di Serena Gandolfi

 

I racconti lontani di guerre, proteste e disordini riempiono quotidianamente le cronache, le narrazioni di lunghi viaggi nel deserto, i fucili, la violenza, i campi profughi. Una massa di informazioni senza contorni per molti, dove Africa e Medio Oriente sono la stessa cosa e in ben pochi sanno, ad esempio, perchè la gente fugge dall’Etiopia.

E cosi a proposito di uno degli Stati più grandi e popolosi d’Africa; una delle economie con più rapida crescita nel continente africano è terra dilaniata da conflitti inter etnici e un Paese da anni guidato da un regime dispotico e corrotto, dove sono vietate la libertà di sciopero, quella di associazione e quella di stampa.

Samson G., 34 anni, etiope. Vive nei Paesi Bassi da circa 6 anni. E’ un rifugiato “sans papiers”, attivista e giornalista per necessità. Bloccato nel limbo istituzionale delle politiche europee per i richiedenti asilo è in prima linea per denunciare ciò che accade nel paese d’origine.

Samson fa la sua parte collaborando con ESAT TV e Abbay Media due emittenti indipendenti che dall’estero diffondono notizie sulla situazione etiope. Tenute in piedi da volontari, si oppongono al silenzio imposto dal regime indagando e raccogliendo informazioni per i propri connazionali; vere e proprie emittenti in esilio che fanno ciò che in patria non è possibile fare. Una rete di giornalisti e attivisti lavorano nelle sedi delle emittenti in Europa e in America, apprendendo le basi del mestiere grazie a workshop e seminari .

“Avevo scritto un paio di articoli, poi ESAT mi ha proposto una collaborazione continuativa” racconta Samson. Un’ottima notizia, se non fosse che la sua situazione economica gli ha impedito persino di comprare un pc per scrivere i pezzi. Una povertà obbligata dal purgatorio burocratico per Samsom, un richiedente asilo al quale è stata respinta la domanda . “Fino a quando non avrò i documenti, non potrò lavorare e nemmeno guadagnare“, ci spiega ” Avevo assolutamente bisogno di un computer per lavorare. Come si può fare altrimenti? E cosi ho dovuto trovare una strada alternativa. Elke (un’operatrice sociale, ndr), mi ha proposto di lanciare una campagna di crowdfounding.” E’ bastato un articolo sul web e in un paio di giorni, una maratona di solidarietà ha consentito di raggiungere la somma necessaria.

Oltre a collaborare con le due emittenti indipendenti Samson è membro di  Ginbot 7 (G7) partito politico d’opposizione fondato da Andargachew Tsege. Tra i suoi più grandi sogni c’è quello di un’Etiopia unita e in pace.  “Certo, scrivere ed esporsi contro il governo è rischioso. Ho già passato dei guai e spesso temo per i miei cari in Etiopia. Ma non ci sono alternative: la gente sta morendo là, vengono uccisi migliaia di oppositori. Diffondere informazioni e fare sapere al mondo ciò che sta accadendo in Etiopia da decenni è la cosa più importante. Non ci sono alternative” Lo ripete più di una volta, l’impegno per la propria terra è qualcosa di indiscutibile. “Ciò che più addolora sia me che i connazionali è l’atteggiamento del resto del mondo. Tutti si limitano a guardare. Ciò che vogliamo è un paese libero, in cui sia possibile vivere in buone condizioni: se l’Etiopia lo permettesse, che necessità avremmo di fuggire attraversando mari e deserti?”.

Samson G., attivista, continuerà a dare voce all’Etiopia libera dall’Olanda. La lontananza forzata dalla sua terra, il limbo in cui è parcheggiato, gli ostacoli burocratici e quotidiani, non lo hanno piegato ma anzi, hanno rafforzato la sua voglia di cambiare le cose.