Circa 124 allevatori di pollame e la lobby agricola LTO citeranno in giudizio lo stato olandese il prossimo lunedì per lo scandalo del 2017 sulle uova contaminate.

Gli allevatori di pollame e LTO lamentano la negligenza del governo della sicurezza alimentare e dei prodotti per la crisi del fipronil del 2017, che causò la chiusura di centinaia di allevamenti di pollame. Alcuni di questi, non hanno ancora riaperto completamente.

Dal loro punto di vista, i funzionari non avrebbero dato alcun peso ai rapporti del novembre del 2016. In quell’occasione, infatti, si era accertata la presenza di fipronil in seguito all’uso di un agente disinfettante prodotto dalla società olandese ChickFriend. Se i funzionari della NVWA avessero preso sul serio le segnalazioni, molte aziende agricole non avrebbero usato il peptide contenente fipronil per controllare un tipo di pidocchi di pollo. In più, lo scandalo non sarebbe diventato così diffuso.

“Io voglio giustizia”, ​​ha detto il produttore di pollame Helmus Torsius all’emittente RTL Nieuws. “Il governo ha commesso degli errori e io ne ho fatto le spese. Mi sono indebitato per pagare la pulizia dei granai”.

L’anno scorso, un rapporto sullo scandalo delle uova contaminate ha coinvolto i produttori di uova, gli ispettori governativi e i ministri per non aver messo al primo posto la sicurezza alimentare. Né il settore avicolo, né il comitato per la sicurezza alimentare né i due ministeri interessati hanno mostrato preoccupazione per la sicurezza alimentare quando è scoppiata la crisi del fipronil, secondo il rapporto.

In particolare, i ministri della salute e dell’agricoltura non hanno saputo informare adeguatamente il parlamento e il pubblico in merito allo scandalo. Inoltre, l’industria agricola ha anteposto il profitto alla sicurezza alimentare e non ha effettuato controlli adeguati per le sostanze vietate. Il comitato per la sicurezza alimentare non ha avuto alcuna reazione, se pur a conoscenza della crisi di contaminazione alla fine del 2016 e all’inizio del 2017.

Il governo continua a sostenere che Chickfriend, attualmente in bancarotta, sia responsabile per i danni.