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Rutte scarica Zwarte Piet: ho cambiato idea, giusto non sia più nero. E ammette che in Olanda c’è razzismo

Il premier Mark Rutte ha detto ieri, durante un dibattito sulla questione del razzismo nei Paesi Bassi, di aver cambiato idea su  Zwarte Piet: “Appartenevo al gruppo che diceva: Zwarte Piet è semplicemente nero”, ha detto, ma ha aggiunto che ora la pensa diversamente. Rutte dice di essere stato fortemente contrario al ‘cambio di colore’ ma conversazioni con persone di minoranze etniche lo avrebbero convinto a ripensarci.

Per il premier, il governo non dovrebbe metttere bocca su una questione come questa perchè la tradizione sarebbe già evoluzione: “Tra qualche anno, quei Pieten non saranno più neri. È una tradizione popolare che cambia nel tempo sotto la pressione del dibattito sociale.”

Rutte ha poi riconosciuto che fenomeni di “razzismo sistematico” sono un problema nei Paesi Bassi. Le persone non hanno sempre pari opportunità a causa della loro etnia, religione o orientamento sessuale. Ma nega l’esistenza del razzismo istituzionale: “si tratta di gergo sociologico”, ha concluso il premier.

Il razzismo istituzionale si riferisce a fenomeni di discriminazione sulla base di etnia o religione che porta a trattamenti diversi sulla base degli stereotipi associati a quella comunità. Fenomeni di questo genere si osservano nel mercato del lavoro, in quello immobiliare e nella “profilazione etnica”, la decisione della polizia di effettuare un fermo sulla base non di indizi ma dell’origine etnica del sospetto.

Tuttavia, Rutte rifiuta di usare definizione di razzismo istituzionale o strutturale nei Paesi Bassi, perchè -ha detto alla Camera- “sconvolgerebbe troppe persone”.

 

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