a commentare che la situazione è sotto controllo.

Ambasciator non porta pena, si diceva un tempo, ma sul web questo principio, evidentemente, non vale: insulti, ingiurie, minacce (più o meno esplicite) segnalazioni a FB per contenuti razzisti e tutto lo show a cui assistiamo quando si parla di temi sensibili, è stato messo in piedi contro di noi, rei di aver “insultato Napoli”.

Ma il Parool “insulta” Napoli e noi, riprendendo la notizia, siamo correi? Il Parool ha usato l’associazione con Napoli per fare riferimento alla tragica crisi del 2015, quella che ha lasciato più il segno nell’immaginario collettivo mondiale, parlando della lettera inviata dall’Associazione Vereniging Afvalbedrijven, ossia l’Associazione che riunisce le ditte che raccolgono la spazzatura nella capitale. E’ un paragone razzista? Per ciò che riguarda la nostra funzione, un portale italiano in Olanda, se il principale quotidiano della capitale parla di “Napolitaanse toestanden in de straten van Amsterdam” per noi è fondamentale riprendere questa notizia. E tradurre il titolo con la massima precisione.

Poi, non essendo una news prodotta da noi, sarà ognuno a valutare il tono del titolo e il contenuto.

Al contrario risalta il tono intimidatorio di molti commenti e la sequela infinita di insulti, vomitati come se libertà d’espressione e di insulto fossero sinonimi. Il problema a monte è che in pochi hanno letto l’articolo e ancora meno hanno capito a cosa si riferisse.

Da media italiano all’estero, in un paese con la tradizione liberale dell’Olanda, vediamo in maniera più marcata la scarsa educazione alla tolleranza e al rispetto di una buona parte degli utenti italiani del web: l’insulto, la derisione e l’ingiuria sono ormai la nuova normalità mentre la manipolazione dei contenuti per scatenare questo o quel flame, sono pratiche utilizzate a tempo pieno da utenti di qualunque età, estrazione sociale e livello d’educazione.

La parte più preoccupante è l’escalation, che si tratti di migranti, di lavoro o di Napoli: ormai la ragione, nello spazio digitale, è andata a farsi benedire e l’unica verità è quella del “branco digitale”, fatto di utenze multiple, sgrammaticature e la logica da bulli di chi insulta più forte.

Questa storia, quella dello “scenario napoletano” è significativa: una notizia di grande interesse (un rischio emergenza rifiuti ad Amsterdam) è stata totalmente stravolta e ridotta a 5 parole da essere servite in pasto all’utenza annoiata (in Italia) di un weekend di mezza estate che tra una partita a racchettoni e un bagno, trova il tempo per riempire di insulti quell’utente o questa testata.

Noi, sfortunatamente, abbiamo collezionato una lunga casistica di casi di abuso come questo, dove l’unica giornale in italiano nei Paesi Bassi, ed una delle pochissime testate quotidiane pensate per un pubblico di italiani all’estero, viene fatta bersaglio costante di un lancio d’oggetti alla cieca solo per far passare il tempo ad un esercito di perditempo, nascosti dietro un’utenza di FB.

31mag è un piccolo portale; non abbiamo la solidità della pubblicazione di grandi gruppi per poter occupare un social media manager a moderare follie come quella relativa all’articolo travisato sull’emergenza rifiuti ad Amsterdam e giornate come queste mettono a dura prova la nostra organizzazione. Ma una cosa è certa, e la dico con convinzione: se la violenza verbale utilizzata da chi non capisce il significato di “libertà d’espressione” – che può anche voler dire criticare Napoli, per esempio- ha lo scopo di dettarci un codice di comportamento, sappia che non ha capito come funziona la stampa. E soprattutto come lavoriamo noi.

 

Come il Parool ha diritto di scrivere ciò che vuole, facendo i paragoni che crede, noi abbiamo diritto di riprendere cosa riteniamo più opportuno: aperti alle critiche di tutti (costruttive o meno) e abbiamo diritto che i commenti non trasecolino nelle ingiurie gratuite.

Abbiamo solo ripreso e tradotto un titolo e se dovesse capitare di nuovo, siamo spiacenti, lo faremo di nuovo. E lo faremo anche la volta successiva. E tutte le volte che lo riterremo opportuno.

PS Alcuni lamentano la “censura” nella rimozione di commenti che la nostra redazione ha ritenuto non opportuni. Non esiste un diritto soggettivo al commento su FB; commentare è un’opportunità che offriamo ma possiamo sospendere in qualunque momento, senza preavviso e senza dover dare giustificazioni a nessuno. Abbiamo tutto il diritto di rimuovere i contenuti che non riteniamo compatibili con la pagina, a nostro insindacabile giudizio, e di bloccare l’accesso agli utenti. Non siamo un “portale di Stato” ma un’azienda privata che esercita la moderazione online come qualunque altra azienda.






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