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Saviano ha ragione: la mafia in Olanda è una cosa seria. E la comunità italiana deve mobilitarsi

di Massimiliano Sfregola

 

La “lettera all’Olanda” di Roberto Saviano, pubblicata due giorni fa dall’NRC a proposito dei Paesi Bassi, “buco nero d’Europa”, per ciò che riguarda la criminalità organizzata è un vero calcio in bocca: mette il paese davanti allo specchio e lo costringe a guardarsi da vicino: ““Mi rivolgo a te, Paesi Bassi. Mi rivolgo agli olandesi con la domanda: ti conosci davvero così poco? I Paesi Bassi hanno davvero un’immagine di sé così distorta? I Paesi Bassi sono uno dei paesi più criminali al mondo. Lo so, è qui che il lettore alzerà il sopracciglio o si incupirà. Qui una persona smetterà di leggere. La maggior parte di loro mi maledirà. Nella migliore delle ipotesi mi vedranno come un idiota, nella peggiore come un nemico dello Stato. Dammi solo un secondo, solo un momento [per spiegare n.d.r.]

Saviano dice cose che si sentono dire da molti in Olanda e fuori ma che non hanno quasi alcun impatto nel dibattito nazionale. Alla Tweede Kamer – la Camera dei deputati- non si parla mai di criminalità strutturale, di corruzione endemica o di “Mocro Maffia spa”: si parla, come sottolinea lo scrittore italiano, solo di “criminalità straniera”, di crimine importato, di cose che non riguardano gli olandesi, vittime incolpevoli di forze aliene. A partire da Mocro Maffia, unione di Mocro (termine dispregiativo per indicare la comunità di origine marocchina) e Maffia (con due f, che non ha bisogno di presentazioni) -definizione resa mainstream dagli scrittori Wouter Laumans e Marijn Schrijver nel libro omonimo- gli olandesi nel parlare delle gang non si riferiscono alla “loro criminalità” ma ad altri, a stranieri, allochtonen; già perché un termine olandese per indicare il sottobosco criminale locale ci sarebbe, ed è penoze, ma per qualche ragione, l’unica definizione accettata ampiamente di mafia olandese, nei Paesi Bassi e all’estero è Mocro Maffia, e cioè un termine riferito a criminali di minoranze etniche.

La popolarità di questo riferimento ai criminali marocchini (il disprezzo nel dare del “mocro” ad un marocchino-olandese è paragonabile a quello del “paki” nel Regno Unito per la comunità indiana) non contiene alcun dato oggettivo: la “Mocro Maffia” annovera gangster originari di Antille e Suriname, turchi ma anche olandesi autoctoni, quindi è un’espressione impropria che finisce per stigmatizzare una comunità già emarginata e considerata da tempo causa di tutti i mali d’Olanda. Eppure, l’identificazione etnica riveste un ruolo centrale nella percezione che hanno gli olandesi del fenomeno criminale perché è una forma di assoluzione dai peccati: gli olandesi tirano un sospiro di sollievo perchè i maffiosi sono quasi sempre neri, nord-africani, caraibici, al massimo turchi o slavi -mai “penoze”- o almeno così vengono ritratti nell’omonima serie tv dei record in NL che si ispira a Gomorra e vola verso la terza stagione.

Saviano non vive in Olanda ma è molto rispettato nei Paesi Bassi e ciò che ha scritto su un quotidiano nazionale come NRC è certamente il frutto di un confronto con cronisti locali: facile dare la colpa agli stranieri ma il problema non sono i gangster venuti dal caldo, dal freddo o i figli di immigrati del quartiere vicino casa, il problema è il sistema politico-economico messo in piedi dal Paese, un meccanismo che favorisce l’ingresso della cocaina, il riciclaggio di denaro e l’elusione fiscale per il denaro già riciclato altrove. Saviano racconta la seconda parte della storia, ad un paese abituato a crogiolarsi su “è colpa di altri” della prima parte: è la Mocro Maffia a fare soldi e ad ammazzare ma è l’Olanda ad aver creato una struttura che lo ha fatto accadere.

Uno stato annichilito dalla potenza della finanza, delle multinazionali e del guadagno facile ha messo in piedi un meccanismo che guarda solo numeri e serve con la stessa precisione aziende pulite, aziende opache e aziende sporchissime. E ora, quello stesso Stato, guarda gli ingranaggi da lui stesso creati mentre fagocitano il paese. E si trova incapace di porvi rimedio.

Saviano ha ragione quando dice: “L’Italia avrebbe potuto far fronte al processo Marengo e l’Olanda avrebbe dovuto essere così umile da chiedere consiglio ai paesi con più esperienza nella lotta alla criminalità”. I Paesi Bassi hanno affrontato il più grande procedimento della loro storia alla criminalità organizzata, come fosse un processo ad una banda di ladri di polli. E se davvero ci fosse Taghi dietro l’omicidio de Vries come si dice, quello avrebbe dimostrato senza dubbio che loro non scherzano: se lo vogliono, possono uccidere senza troppi problemi un giornalista di quel calibro, in pieno giorno, nel cuore di Amsterdam.

Gli italiani, in questo senso, hanno una triste esperienza alle spalle con il clima mafioso e con gang che controllano il territorio: per questa ragione, gli italiani in Olanda, dovrebbero dare un maggiore contributo alla società civile: c’è bisogno di un presidio antimafia nei Paesi Bassi, come Libera in Belgio o come Mafia Nein Danke in Germania, e c’è bisogno di ricordare, con incontri ed altre iniziative, quanto rischiosa possa essere l’infiltrazione mafiosa, soprattutto quando assume le forme insidiose di attività legali.

Le autorità italiane in Olanda sono state a lungo impegnate a tempo pieno a fare le agenzie di promozione del Made in Italy e quasi mai si è sentito parlare di insidie rappresentate dal riciclaggio e dalle attività di copertura; abbiamo visto il Comites indaffarato nel promuovere, ad esempio, workshop per gli italiani che vogliono fare impresa in Olanda” o per altre attività legate alle aziende ma neanche un accenno ai rischi del mix esplosivo”Italia e Olanda”, quando si parla di sottobosco criminale. Eppure, da quando l’ultimo Comitato si è insediato come rappresentante della comunità italiana nei Paesi Bassi, c’è stata -nell’ordine- la “Tulip Connection” nel 2015, l’operazione Pollino nel 2018 numerosi arresti di camorristi e ndranghetisti e di recente anche di criminali italiani della vecchia guardia. Perché, oltre all’immagine e ai sorrisi, il Comitato degli italiani non ha promosso incontri o altre iniziative antimafia? Perché voler rendere, a tutti i costi, un’immagine plastica di entrambi i paesi, spostando la spazzatura sotto il tappeto? Oppure, semplicemente, facendo finta di nulla?

L’Italia è terra di creatività, l’Olanda di efficienza; ma la prima è anche terra di mafie e l’altra un magazzino per la droga e una “lavanderia” per il denaro sporco di mezzo mondo. Come ha fatto Saviano, anche in questo caso, con la sua lettera ad NRC, la storia deve essere raccontata tutta e la comunità italiana, in particolare gli ultimi arrivati, hanno diritto di essere informati su tematiche simili.

E hanno un obbligo morale di contribuire a sollevare il dibattito nel paese dove ora vivono.

 

EDIT: l’Associazione di Bruxelles BASTA ha precisato quanto segue: “Il presidio di Libera a Bruxelles ormai da alcuni anni si è costituito in associazione di antimafia sociale belga “Basta”.

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