Inaugurata l’11 luglio 2020, una mostra presso l’Het Nieuwe Instituut di Rotterdam promette di gettare nuova luce sul lavoro di Nelly e Theo van Doesburg, pionieri del Neoplasticismo (noto anche come De Stijl).

Theo van Doesburg (1883-1931) e Nelly van Moorsel (1899-1975) si sono incontrati nell’estate del 1920, al Circolo dell’Arte dell’Aia, dove Van Doesburg teneva una conferenza. Sei mesi dopo, la ventunenne Nelly rompe con la sua famiglia per intraprendere una relazione con Theo, 16 anni più anziano. Van Doesburg – pittore, scrittore, tipografo e designer – era diventato il perno dell’avanguardia europea. Come fondatore di De Stijl (1917-1931) e, in qualità di caporedattore dell’omonima rivista, era invitato a tenere conferenze e a partecipare a conferenze in Olanda e all’estero.

Il focus della mostra è rappresentato dal progetto congiunto più sorprendente dei due artisti: la loro casa-studio a Meudon, nella periferia a sud-ovest di Parigi. Schizzi, disegni e modelli in scala raramente esposti testimoniano la ricca storia della casa.

L’esposizione pone grande attenzione alla casa-studio a Meudon, dove la coppia visse per alcuni decenni fino alla morte di Theo. L’edificio divenne il punto di ritrovo per ospiti come lo scultore e pittore Hans Arp, lo scultore Alexander Calder, il musicista jazz Thelonius Monk e il futuro presidente del Benin, Sourou Apithy, che organizzò il movimento anticoloniale in Francia proprio dalla casa-studio dei Van Doesburg.

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Theo van Doesburg è conosciuto come il protagonista del movimento De Stijl e dell’avanguardia olandese. Non si può però limitare la sua pratica poliedrica a una professione: celebre come pittore, l’artista era anche attivo come poeta, romanziere, tipografo, fotografo, designer di interni e architetto. Ecco che l’aura della sua arte si riflette nei suoi lavori architettonici e i suoi numerosi schizzi e disegni, ora parte della Collezione nazionale per l’architettura olandese e la pianificazione urbana, che oggi sono riconosciuti come opere d’arte uniche.

Het Nieuwe Instituut riceve spesso richieste di prestiti per mostre internazionali, anche se la maggior parte delle opere è in condizioni così mediocri da non poter essere prestata né mostrata senza un restauro. Grazie a un finanziamento straordinario da parte del Ministero dell’Istruzione, della Cultura e della Scienza, i lavori di van Doesburg sono state riscoperti e valorizzati nel contesto del programma Disclosing Architecture.

Il mistero della coppia di artisti

L’inizio del restauro coincide inoltre con l’emergere di un mistero. quello che riguarda il metodo di lavoro e i mezzi usati dell’artista. Le ricerche preliminari negli archivi di architettura di Van Doesburg hanno avuto innanzitutto un carattere formale. Come gestiva il materiale e il colore? I colori utilizzati nei lavori della collezione sono originali o sono stati adattati all’immagine del movimento De Stijl nel corso degli anni a causa di interventi di restauro troppo invasivi? È chiaro fino a che punto la copia fosse una specie di semiprodotto per Van Doesburg, qualcosa che può essere continuamente modificata.

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Tuttavia, anche il ruolo di Nelly sta emergendo negli ultimi anni. I dibattiti sugli archivi si stanno ora spostando verso tematiche come l’identità e l’autenticità. Dopo la morte di Theo, Nelly ha abbandonato la carriera d’artista, cercando di mantenere ben salda la sua rete di conoscenze – che includeva, tra le altre, la figura di Peggy Guggenheim – affinché il suo nome rimanesse saldamente ancorato alla storia dell’arte.

Le ricerche hanno inoltre portato alla luce l’esistenza di numerose varianti di firme: questo renderebbe probabile la teoria secondo cui Nelly avrebbe firmato lavori attribuiti invece a Theo. Si tratta di un interessante oggetto per una futura ricerca: è un falso, un gesto di autentificazione o appropriazione, oppure segno di una paternità (e maternità) condivise? L’Atelier di Nelly e Theo van Doesburg indaga questi misteri, con l’obiettivo di dimostrare l’importanza del restauro nella genesi dei vari quesiti.