The Netherlands, an outsider's view.

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Sbatti il virus in prima pagina – Blog collettivo –

Coronavirus in Olanda, il diaro in NL scritto dai lettori



22/03

Ciao! Vi scrivo per raccontarvi la mia esperienza recente, per fortuna conclusasi a lieto fine.
Sono partito per il Marocco Lunedi 9 Marzo insieme alla mia ragazza per una settimana. All’epoca né in Olanda né,tantomeno in Marocco sembrava esserci allarmismo sull’emergenza coronavirus quandi, abbiam deciso di partire a cuor leggero. Man mano che i giorni passano capiamo che la situazione si sta facendo critica un pó dappertutto e apprendiamo che il Marocco stava valutando la cancellazione di molti voli da e verso i loro principali aereoporti. Sabato pomeriggio ci arriva la conferma che il volo di ritorno per Amsterdam, fissato per Lunedi 16, é stato cancellato e che tutti i voli Transavia da e per il Marocco sarebbero stati cancellati per i successivi 3 giorni. Abbastanza impanicati compriamo subito un’altro volo da Marrakesh ad Amsterdam con scalo ad Atene. Dopo poche ore veniamo a sapere che il Marocco non solo avrebbe bloccato anche i voli verso la Grecia, ma che era intenzionato a chiudere tutte le sue frontiere. A quel punto, mentre noi eravamo in macchina di ritorno da un tour sul deserto, proviamo a chiamare le varie ambasciate per capire meglio la situazione. Quella italiana non da segni di vita, quella spagnola (la mia ragazza é spagnola) ci consiglia di andare immediatamente in pulman a Zeuta (cittá spagnola nel territorio marocchino) e prendere da li un traghetto che ci porti sulle coste spagnole. Poi chiamiamo anche quella olandese che ci menziona di voli messi a disposizione dal governo olandese per riportare i turisti bloccati in Marocco, ma visto che non siamo olandesi non ci avrebbero potuto aiutare. Voli per Amsterdam non ne troviamo piu se non da 600 e passa euro e con improbabili scali. Quando ormai eravamo rassegnati a tentare la fortuna col traghetto verso la Spagna, troviamo per caso un volo Transavia diretto a Parigi per il giorno dopo. Cosi dopo un giorno in viaggio con tanto di treno da Marrakesh a Casablanca,  aereo Casablanca Parigi, pulman Parigi Amsterdam arriviamo finalmente sani (forse) e salvi a casa.
Martin

21/03

Mi chiamo Carlo, abito con la mia famiglia oramai da 6 anni a Den Haag, non aggiungo altro sul sistema sanitario olandese, se non che ho perso persone care grazie a questi signori che di occupano solo di far quadrare i conti. Non spero nel tanto decantato senso civico degli olandesi per ridurre al minimo spostamenti e quant’altro, mi appello al buon cuore dell’altra nota dolente di questo paese….il tempo! Dio voglia che piova da qui a natale, cosi che la gente rimanga un pò più a casa. Rutte prima e Bruins poi (unico al mondo a svenire senza cadere) avranno sulla coscienza tanta di quella gente, che dovranno cambiare nazione! Hanno chiuso ospedali efficienti come bronovo e tanti altri in nome del dio denaro….ora i nodi…verranno al pettine…ahimè

Carlo, Den Haag

 

19/03

Io sono Mauro, vengo dalla Sardegna e sono da 7 anni in Olanda con mia moglie, ora con 2 bambini nati qui. Inutile ripuntualizzare la grandissima organizzazione della sanità Olandese e la pessima sanità Olandese che si occupa dei numeri e non delle persone dove per esempio se non hai telefonato prima, anche se moribondo, al pronto soccorso passi dopo chi ha una slogatura o un’unghia spezzata o altra banalità…be, ok, ma ora ne vogliamo parlare della sanità che parla di immunità di gregge ma se provi a contattare un medico di base ti accorgerai che per loro non funziona, come? Quindi se come me hai bambini con dei problemi di salute, metti anche stagionali ti rendi conto che gli operatori del servizio sanitario non fanno parte del gregge…beh, si ha bisogno dei pastori avranno pensato, così loro si salvano il …. e saranno esentati dal rischiare personalmente. Ma non dovrebbero fornire un servizio per la sicurezza pubblica al posto di quella personale… è rinomato il loro ego e credo saranno gli ultimi a farsi convincere che le loro idee non sempre son quelle pionieristiche da seguire ahimè, aiutooooooooo

Mauro

18/03

Vorrei porre un quesito riguardante il discorso di Rutte e l’immunità del gregge, metà della popolazione dovrà infettarsi per creare gli anticorpi, ma quali sono i comportamenti che devono assumere le categorie più a rischio? Io ho 2 patologie croniche, asma e diabete di tipo 1, ho 39 anni e secondo i medici sono a rischio criticità in caso di contagio, così come anziani e gente con altre patologie. Le parole sono belle ma come comportarsi? Rimanere a casa con la formula”non retribuito” mettersi in malattia o seguire la vita normalmente con tutti I rischi che ne derivano? E con I familiari che svolgono vita regolare. Qualcuno può rendere pubbliche informazioni a riguardo?

