La notizia del ritrovamento della Tête d’Arlequin di Picasso, uno dei sette dipinti scomparsi durante una rapina al Kunsthal di Rotterdam nel 2012, sembra essere una bufala ideata da un collettivo teatrale di nome Berlin allo scopo di promuovere un loro spettacolo incentrato su un contraffattore di arte olandese. Vittima principale dell’inganno è Mira Feticu, scrittrice olandese che nel 2015 ha pubblicato Tascha: De roof uit de Kunsthal, romanzo che racconta la storia della rapina al Kunsthal.

Il collettivo belga avrebbe condotto la scrittrice in una ricerca di due settimane per ritrovare il dipinto, un capolavoro di Picasso dal valore di 800.000 euro, presumibilmente disperso tra i boschi della Romania.  Ma tutto ciò senza portare a nessun risultato. Feticu ha infatti dichiarato a NOS di avere successivamente scoperto l’inganno del collettivo Berlin che si celava dietro alla misteriosa notizia del ritrovamento.

Nel frattempo, il gruppo teatrale ha disattivato i propri social, rifiutandosi di fornire ulteriori informazioni sulla vicenda senza prima avere dialogato con Feticu e Frank Westerman, in Romania per recuperare l’opera. “Ritorneremo attivi nei prossimi giorni e vi daremo più dettagli”, hanno dichiarato sul loro sito.

La rapina è avvenuta al museo olandese il 16 ottobre 2012, e vennero rubate sette opere – capolavori di Monet, Matisse e Picasso – per un totale di 200 milioni di euro. Sei persone sospettate sono state arrestate, quattro condannate . Dopo avere avuto problemi con la vendita delle opere d’arte, i sospettati anno dichiarato che i quadri sono stati seppelliti in un cimitero e in seguito bruciati dalla madre di Radu Dogaru. Gli investigatori in Romania hanno ritrovato elementi che provano la distruzione di sole tre opere, nessuna traccia delle altre. Olga Dogaru, dopo avere affermato di averle bruciate, ha in seguito ritrattato la dichiarazione di fronte alla corte.