EU2017EE Estonian Presidency, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons
Il premier Rutte è critico nei confronti della gestione delle informazioni all’interno del ministero delle finanze, a proposito dello scandalo delle frodi nell’erogazione dei sussidi, scrive NOS.

Solo nel 2019, dice il portale della tv di stato, il premier si è reso conto di ciò che stava accadendo: a chi fosse sospettato di irregolarità, infatti, l’ufficio che erogava i sussidi aveva chiesto il rimborso dell’intera somma. Per molte famiglie fu un salasso vero e proprio e tante hanno contratto debiti per ripagare somme non dovute. “Da quel momento in poi è diventato un argomento molto importante, che non è mai scomparso dal mio radar”, ha detto davanti alla commissione parlamentare istituita per fare chiarezza sulla vicenda.

Da allora, Rutte è stato in contatto regolare con il sottosegretario Snel, che alla fine ha rassegnato le dimissioni nel dicembre 2019. Secondo Rutte, Snel criticava le difficoltà nell’ottenere le informazioni dal ministero delle finanze e l’enorme pressione che arrivava dal Parlamento; secondo il premier era noto che qualcosa non andava nella gestione.

Rutte ha espresso dispiacere per la sfiducia nelle istituzioni che questa vicenda ha alimentato e nonostante la Commisione gli abbia chiesto perchè non sia intervenuto prima,  Rutte ha risposto che prima di giugno non gli era chiaro quanto fosse grave la situazione: “Se il problema non è visibile in un dipartimento così grande come quello delle finanze, è quasi impossibile al di fuori di un tale dipartimento“.

Un elemento molto criticato dalla Commissione è che manchino verbali e trascrizioni dei casi individuali e delle procedure seguite.  La commissione aveva richiesto documenti sulla custodia dei bambini e sulla prevenzione delle frodi ed è sorpresa che esista poco materiale a riguardo “Non abbiamo il tempo di mettere tutto su carta e molti viene fatto verbalmente”.

Rutte è favorevole a non verbalizzare troppo: secondo lui,  i documenti sulle conversazioni tra funzionari pubblici e tra funzionari e ministri non devono essere pubblicati prima che venga presa una decisione. “Dobbiamo essere in grado di scambiare idee e  di discutere in sicurezza”, avrebbe detto.

La commissione ha anche chiesto a Rutte se è stata data troppa enfasi alla lotta contro le frodi e se i cittadini in buona fede abbiano pagato per questo eccesso di zelo: il secondo governo Rutte istituì un comitato ministeriale nel 2013 per contrastare le frodi, e quel comitato è rimasto in carica fino al 2015.

Questo è l’ultimo giorno delle audizioni della commissione che ha interrogato politici, amministratori e funzionari.