The Netherlands, an outsider's view.

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Sanitari ICU non preparati a seconda ondata Covid

Gli ospedali non stanno coinvolgendo gli infermieri di terapia intensiva nell’espansione della capacità dei reparti, necessaria per prepararsi a una seconda ondata di coronavirus, secondo un sondaggio dell’associazione professionale V&VN.

Il 70% degli infermieri in terapia intensiva non sono stati coinvolti nella preparazione per l’espansione della capacità. La maggioranza è quindi insoddisfatta dello stato delle cose, riferisce NOS.

Dopo il picco della prima ondata di coronavirus, sono stati presi accordi per aumentare la terapia intensiva in preparazione di una seconda ondata. Tali accordi includevano che gli ospedali avrebbero cominciato a focalizzarsi sull’ottenere dei consigli dagli infermieri in terapia intensiva, sul migliorare i loro termini di impiego e fornire loro maggior apprezzamento e prospettive di carriera.

Dati preoccupanti

Questo per assicurarsi che gli infermieri in terapia intensiva siano in grado di far fronte a una seconda ondata di coronavirus. Solo il 20% circa degli infermieri in terapia intensiva ha affermato che uno di loro fa parte del team decisionale del proprio dipartimento.

Questo dato è molto preoccupante, ha detto a NOS Rowan Marijnissen di V&VN. “C’è un enorme lavoro da fare e si stanno compiendo passi concreti. Tuttavia mi rendo conto che la giornata è breve e non puoi aspettarti che tutto sia be organizzato in un periodo di tempo così breve. Ma gli accordi che abbiamo fatto riguardanti un maggior apprezzamento, maggiori prospettive di carriere devono essere implementate se essere in grado di crescere”.

“Molti colleghi sono stanchi e non apprezzati. Questo risulta demotivante e sono molto preoccupato per questo”.

L’ultima cosa di cui i Paesi Bassi hanno bisogno è che gli infermieri in terapia intensiva decidano di licenziarsi. Quasi il 30% dei 588 infermieri in terapia intensiva intervistati ha affermato di non sentirsi sufficientemente riposati per far fronte a una seconda ondata di coronavirus.

Circa il 75% ha affermato di aver notato che i propri ospedali hanno lavorato duramente per reclutare e formare più infermieri in terapia intensiva e colleghi di supporto. Quasi il 66% pensa che la propria unità in terapia intensiva sia meglio preparata adesso rispetto alla primavera.

Tuttavia quasi la metà ha affermato che il proprio dipartimento ora ha meno personale rispetto alla prima ondata.