Mario

18/03

Mi chiamo Nathalia, vivo in Italia e vado sempre a Breda dal mio fidanzato. Sono appena stata per il carnevale! Tutti che si divertivano – me compresa – mentre in Italia si stava bloccando tutto per il virus. Anche se a partire da oggi a Breda e tutta l’Olanda hanno appena iniziato a prendere provvedimenti, ma almeno avete preso procedimento meglio di noi! La cosa bella è che è probabile che voi tornate come prima, anche perché i contagi sono pochi e rispettate la legge di restare a casa! Da noi ci vorrà un po’. Già 20.000 contagiati ma ne usciremo tutti vivi! E anche grazie a voi, perché ha trovato la cura! Mi dispiace che per ora non posso stare con l’amore della mia vita, sarebbe bello fare la quarantena insieme e prendere cura uno d’altro, delle persone che si amano. Ecco il mio pensiero
Nathalia

17/03

Scrivo per dirvi che alcune informazioni riportate dal sito RIVM sono errate e vi spiego il perché. Sono in contatto con una mia carissima amica di Roma, medico nonché ricercatore nell’ambito di questo virus.

1) Il sito dice che una volta infettati si diventa immuni, sbagliato. Mi è stato detto che una delle caratteristiche antipatiche di questo virus è che per il momento non si diventa affatto immuni, chi si è infettato e guarito può ammalarsi di nuovo e nuovamente infettare altri.

2) Inoltre il sito dice che il virus non sopravvive sulle superfici, errato di nuovo, può sopravvivere sulle superfici per circa 9 giorni. Inutile dire che non trovo affatto giusto divulgare informazioni incomplete o errate, per lo meno potrebbero limitarsi a dire che ancora non sanno le cose con certezza.
Le informazioni errate si trovano alla pagina https://www.rivm.nl/coronavirus/covid-19/vragen-antwoorden e in basso riporto i due punti contenenti quanto sopra citato
1) Wat wordt bedoeld met groepsimmuniteit?
Wie COVID-19 heeft gehad is daarna meestal immuun voor dit virus
Dat betekent dat deze persoon niet meer ziek kan worden van dit virus
2) Kun je besmet raken met het coronavirus
via producten of het aanraken van oppervlakten?
Bijvoorbeeld deurklink, pinautomaat, leuning, geld etc.)
Het coronavirus verspreidt zich via mensen. Buiten het lichaam kan
het virus niet goed overleven.
De kans dat je besmet raakt via het aanraken van producten of oppervlakten
is erg klein.
Anonimo, Maastricht

16/03

Mi chiamo Chiara e vivo ad Haarlem. Tutti noi stiamo vivendo dei giorni difficili, confesso di essere come tanti preoccupata e spaventata. Spaventata e sbigottita dall’ignoranza di tanti olandesi che continuano a comportarsi come se niente potesse colpirci, incuranti delle più elementari norme igieniche universalmente riconosciute. Vedo ancora chi, in tempi di pandemia, sputa in terra, tossisce senza curarsi di coprire la bocca. La farmacista che lecca il dito prima di girare pagina, supermercati con frutta e verdure esposte ripetutamente toccate a mani nude da clienti indisturbati e indecisi sul cespo di lattuga più bello o sulla mela più rossa. Mi sono permessa di segnalare la cosa a un cassiere e la risposta è stata “ha ragione ma dobbiamo ancora realizzare, non ci sono altre soluzioni”. E ancora: “un guanto per ogni cliente comporterebbe una spesa eccessiva”. E in più di un negozio tenere le distanze dal cliente precedente equivale a essere considerati distratti, il successivo ti guarda un po’ storto e ti supera, chi è educato chiede se sei in fila. Che ne sa la Terra dei tulipani di precauzioni come la distanza di sicurezza di almeno un metro?
Mi sembra di avere a che fare con un popolo altamente disinformato circa la reale gravità della situazione e la minaccia incombente a cui anche noti quotidiani nazionali riservano poca importanza. Questa è la mia esperienza in questi ultimi giorni. Quanto tempo ancora dovrà trascorrere prima dell’attuazione di interventi concreti? Da italiana mi permetto di dire che cara Olanda sei in forte ritardo! E ben più di 5 minuti.
Chiara, Haarlem

