The Netherlands, an outsider's view.

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RUBRICA Non solo Van Gogh – Parchi d’arte: tetti, folies, metafore



di Paola Pirovano

Estate: tempo di giornate al parco. E anche il mondo dell’arte entra nel mood estivo con i suoi giardini: “celesti”, temporanei o metaforici per esplorare la città (o paesi lontani).

Il più spettacolare è probabilmente “The garden which is the nearest to God”, costruito sul tetto dell’edificio più antico della città, la Oude Kerk, nel cuore del Quartiere a Luci Rosse.

Opera dell’artista giapponese Taturo Atzu, il “giardino” offre un panorama mozzafiato della città e della sua ragnatela di canali, ma anche una prospettiva inedita su torre dell’orologio e banderuola segnavento, praticamente invisibili dalla strada. Il lavoro di Atzu si articola attorno ai monumenti storici, reinterpretati spesso con soluzioni sorprendenti: lo spiazzo della banderuola diventa così un moderno soggiorno, mentre la torre dell’orologio una dépendance accessibile tramite 156 gradini.

Dal 13 agosto al 6 settembre, una serie di eventi animerà poi il “giardino celeste”, invitando il pubblico a esplorare la Oude Kerk da (molto) vicino.

Un secondo garden, vero questa volta, si è riempito di opere: quello della Huize Frankendael, unica superstite dell’abitudine settecentesca di costruire residenze estive per l’élite cittadina. La casa è visitabile, e così il grande parco intorno: per “Foolish summer” (dal titolo della mostra), sette artisti contemporanei hanno progettato altrettante folies, facendo riferimento alla moda del XIX secolo di decorare i giardini con piccole costruzioni, tra cui pagode e templi greci.

C’è chi invece guarda la natura con occhio critico, vedendovi una metafora della società. È l’artista brasiliano Caio Reisewitz, che attraverso la fotografia documenta la realtà complessa del suo paese: una natura rigogliosa, ma costantemente in pericolo, le favelas sempre più grandi, l’architettura futuristica delle metropoli.

Per l’artista la foresta tropicale è protagonista: contaminata dalle azioni indiscriminate dell’uomo e dall’incedere inesorabile di una urbanizzazione selvaggia. Il titolo stesso della mostra, “Florestas, favelas & falcatruas”, illustra bene il senso complessivo del lavoro di Reisewitz, fatto appunto di foreste, favelas e truffe.

Un giardino “metaforico”, quindi, che rimarrà alla Huis Marseille fino al 3 di settembre.






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