di Alessandro Pirovano

 

I due giornalisti olandesi rapiti nella sierra colombiana sembra siano nelle mani dell’ELN, Esercito de Liberaciòn Nazional, il gruppo armato che insieme alle FARC costituisce il fronte antigovernativo della guerra civile che insanguina la Colombia fin dagli anni ’60 del secolo scorso.

Proprio in quel periodo, intellettuali, studenti e cattolici ispirati dal messaggio della Teologia della Liberazione decisero di imbracciare le armi contro la violenza del governo centrale e le feroci diseguaglianze economiche del paese sudamericano con l’obiettivo di attuare una rivoluzione sul modello cubano.

Fallito il tentativo di rovesciare il governo di Bogotà, i guerriglieri dell’ELN riuscirono a estendere la propria egemonia sulle località del Nord Est della Colombia mentre quelli delle FARC rafforzavano il loro controllo sull’area sudorientale. Entrambi i gruppi armati hanno fatto ricorso al narcotraffico e ai rapimenti per finanziare la macchina militare, capace di resistere per più di cinquant’anni alle operazioni del governo e delle bande paramilitari.

Dopo anni di trattative, nel 2016 i rappresentanti di FARC e governo colombiano hanno annunciato al mondo un accordo di pace che, nonostante la bocciatura referendaria, è stato ratificato dal parlamento colombiano a fine 2016. Per quanto riguarda l’ELN invece, i colloqui di pace con il governo colombiano sono iniziati nel febbraio 2017 a Quito dopo mesi di attesa dovuti alla precondizione posta ai guerriglieri dalla controparte governativa di rilasciare tutti gli ostaggi nelle loro mani.

A differenza delle FARC, a ostacolare il processo di pace contribuisce anche la struttura policentrica dell’ELN.