15/03

Vorrei mettere da parte l’aspetto emotivo e personale di questa epidemia di Sars-CoV-2 per concentrarmi su quello maggiormente scientifico-politico.
Scienza (in particolare medicina) e politica sono forse le mie maggiori passioni, e in questi giorni stanno drammaticamente collidendo in quello che a prima vista può sembrare un cortocircuito: da un lato la comunità scientifica che raccomanda misure drastiche e tempestive per arginare l’epidemia, dall’altro la politica europea che tentenna e adotta misure “progressive” cercando di seguire l’evolversi della situazione (che, per inciso, gli scienziati sono assolutamente in grado di prevedere dal momento che le epidemie seguono quasi sempre il medesimo iter).
Personalmente ritengo che le misure progressive adottate dal governo olandese stiano portando qualche timido risultato, almeno analizzando con attenzione i numeri disponibili, ma senza ombra di dubbio si sarebbe dovuto intervenire prima e meglio.
Il governo italiano ha messo in atto tutte le misure possibili data la situazione, riscuotendo anche il plauso dell’OMS, e sicuramente il fatto di avere avuto il paziente 0 (o 1 che dir si voglia) in tutta Europa non ha aiutato. Soprattutto, non ha aiutato il comportamento di moltissimi nostri connazionali che anziché collaborare all’applicazione delle misure di contenimento, hanno pensato bene prima di fregarsene con i vari #milanononsiferma, #parmaresiste, #veneziafalaperitivo, #annamotuttiascia’… per poi darsi alla fuga scomposta.
Anche gli amici batavi, a dire il vero, non sembrano aver compreso appieno la gravita’ e pericolosità della situazione: capisco un approccio meno ipocondriaco ma insomma… non esageriamo.
Intanto, piovono elogi e apprezzamenti nei confronti degli interventi di contrasto all’epidemia presi in Cina, Taiwan o Singapore. Elogi assolutamente meritati, visti i risultati ottenuti.
Taiwan e Singapore, memori dell’epidemia di Sars di una quindicina di anni fa, hanno immediatamente circoscritto i primi casi di Covid-19 e bloccato i collegamenti con l’esterno, soprattutto da/verso la Cina. Questo ha significato mettere in lock-down aree enormi del Paese e relativi abitanti. In Cina l’intervento e’ stato ancora più massiccio e militarizzato: il governo ha imposto la quarantena a colpi di tracking dei cellulari degli abitanti, arrivando (pare) a mettere i sigilli alle porte per evitare violazioni dell’isolamento. In fondo, la Cina e’ ancora una dittatura e la popolazione cinese abituata ad obbedire agli ordini di partito.
Ma la nostra società occidentale e democratica, sarebbe pronta ad accettare simili provvedimenti? Saremmo disposti ad essere controllati e chiusi in casa con i sigilli, per arginare questa pandemia? A rinunciare alle nostre libertà personali?
E se la risposta fosse no, a chi spetterebbe prendere la decisione, agli scienziati o ai politici?
La scienza, qualcuno ci ha insegnato, non e’ democratica: per contenere il diffondersi del virus, dovete stare chiusi in casa. Punto.
La politica europea non può e/o non vuole permettersi un diktat simile: le democrazie occidentali hanno basato la propria stessa esistenza sulla libertà dell’individuo. Bisogna contenere l’epidemia, certo, ma con un occhio ai mercati, all’economia, alle prossime elezioni, all’umore della popolazione… E allora andiamo per gradi, senza prendere decisioni nette che magari poi potrebbero risultare impopolari. Diamo un colpo al cerchio, che poi magari la botte rotola di suo.
Atteggiamento “comprensibile” ma difficilmente condivisibile o giustificabile, che mi sembra essere un tratto essenziale della classe dirigente e politica che abbiamo selezionato negli ultimi 20/30 anni. Che molto spesso non e’ ne’ dirigente, tantomeno politica.
Senza voler troppo generalizzare, le posizioni di vertice nei governi e parlamenti Europei o Statunitensi sono occupate spesso da tecnici, manager di (presunto) successo, portaborse e burocrati vari: gente abituata a gestire consigli d’amministrazione, presentazioni Power Point e aggiustamenti del bilancio, ma che di fronte ad un’emergenza vera ha dimostrato di non sapersi comportare da leader.
Quello che rende questa pandemia mondiale preoccupante, a ben guardare, non sono i sistemi sanitari dei singoli Stati (che più o meno tengono botta, nonostante anni di tagli, privatizzazioni e devolution) e nemmeno i comportamenti irrazionali delle persone (vedi alla voce: carta igienica) ma l’assenza quasi totale della Politica (quella con la P maiuscola) e di politici con una qualsivoglia visione del futuro.
Infatti, mentre scienziati e ricercatori di tutto il mondo si stanno facendo in quattro per mettere a punto un vaccino o anche solo una terapia efficace contro il Covid-19, la politica si guarda bene dall’assumersi una qualunque forma di responsabilità che vada oltre l’applicazione di linee guida fornite da terzi. Alcuni si sono addirittura affidati alla preghiera, ma vabbè…
Le epidemie hanno sempre segnato un momento di svolta nella storia dell’Umanita’, un momento di avanzamento sociale e tecnologico, di rivoluzione e cambiamento.
Cerchiamo allora di prendere il meglio da questa situazione, con la speranza che la prossima epidemia si trovi davanti un sistema migliore con cui fare i conti: sanitario, sociale e soprattutto politico.
Alessandro, Zaanse Schans

