Theo A. Boer, professore di etica medica alla Protestantse Theologische Universiteit (PThU), ha duramente criticato i body-scans totali di pazienti sani durante una lezione inaugurale svoltasi in mattinata a Groningen.

Secondo quanto riportato dal Trouw, Boer ha spiegato come i check-ups completi (esami radiologici su pazienti sani atti a individuare la presenza di eventuali anormalità cellulari) svolti senza sintomi di alcuna malattia potrebbero facilmente portare a trattamenti e diagnosi non necessari.

Per l’esperto la pratica si rivelerebbe inoltre invasiva per la persona, producendo una sorta di senso di colpa nei confronti di chi non accede al test. Sempre il Trouw riporta infine un’intervista a Eveline Curl, membro della Associazione Olandese di Radiologia (NvvR), la quale ha espresso diverse perplessità nei confronti dei “total body scans”.

Secondo l’esperta i check-ups, oltre ad aumentare di molto le spese sanitarie e a generare ansia nei pazienti, tenderebbero a fornire sensazioni di “falsa sicurezza”. Uno screening generale del corpo potrebbe infatti mancare specifiche anormalità, mentre una non-rilevazione non eliminerebbe la possibilità di contrarre tumori in futuro.

La discussione arriva in un momento delicato per il Ministero della Sanità. La Ministra Edith Schippers dovrà infatti decidere entro l’estate se consentire alle compagnie private di offrire body-scans completi a chiunque sia preoccupato per la propria salute. Una pratica permessa in alcuni nazioni tra le quali gli USA, ma ancora vietata in Olanda.

 

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