The Netherlands, an outsider's view.

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“Non sei malata solo incinta”, l’Olanda preferisce partorire a casa



di Chiara Gallo

Lenzuola sul talamo nuziale, garze, pacchi di cotone, ed un’ostetrica che impartisce lezioni di respirazione. Non sono storie raccontate dalle nonne ma è questo quel che accade quando in Olanda il “kraampakket”, un vero e proprio kit fai-da-te con  l’occorrente per predisporre l’ambiente al lieto evento, arriva a casa dei futuri genitori.  “I Paesi bassi hanno la più alta percentuale di “home-birth” dell’intero mondo occidentale” dice l’associazione KNOV (Midwifery in Netherlands).

Le autorità sanitarie incentivano sempre di più il parto in casa – nei casi praticabili – ed una rapida risoluzione per il parto in ospedale: le partorienti vengono dimesse dopo non più di 6 ore (a volte anche meno).

Negli ultimi anni si è osservato una netta inversione di tendenza: sempre più spesso le donne rivendicano il diritto al parto naturale in casa: “Yo parì en casa” è la risposta di un gruppo di neo-mamme ed ostetriche argentine al Ministero della Salute che intende limitare i parti a domicilio.

Lo stesso monito riunisce le mamme italiane di Freedom for birth: The mother’s revolution. Nello stato europeo in cui i ginecologi, ecografie a scadenza mensile e medicalizzazione di massa sono la routine, queste donne sentono il bisogno di riportare il parto ad una dimensione naturale.

In questo clima di rivendicazione, l’Olanda è il faro nella notte. La filosofia del parto naturale a domicilio è radicata profondamente nella cultura. L’ostetrica è la figura principale di riferimento e la norma è quella del “non sei malata, sei solo incinta”.  Il parto in casa all’olandese significa anche no agli anestetici di alcun tipo. Soltanto i medici specializzati possono somministrare farmaci, ed essi vengono coinvolti esclusivamente in casi di emergenza.

Ovviamente non a tutte le donne è consentito partorire a casa: l’assistenza domiciliare è fornita soltanto per le gravidanze a “basso rischio”. La medicalizzazione del parto è d’obbligo invece per quelle a rischio.

Prendere esempio da questa realtà, urlano i movimenti di rivendicazione del diritto al parto naturale. Ma com’è possibile trapiantare una pratica sedimentata nella società olandese, in un contesto lontano anni luce? Sono le infrastrutture a fare la differenza. E questo è certamente un elemento non da poco.

Nei Paesi Bassi infatti, l’assistenza post-parto è garantita a tutte le neo-mamme: un’infermiera specializzata, la kraamzorg, per 8 giorni sosterrà la madre nella cura del figlio, assicurandosi che l’ambiente sia ottimale e preoccupandosi dello stato mentale e fisico di entrambi.






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