14/03

Vivo da 2 anni in Olanda e amo tutto di questo paese, tranne ovviamente la sanità (come tutti) ?..
In queste settimane percepisco ansia a palate, al lavoro, in giro, nei negozi, dappertutto..
Alcuni colleghi hanno avuto febbre da stress, leggevo la preoccupazione nei loro occhi e cercavo di tirarli su.. Ma chi tira su me? Forse i miei gatti, forse il sole che la mattina inizia finalmente a sorgere prima, chissà… Non lo so nemmeno io..
A volte sento un po di ansia ma so bene che non aiuta spirito, fisico e mente, così faccio di tutto per non pensarci..
Come tutti gli exapts sono solo, non ho nessuno qui, solo la mia ragazza e i miei due gattoni e la notte trovo conforto nel letto mettendo le gamba sinistra sulle cosce della mia compagna e il braccio destro sotto la pancia di Max o Arek..
Ho qualche amico in città, italiani come me e percepisco perfettamente anche la loro preoccupazione..
Purtroppo è un periodo nero, forse il più nero che io abbia mai provato sulla mia pelle e non sono mai stato preoccupato per qualcosa per così tanti giorni consecutivi..
La nostra Italia, strana e pazza agli occhi del mondo ma normalissima per noi..
Speriamo bene ragazzi! Siate positivi…
Giacomo, Badhoevedorp.

13/03

Io ho paura, la cosa che mi fa preoccupare più di tutte è che anche gli Olandesi hanno paura. Sono originario di un paesino della provincia di Avellino. Lì ho ancora le mie sorelle che mi aggiornano costantemente su ciò che sta accadendo. Lì non ci sono molte persone e pure la vita della mia piccola comunità è cambiata radicalmente. Le mie sorelle non hanno contatti da quasi una settimana. Per via di un po’ di febbre avuta lo scorso weekend, sono potuto rimanere a casa a lavorare da remoto per tutta la settimana. Ho deciso di non mandare mio figlio alla pre-scuola e ho passato il tempo libero a leggere articoli, vedere news in tv e a scambiare opinioni con i miei colleghi olandesi. La mia impressioni é che loro hanno realizzato, ancor prima del governo olandese, che la situazione è molto più grave di ciò che si pensava all’inizio dell’epidemia. Sono molto indignati per via delle decisioni non radicali intraprese dalle autorità. Una su tutte é la non chiusura delle scuole. Ahimè, stanno anche realizzando che in Italia il sistema sanitario é di gran lunga migliore di quello olandese. È molto più capillare sul territorio e ha tempi di reazione molto più rapidi. Alcuni miei colleghi vivono nel Brabante olandese. Uno di loro ha la febbre e la tosse da quasi una settimana. Ha telefonato al proprio medico per stabilire sul da farsi e, sembra una barzelletta, il medico gli ha suggerito di stare casa al caldo assumendo paracetamolo quando necessario. Gli ha consigliato di richiamare solo se avrà problemi respiratori più gravi. Nonostante le raccomandazioni del governo di sfruttare il più possibile il telelavoro,  la mia azienda adotta un’alternanza settimanale (una settimana a casa e una in ufficio) dividendo i dipendenti in due gruppi. Decisione senza senso che non ha l’effetto di limitare la trasmissione. Ha solo l’effetto di porre l’azienda in una sorta di legalità conforme ai dettami del governo. La prossima settimana mi tocca stare a casa, fortunatamente. Ma cosa succederà tra due settimane? Spero che prendano coscenza della situazione e smettano di anteporre il denaro ed il profitto alla salute pubblica. Sí, perché credo che questo sia il vero motivo dei ritardi. Ritornerò tranquillo e sereno solo quando vedrò i miei colleghi olandesi tranquilli e sereni. Spero che accadrà presto.
Christian, Amsterdam

13/03

Volevo segnalare questo annuncio del governo in cui si dice che le scuole rimarranno aperte perché meno internazionali. Sono io che la vedo in modo negativo, oppure è molto razzista?

