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CULTURE

Rotterdam, la perfezione e i corpi nella fotografia di Robert Mapplethorpe

L'interesse estetico guida tutta l'opera di Mapplethorpe, alla ricerca dell'ideale Platonico di bellezza classica

di Paola Pirovano

 

Artista controverso, spesso soggetto a censura per il contenuto erotico del suo lavoro, il fotografo americano Robert Mapplethorpe è celebrato in una grande retrospettiva alla Kunsthal di Rotterdam fino al 27 agosto.

Robert Mapplethorpe – A perfectionist raggruppa circa 200 opere del celebre fotografo e offre un’ampia panoramica del suo lavoro, dagli esordi della fine degli anni Sessanta fino all’ultimo struggente autoritratto del 1988. Sieropositivo, morirà l’anno dopo all’età di 42 anni per delle complicazioni legate al virus HIV.

Una breve vita vissuta intensamente, come lo dimostra l’ingente corpus delle sue opere, che si organizza su una serie di tematiche ricorrenti: i ritratti di amici e muse – tra cui Patti Smith, Andy Warhol, Amanda Lear e Grace Jones -, le nature morte di fiori e la subcultura sadomaso della New York degli anni 70 e 80.

Dei soggetti diversi ma trattati con la stessa intensità alla ricerca di un ideale di perfezione che si traduce in una tecnica pulita, uno sguardo meticoloso e delle composizioni scultoree.

Le fotografie di Mapplethorpe scaturiscono dalla volontà di elevare la fotografia a opera d’arte, e nascono da una fusione totale tra esperienza personale e atto artistico. Mapplethorpe intrattiene delle relazioni personali con molti dei suoi soggetti, e in particolare con l’amante, amica e musa Patti Smith, la campionessa di body building Lisa Lyon e il modello afro-americano Phillip Prioleau.

Essenzialmente in bianco e nero, le sue fotografie sono un’ode alla bellezza del corpo maschile e femminile, alla perfezione della forma che si traduce in fotografie dall’aspetto monumentale. Mapplethorpe applica lo stesso stile alle sue fotografie più controverse, dedicate agli ambiente omosessuali sadomaso della New York degli anni 70 e 80.

Si tratta di scene sessualmente esplicite, che però non scadono mai nella pornografia: l’interesse dello sguardo di Mapplethorpe è proprio nella capacità di trattare dei genitali maschili come un oggetto estetico. Immagini iconiche della subcultura gay fetish, queste fotografie – che rappresentano una parte importante dell’opera dell’artista – stupiscono per l’ardita combinazione di soggetti sessuali presentati senza nessun filtro, in primissimo piano, e una tecnica sobria e pulita.

Così come per con gli amici immortalati nei tanti ritratti, il fotografo intratteneva spesso delle relazioni personali con i suoi modelli, e era direttamente coinvolto negli scambi sessuali di cui poi ha fatto il soggetto delle sue opere.

L’interesse estetico guida tutta l’opera di Mapplethorpe, tanto che egli dichiarerà di voler perseguire con le sue fotografie l’ideale Platonico di bellezza classica, in riferimento soprattutto all’uso di modelli di origine afro-americana.

La ricerca di questo ideale si riscontra in tutta la sua opera, con un approccio che rimane costante anche per delle opere apparentemente molto diverse, come lo sono le grandi nature morte di fiori.

La retrospettiva alla Kunsthal di Rotterdam permette di percepire chiaramente l’intima connessione che lega gli sculturali nudi maschili e i fiori delicati, in una ricerca costante e mai soddisfatta di perfezione estetica.