The Netherlands, an outsider's view.

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Sanda Dia, nuove rivelazioni aprono dibattito sul razzismo in Belgio

Dopo nuove rivelazioni sul caso Sanda Dia, si riaprono il dibattito sul razzismo in Belgio. La stampa ha pubblicato altre immagini dell’iniziazione al gruppo studentesco. Nelle foto i membri inneggiano a Hitler e al Ku Klux Klan, riporta Publico.

Sanda Dia è morto nel 2018 durante i brutali riti di iniziazione per entrare nel club studentesco Reuzegom. La stampa aveva già coperto la notizia, ma ora spuntano altri elementi e si torna a parlare di razzismo.

Dicembre 2018. Dia partecipa a un rito di iniziazione. La sera prima deve bere grandi quantità di alcol e niente acqua. Il giorno dopo lo portano in un edificio alla periferia di Anversa e lo obbligano a ingoiare olio di pesce fino a vomitare. Poi i membri del club – figli di politici, imprenditori, giudici e vari membri dell’aristocrazia locale – gli urinano addosso. Infine gli ordinano di scavare un fosso e calarvisi dentro nudo. Riempiono il fosso di acqua e ghiaccio ed è qui che inizia il dramma. Il corpo del ragazzo non risponde, è in ipotermia.

Viene trasportato in ospedale ma ha diversi organi interni danneggiati, temperatura corporea di 27 gradi e una quantità eccessiva di sale nel sangue. Muore poco dopo.

I membri del club – oggi disciolto – eliminano dalle chat tutti i messaggi e le foto che possono incriminarli. Ma vengono indagati lo stesso e accusati di omicidio colposo, trattamento degradante e disumano, negligenza.

Questa è già una brutta storia, ma le prove aggiunte ultimamente aggiungono l’elemento razziale al quadro. La stampa belga ha recentemente diffuso immagini dei ragazzi indagati con addosso tuniche del Ku Klux Klan e un discorso in cui si riferiscono a Hitler come “un buon amico”. C’è anche un video, risalente a dopo la morte di Dia, in cui si rivolgono a un senzatetto di colore cantando: “Tagliategli le mani, il Congo è nostro!”

Per il padre di Sanda Dia, di origine senegalese, le ultime rivelazioni provano il razzismo nella storia. “Quelli del club si sentivano intoccabili. Avranno pensato che era solo un ragazzino nero, potevano fare qualsiasi cosa”.

L’università ha punito i ragazzi solo con qualche ora di lavoro comunitario e la scrittura di un saggio sull’esperienza. Ma intanto le rivelazioni hanno riaperto il dibattito mai sopito sul razzismo in Belgio.