Sarah, Eindhoven

 

13/03

La settimana scorsa inizio a notare la presenza del virus in Olanda attraverso i commenti delle
persone che mi circondano. In palestra noto che le persone intorno a me non parlano d’altro: chi fa
finta di tossire e poi ride con un’amica, chi dice che in fin dei conti è solo un’influenza. I commenti dei
miei studenti sono dello stesso tipo: è inutile preoccuparsi di una cosa che non si può evitare, e voi
italiani dovete essere matti a volerci rimettere così tanti soldi a chiudere tutto.
Questa settimana però la mia sensazione di impotenza è peggiorata. Vedo da giornali esteri che la
curva dei contagi in Olanda riflette alla perfezione la situazione in Italia dieci giorni fa, e inizio a
pensare a come si deve essere sentita la povera Cassandra. I miei nuovi studenti si stupiscono
quando chiedo loro di non salutarmi (e di non salutarsi) con strette di mano, e ridacchiano.
Infine, oggi leggo su Twitter i commenti di alcuni corrispondenti olandesi in Italia, e una di loro fa un
quadro obiettivo e privo di stereotipi che mi fa finalmente capire la reale situazione in Italia.

Capisco che tutte le italiane hanno i capelli lunghi e che sono così superficiali da avere anche in una
situazione come questa – 10.590 infettati e 827 morti – le proprie capigliature come unica
ossessione. Anche se devono stare a casa, e quindi non possono sfoggiarle. Capisco anche che siamo
un popolo di tabagisti, e la chiusura dei tabaccai probabilmente causerebbe la guerra civile. Non vedo
l’ora di scoprire altre preziose informazioni sui miei conterranei attraverso i prossimi commenti dei
corrispondenti olandesi in Italia.

Elena, Amersfoort

12/03

Sono Francesca, ho quasi 30 anni e vivo da 3 anni in Olanda insieme a mio marito. Abbiamo appena comprato casa a Breda e abbiamo tranquillamente portato avanti la nostra vita nel paese dei tulipani cercando, non senza difficoltà, di condurre una vita normale, senza troppe pretese. Abbiamo sempre cercato di tornare a casa, l’Italia o meglio la Sardegna, almeno due volte all’anno.

Tornare a casa per noi non è facile. I collegamenti sono costosi, quando ci sono, oppure difficoltosi, quando devi spostarti in un altro paese per prendere un volo diretto per la nostra bella isola. Ci siamo sempre sentiti dire “eh state bene voi.. nel paese dei balocchi” – come se non lavorassimo 8 ore al giorno e ci guadagnassimo lo stipendio grattandoci la pancia – oppure “l’avete deciso voi” – come se in Italia ci fossero le condizioni per vivere decentemente come facciamo noi ora in Olanda – ma ce ne siamo sempre fregati perché abbiamo sempre avuto un obbiettivo: tornare a casa prima o poi.

Mi sono soffermata a pensare, soprattutto in questi giorni, a cosa il vivere all’estero possa significare per noi – intendo tutti coloro che hanno preso la decisione di vivere lontano da casa – quando ci sono situazioni di crisi come quella causata dal coronavirus. Ve lo vorrei direi io cosa significa: significa soffrire il doppio, soffrire per ogni persona che ami e per cui provi anche un solo briciolo di bene.

Significa pensare “E se succedesse qualcosa come farò a tornare immediatamente a casa?”.

Significa pensare costantemente a ciò che realmente importa e a cosa ci ha spinto ad allontanarci da casa.

Significa pensare mille volte al giorno “ma ne è valsa veramente la pena?”.

Significa pensare anche a quelle ultime volte in cui hai detto a tuo padre, tua madre, tuo fratello, tua nonna o la tua migliore amica che gli volevi bene.

All’ultimo abbraccio che gli hai dato.

L’ultimo caffè preso insieme.

All’ultimo sguardo prima di varcare le porte dei controlli in aeroporto dicendo “ci vediamo presto”.

Questo è il messaggio che vorrei far passare, soprattutto in Italia, soprattutto in questo momento: noi non abbiamo la fortuna di ricevere tutti i giorni un abbraccio dai nostri cari, di prendere un caffè al volo con un amico, di scambiare una chiacchiera mentre facciamo la spesa.

