Giovedi scorso, 18 dicembre, è stato un fuggi fuggi generale; l’amministratrice farfugliava qualche parola al microfono e poi abbandonava la sala in fretta e furia, dando l’esempio a tutti coloro che partecipavano alla riunione. Cosi è andata a Geldermalsen, nell’est del Paese, dove una riunione di amministratori locali è stata interrotta sotto la spinta di quanti- quasi 2000 secondo alcune stime- si erano radunati all’esterno per protestare contro l’annunciato nuovo centro di accoglienza per richiedenti asilo. Vere e proprie scene di guerriglia metropolitana nella sonnolenta provincia olandese: 14 manifestanti sono stati arrestati mentre cercavano di farsi strada verso il consiglio comunale, gridando slogan e lanciando oggetti all’indirizzo delle forze dell’ordine che presidiavano l’area; oltre alle cariche, gli agenti hanno sparato in aria colpi d’arma da fuoco nel tentativo di disperdere la folla. A scatenare l’ira di residenti e di attivisti dell’estrema destra anti-immigrati, è stato, appunto, il paventato arrivo di circa 1500 profughi in citta’, un centro di 27.000 abitanti a circa 40 km da Utrecht. Alla fine i ripetuti  lanci di bottiglie, petardi e rottami contro la sede dell’incontro e i tumulti all’esterno hanno costretto la polizia a intervenire e  hanno spinto gli amministratori a rimandare, per ora, ogni decisione. Dal vertice politico, intanto, è arrivato solo il laconico intervento del ministro della Giustizia che ha condannato l’accaduto, definendolo “non olandese”. Secondo la polizia, i contestatori erano tutti locali

L’episodio di Geldermalsen rappresenta nei Paesi Bassi uno dei più gravi episodi di xenofobia degli ultimi tempi. Forse, come lo storico Han van der Horsthann ha rilevato sulla rivista olandese Joop, più che l’espressione di un sentimento razzista diffuso e radicato tra la popolazione quanto accaduto a Geldermalsen è, soprattutto,  uno degli esiti della demagogia populista e razzista di Geert Wilders.