L’industria del sesso è in crisi: dal I luglio riaprono tutti i business ma quello della prostituzione no, prima di settembre non se ne parla. Al Club OQ di Rotterdam, di Rijnmond, in realtà sono pronti: schermi al bar, mascherine per la bocca per i clienti, doccia obbligatoria prima e dopo il sesso. Non manca nulla, se non il via libera del governo, che non arriva.

André van Dorst, dell’organizzazione che riunisce le case d’appuntamento Vereniging Exploitanten Relaxbedrijven (VER) ha scritto una lettera al Ministro Hugo de Jonge per conto dei 20-25.000 lavoratori del sesso: si riapre in Belgio, Svizzera e parti della Germania. Perchè qui no?

Il portale di Rotterdam ha intervistato una sex worker che sostiene di aver continuato a lavorare nonostante il divieto. Perchè centri massaggi possono riaprire e bordelli no? Questa domanda non ha risposta. Il rischio per le sex workers è di essere multate, fino a 4000e se scoperte ad esercitare l’attività durante il lockdown per loro.

Van Dorst ha raccontato di un caso nel Limburg dove clienti hanno ricattato le prostitute: “Fanno assurde richieste sessuali “altrimenti scatta la segnalazione alla polizia. La situazione fiscale per le sex-workers è molto complessa: se non sono dipendenti ma freelance, hanno diritto ai contributi del governo ma solo a certe condizioni. E di fatto, per molte ragazze accedere a questo schema non è un’opzione.

Rien van der Elst del Club OQ dice a Rijnmoend.nl di non sapere cosa hanno fatto le “sue” ragazze negli ultimi mesi: molte sono sparite e per ragioni di privacy non può contattarle.