A noi basta il ricordo dell’ultima volta che l’abbiamo fatto e non solo.

Ci basta pensare che tra un mese, due o anche tre tutto riaccadrà.

Torneranno gli abbracci, i caffè e le chiacchiere.

Ma ora più che mai la nostra richiesta è questa: state a casa. State a casa anche per noi e tutto andrà bene.

Anche se lontani noi siamo SEMPRE con voi!

Francesca, Breda

 

12/03

Non sono affatto sorpresa della risposta Olandese alla situazione.
In realtà sono solo sempre più arrabbiata. Lavoro per una grande azienda Olandese. Abbiamo una sede in Cina e fornitori in Nord Italia e da più di un mese il CEO ci invia settimanalmente (ora giornalmente) aggiornamenti/disposizioni. L’ultimo invitava tra le altre cose tutti i dipendenti del Noord Brabant con sintomi influenzali a lavorare da casa. Il mio project manager oggi è venuto a lavoro come al solito. Ha tre bambini a casa, tutti con febbre. E’ stato invitato caldamente da tutti noi (cosi tanti altri come lui) ad andarsene a casa vista la situazione. Simile altri colleghi di Tilburg.

Trovo gli Olandesi estremamente inconsapevoli/ignoranti rispetto a faccende legate a salute e malattia.
Questo atteggiamento cosi rilassato degli Olandesi è l’unico che può permettere la sopravvivenza del loro sistema sanitario.

In più di 7 anni che vivo qui ho avuto solo esperienze negative con questo sistema. Non sono mai riuscita a ottenere alcuna prescrizione per controlli specialistici. Cosi nessuno dei miei amici/conoscenti non-Olandesi. A detta di alcuni questo atteggiamento potrebbe essere riservato agli expat (aspetto viene menzionato ogni volta con sorprendente nonchalance, come se fosse normale che un expat non meriti un controllo specialistico).

La mia unica esperienza con pronti-soccorso ospedali (LUMC) è altrettanto scandalosa. Per non menzionare la totale impossibilità di ottenere diagnosi. Non so se per incompetenza o solo per evitare di prescrivere controlli specialistici che forzerebbero l’assicurazione a pagare.

Anche in questi giorni, sono circondata da gente che non fa che ripetere che tanto l’obesità o il fumo uccidono più di una banale influenza. Ignorando che i loro nonni/genitori potrebbero rimanerci secchi.
Specie in un sistema del genere.

Valeria, Rotterdam

 

11/03

Come viene gestita la situazione all’università di Wageningen? Ignorando totalmente il problema, in più non rispettando le linee guida del CDC o WHO.

Non è la prima volta che ci viene inviata un email con informazioni false come questa.
Vorrei puntualizzare che siamo un università di “scienziati”.

 

Wageningen

11/03

Sono partita ieri 10marzo dall’italia. Lasciando una situazione surreale, un paese in ginocchio e bloccato ma finalmente cosciente della gravità e attivo nel procedere a migliorare tutto.
Sono partita compilando autocertificazione e indossando mascherine per tutto il periodo più esposto (aeroporto italiano, aereo, schipol, treno, bus) e gli sguardi che ho ricevuto durante queste ore di transito sono stati molto diversi. Sono passata da quella che in italia è diventata normalità e cioè non essere guardata affatto all’essere guardata come una triglodita, esagerata, irrazionale, complottista o chissache. C’è chi mi ha rivolto un sorriso beffardo, chi ha scosso la testa più volte in senso di diniego, chi mi ha guardata stupita e incredula perché ero la sola che indossava la mascherina in un luogo chiuso e affollato come un bus.
Sono arrivata a casa e ho sentito il mio capo. Che mi ha semplicemente detto che loro si fidano di me, se dico che sto bene a loro basta.
Non so se posso ricorrere all’auto quarantena, so che la situazione sta peggiorando e non va sottovalutata ma non riesco a capire come agire nel rispetto di tutti gli altri e di me stessa.

