A Giacarta Sabeni bin Channam (1860-1945) è il nome di uno combattenti di spicco Betawi dell’epoca coloniale, quando olandesi e giapponesi si contendevano l’Indonesia. Quest’uomo è un personaggio leggendario: alcuni lo considerano nativo del sottodistretto Tanah Abang, o Tenabang, mentre una versione lo credono di origine pakistana.

I Batavi o in indonesiano Orang Betawio Betawi, (chiamati anche Betokaw, nello slang bataviano) sono i discendenti del popolo che vive a Batavia (nome coloniale di Giacarta intorno al XVII secolo). I batavi, di cui faceva aprte appunto Sabeni bin Channam, sono un gruppo etnico creolo di varie parti dell’Indonesia, come i malesi, i sundanesi, i Giavanesi, i Balinesi, i Minang, Bugis, Makassar e ambonesi e anche gruppi etnici stranieri come i Mardijker, portoghesi, olandesi, arabi, cinesi e indiani. Hanno una cultura e una lingua distinta dai sundanesi e dai giavanesi circostanti.

Si dice che abbia imparato il Silat, una forma tradizionale di arti marziali nata dall’osservazione della natura, da tre maestri: Haji Suhud, Haji Ismail e Sayyid Alwi Al-Habsyi.

Grazie alla sua grande preparazione fisica e morale, i tre maestri lo autorizzarono ad aggiungere il nome della disciplina al suo nome: da allora divenne Silat Sabeni.

Sabeni cominciò a insegnare il Silat di villaggio in villaggio e allo stesso tempo iniziò a recitare il Corano ai bambini.

Alcuni discepoli, sia del silat che del Corano, iniziarono a seguirlo. Il regime coloniale olandese, tuttavia, lo percepiva come una minaccia poiché, a quel tempo, era vietato alle persone riunirsi per evitare qualsiasi forma di ribellione.

Il governo olandese decise di irrompere nella sua casa per arrestare lui e la sua cerchia di combattenti.

“Al primo tentativo le truppe entrarono a casa di Sabeni ma non lo trovarono da nessuna parte, mentre in realtà stava mangiando lì invisibile alla gente grazie alle sue capacità spirituali”, spiega Zul Bachtiar, nipote del mitico guerriero.

Al secondo tentativo gli spararono alcuni colpi a distanza ravvicinata ma sorprendentemente, Sabeni rimase illeso e continuò ad insegnare il silat e la religione islamica nonostante il divieto olandese.

L’eredità di Sabeni continua a vivere fino ad oggi grazie a Bachtiar, che ha fondato un gruppo di seguaci del silat che si chiama “Sabeni Tenabang“, dedito a seguire gli insegnamenti del proprio maestro.

Oggi Bachtiar si spende perché il nonno, avendo combattuto gli olandesi e i giapponesi, sia considerato un eroe nazionale.