Daniela, Amsterdam

11/03

Inizialmente devo ammettere che ero poco preoccupata per questa situazione, pensavo che semplicemente bastasse il buonsenso per arginare questa situazione ed ascoltare le direttive dei governi. Ma con il passare del tempo ho visto che soprattutto in Italia la situazione stava diventando veramente grave. Alla fine di questo mese sarebbero dovuti venire i miei genitori qui in Olanda per poter festeggiare la Pasqua assieme, ma vista la situazione ne io, ne i mei genitori ci sentivamo tranquilli, quindi abbiamo annullato il viaggio.
Non mi sento tranquilla anche perché non mi piace per nulla la leggerezza con cui il governo Olandese sta affrontando la situazione, non si sta prendendo nessun tipo di misura precauzionale, semplicemente non datevi la mano e state ad un metro di distanza, cose che non ho visto rispettare da nessuno.
Lavoro in ristorazione e nel nostro locale sono stati installati dei dispenser di disinfettante che non ho mai visto utilizzare da nessun cliente, nonostante nel nostro paese sia stato registrato un contagio ed un altro paio nei paesi limitrofi.
Ciò mi fa davvero pensare che la situazione non viene presa con la dovuta serietà, pertanto parlando di questo con colleghi o amici mi sento dire che tanto in Olanda non accadrà mai quello che sta succedendo in Italia!
Non so cosa vi faccia essere cosi tranquilli e sicuri, magari il fatto che probabilmente non si sa il vero numero dei contagiati visto che i medici sono indecisi se fare o meno i tamponi, ma potendo vedere dall’Italia come può diventare grave è difficilmente gestibile la situazione io prenderei esempio. Miei cari connazionali Italiani che viviamo in Olanda prendiamo esempio dal nostro Paese e usciamo il meno possibile, anche se ci deridono e il governo Olandese se ne frega, pensate alla vostra salute e guardate cosa succede nella nostra Italia. Tra qualche mese tutto questo finirà e potremmo tornare dai nostri cari in Italia. Per il momento io sono del parere che non si debba assolutamente creare nessun tipo di panico, ma che semplicemente ci si debba limitare nelle uscite e fare attenzione con l’igiene.

Marta, Almelo

10/03

Come in un film viviamo la nostra vita ora, non la sentiamo così nostra pero’. Ci sentiamo con la stessa sensazione che prova un pugile, che costretto all’angolo dell’avversario che è pronto a colpirlo. Ci dimeniamo come cavalli selvaggi, scalpitando nervosamente senza capire perché e soprattutto per quanto. Abituati a vivere freneticamente senza orari e in preda ad abitudini che ci fanno sentire vivi e padroni di decidere.

Ci chiediamo cosa sta succedendo, senza sapere che la risposta è nella domanda. Sta succedendo appunto. Il cosmo si ribella dopo, dopo che incoscienti cittadini del mondo lo abbiamo sconvolto con abitudini malsane, lo abbiamo e lo stiamo tuttora ferendo indelebilmente con stili di vita errati ma mirati a distruggere natura, atmosfera, aria, mari, montagne…

Il cosmo lui, che tante volte ci ha messi in guardia con avvisaglie che non siamo stati in grado di capire,tradurre,comprendere. Si ribella ora nel solo modo che può farlo, così , rapido, veloce, inevitabile, fulmineo, fatale e inesorabile velocità di escalation degli eventi, catapultandoci dentro un abisso di timori e paura.

Ma la paura ci farà affrontare sta vita in modo più costruttivo ed è questo l’intento del cosmo. Abbiamo seminato male nel corso dei decenni con egoismo e superficialità, per ammucchiare denari che ahimè NON SERVONO A NIENTE ORA CHE SIAMO UNITI in un insolito destino di vita strana. La vita è bella è così bella che è un peccato vero averLa così ridotta al punto che è lei ora a chiedere un ripensamento a destabilizzarci per rinascere migliori.

Patrizia Delucchi

 

10/03

Scrivo da Maastricht, dove studio. Ci sono solo una decina di casi finora, però l’università dice che 26 studenti sono a casa con sintomi, in quanto sono stati in zone a rischio. E un impiegato dell’università, residente in germania, è risultato positivo dopo il test ma l’università esclude possibilità di contagio in quanto questo ha lavorato solo un giorno nella settimana in cui è testato positivo (cosa che mi sembra azzardata in quanto a contatto con gli studenti questo qui c’è stato). Onestamente sono preoccupato per la gestione dell’emergenza da parte dell’università, cosa che mi preoccupa in quanto devo andarci ogni giorno. Settimana scorsa l’università ha pubblicato un annuncio che diceva ‘se sei stato in una zona a rischio ma non hai sintomi per 2 giorni puoi ritornare a scuola’. 2 giorni?!? io non ho parole. Non so da dove abbiano tirato fuori sto numero ma 2 giorni sicuramente non sono abbastanza per un virus con 2 settimane di incubazione. Non c’è amuchina a disposizione nell’università, non c’è nemmeno il sapone. Per non parlare delle migliaia di studenti che vivono in case malandate dove si condividono cucina e bagni, che spesso sono lerci. Vedremo come finisce questa storia ma se ci fosse un aumento improvviso di casi ho paura che Maastricht non sarebbe in grado di gestirlo.

Maastricht

09/03

Io sono fortemente preoccupata per la situazione di menofreghismo da parte delle autorità Olandesi. Dovrebbero trarne profitto da ciò che è capitato in Cina e sta succedendo in Italia. In Italia la situazione è degenerata in 2 settimane e subito, ai primissimi casi, sono stati presi provvedimenti davvero restrittivi.
Qui sembra che la cosa gli scivoli addosso. Continuano a credere che il virus non si trasmette durante il periodo di incubazione cosa non vera.
Questo virus ha un impatto sulla società devastante. Il problema non e’ la  sua pericolosità ma la sua velocità di trasmissione, non avere un vaccino e cure certe peggiora il tutto. Se continuano così…bhe’ non voglio pensarci, io per il momento cerco di non andare in posti affollati e stare lontano dalle persone.

Rossella, Wageningen 

08/03

Studio qui da un paio d’anni, e la comunità italiana in Università è molto ben nutrita. Veniamo da ogni parte d’Italia e scalda sempre il cuore sentire parlare italiano sotto questo cielo plumbeo quando non torni da mesi e non sai quando potrai tornare di nuovo. Fino alla settimana scorsa, scherzavamo su questa cosa del virus: quando parlavamo italiano in pubblico e la gente si copriva la bocca o si allontanava, noi tossicchiavamo o starnutivamo apposta, così, tanto per prendere in giro (o con ironia) la situazione. Dopo un po’ però, anche basta. L’ennesima mamma che sposta il passeggino al sentire che sono italiana mi infastidisce. E così, anche tra italiani, si parla in inglese in pubblico, per non diffondere il panico.

Poi leggo che gli olandesi non sono preoccupati. Che tutte le manifestazioni sono confermate, che si continua a andare e venire e che misure precauzionali basiche sono state prese, ma ci si limita ad “inviti all’autoisolamento” in caso di sintomi & di contatto con zone/persone da zone a rischio – le due condizioni devono coesistere, altrimenti tutto tranquillo. Devo ammettere che sono piuttosto confusa. Se tutto ciò è vero, se non si teme nulla, non capisco e non riesco ad interpretare il comportamento che qualcuno definirebbe razzista, il fatto che Kruidvat non abbia più detergente disinfettante. KLM cancella voli e sono costretta a rimandare a data da destinarsi la mia visita alla famiglia. Proprio nel momento in cui vorrei essere più vicina alle mie nonne, ultraottantenni, e ai miei amici, che sento via Skype, isolati e soli in casa per settimane. Ci manca solo che l’OMS dichiari lo stato di pandemia, come si prepara a fare la settimana prossima: quali saranno le conseguenze, le limitazioni e l’impatto?

Al momento ci sono 188 casi confermati e 1 decesso. Non riesco a interpretare quanto veritieri siano questi dati, dato che leggo anche di un dibattito tra medici: “Fare o non fare i tamponi? Graverebbe troppo sul sistema sanitario…”. Intanto sui gruppi WhatsApp di famiglia vengo tempestata di messaggi allarmanti, di avvisi, pdf dei decreti legge, di video e audio che non fanno altro che raccomandarsi di stare in casa e un aggiornamento costante, quasi maniacale dei numeri italiani. Così, in questo limbo, si insidia un brutto presentimento: non mi sento per nulla tranquilla e tutelata, non sento che la gente qui abbia la percezione di quello che sta succedendo e che lo Stato stia prendendo adeguate misure; oppure sono paranoica io e sto esagerando. Ma in un certo senso sarei felice di sapere che non sono l’unica.

Serena, 23 anni, studentessa a Maastricht da Genova

 

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L’emergenza coronavirus sta condizionando le vite e le abitudini di tutti, in un modo mai visto fino ad oggi. Il nostro portale si è limitato -fino ad oggi- ad informare sullo sviluppo dell’emergenza sanitaria ma dopo aver ricevuto mail, messaggi, commenti e suggerimenti dai lettori, abbiamo deciso di creare un “blog collettivo” per i residenti in NL, dove poter raccontare come ognuno di voi/noi sta vivendo questo strano e difficile momento.

Sfoghi, racconti, indignazione con le autorità olandesi, preoccupazione, piccoli articoli, video, foto: vorremmo raccogliere tutte queste espressioni, che per ora sono limitate agli spazi commenti sui social, pubblicarle e condividerle con tutti.

E’ un modo per scambiarsi informazioni con altri italiani in NL o magari per denunciare la scarsa attenzione delle istituzioni; per documentare come gli olandesi reagiscono/o non reagiscono, come le istituzioni scolastiche o qualunque altro luogo pubblico che frequentate si adatta; o magari solo uno spazio per dire la propria.

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