The Netherlands, an outsider's view.

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Ristoranti cinesi, cantilene e occhi a mandorla: il razzismo “invisibile” contro gli asiatici in NL

di Sara Marotta

 

I Paesi Bassi sono spesso considerati un melting pot di diverse culture ed etnie, dove vige la tolleranza e le minoranze hanno un proprio spazio all’interno della società. In realtà per qualche tempo è stato aperto un dibattito su questo argomento e la romantica visione che si ha del passato è stata sostituita da una più realistica; basta pensare alla storia di Zwarte Piet o alla violenza verbale che spesso colpisce le minoranze musulmane.



Numero 39 con riso

In questo scenario, sembra che la comunità asiatica sia rimasta fuori sia dal dibattito politico sia dalle semplificazione compiute da una larga parte della società ‘mainstream’ olandese. In realtà non è questo il caso: gli olandesi con discendenza indonesiana, cinese o asiatica sono molto più spesso vittime di razzismo di quanto si pensi. Molti degli stereotipi verso gli asiatici hanno una lunga origine, molti risalgono al periodo della guerra in Vietnam usati dagli olandesi per rivolgersi alla comunità indonesiana, la più grande minoranza in Olanda proveniente dall’ex colonia posseduta per 500 anni. Non erano risparmiati da termini come ‘pinda’s’ (arachide) o ‘sambal’, salsa speziata molto comune nei ristoranti cinesi, spesso riferito agli indonesiani in gergo. Molte aggressioni  perpetrate e tramandate nella cultura popolare, per molto tempo sono sembrate solo giochi innocenti senza alcun intento discriminatorio.

Un esempio che tutti conoscono è ‘Hanky ​​Panky Shanghai‘ canzone diffusa nella classi elementari in Olanda: queste canzoncina infantile è cantata a tutti i bambini asiatici il giorno del loro compleanno mimando il gesto degli occhi a mandorla. “Non è in cinese, sono parole a caso col solo scopo di prendersi gioco della lingua” racconta a 31mag Janet Lie, nata ad Amsterdam da una famiglia cinese.



Sebbene possa sembrare un semplice gioco, in realtà “quello è il momento in cui si apprendono gli stereotipi” contro quelli che sono diversi. Per Janet il limite venne superato  una sera: era il 2013 e durante un episodio di Holland’s Got Talent – show non estraneo a casi di razzismo – il giudice Gordon fece una battuta verso un concorrente di origini cinesi, Xiao Wang. “Cosa canterai stasera, N° 39 con riso (39 met rijst)?” Il nome si riferisce ai piatti sul menù dei ristoranti cinesi, impronunciabili per un europeo che non conosce la lingua, per cui li si accompagna sempre con un numero. La domanda di rito è sempre “con noodle o riso?”. Così Holland’s Got Talent ha portato gli scherzi verso le persone di origine asiatica a livello nazionale.

Janet ha raccontato a 31mag di essere rimasta sconvolta dalle parole di Gordon e dalla reazione pubblica: non c’era indignazione ma un’ilarità generale. Tre giorni dopo, Lie ha fondato un gruppo Facebook con lo stesso nome della battuta per raccogliere episodi di razzismo verso cinesi, coreani, indonesiani e altri asiatici. “Quello che ha detto Gordon è lo stesso che sentiamo ogni giorno: voglio iniziare una discussione sul perché tutto questo è diventato normale” ha dichiarato.

La pagina, attiva fino all 2018, ha avuto un grande seguito e raccoglie dozzine di di testimonianze di discriminazione, portando luce su un fenomeno poco discusso nel dibattito pubblico olandese. La risposta è stata immediata: micro aggressioni e episodi di bullismo verso gli asiatici sono vissuti quotidianamente.

Lien cita un incidente nel quale, durante una festa, un ragazzo l’ha approcciata chiedendole se fosse vero che le asiatiche hanno la vagina orizzontale. “Questa cosa è veramente razzista e priva di senso e il fatto che questo ragazzo sia venuto da me per chiedermelo è davvero offensivo” dice la giornalista. La cosa peggiore, prosegue, è stata che nessuno avesse capito perché fossi arrabbiata e “dopo mi ero resa conto di essere l’unica invitata asiatica o di colore alla festa”.



Razzismo nascosto da immagine “positiva”

Rispetto ad altre forme di razzismo, Janet considera quelle verso gli asiatici “nascoste e subdole“. Spesso “non sono presi sul serio” perché alcuni di quegli stereotipi propongono una concezione ‘positiva’ sugli asiatici che li mostrano “di successo e intelligenti”. Anche Fenmei Hu ha dovuto sopportare ‘Hanky ​​Panky Shanghai’, per questo ha deciso di rivolgersi agli insegnanti di sua figlia per essere sicura che nessuno l’avrebbe mai cantata. “Non voglio insegnare ai miei figli che debbano accettare le cose così come stanno ma, al contrario, voglio che alzino la voce” spiega a 31mag.

Chinatown in Den Haag (credit: 31mag)

Nata in un villaggio in Cina, all’età di 9 anni si è trasferita in Olanda, dove i suoi genitori vivevano e gestivano un ristorante cinese. Ha studiato presso l’Academy voor de Beeldende Vorming (AHK), per poi decidere di tentare la carriera artistica in un ambiente piuttosto difficile: “La maggior parte della scena culturale è dei bianchi, solo dei bianchi, specialmente bianchi di una certa età.” Vedere un’artista asiatica è stato difficile e non è stato inusuale per lei ascoltare domande brutali come: “Cosa fai qui? Ti sei persa?”. Anche il mondo dell’arte olandese non è immune agli stereotipi e a una visione eurocentrica. “La sola cosa che ho mai studiato sull’arte asiatica è che ha ispirato i dipinti di Van Gogh” dice a 31mag.

Secondo Fenmei Hu, la discriminazione è stata sempre presente ma si ha una percezione differente sugli asiatici negli spazi pubblici olandesi, che non è mai stata inquadrata come una comunità, come accade coi turchi e i marocchini. Questo problema è emerso solo di recente.



Cittadini di serie B vuol dire essere un gradino sopra, nella scala discriminatoria

Questo porta gli artisti a dubitare della propria identità: “All’inizio volevo essere un’artista olandese, non cinese”. Dopo anni, Hu ha deciso di non dimenticare le proprie origini cinesi ma di accrescerle attraversandole con la cultura con cui è cresciuta, quella olandese. D’altro canto, dice, pochissimi olandesi sono interessati alla cultura cinese. Questo non aiuta certo a superare le discriminazioni: tuttavia, molte persone associano la comunità cinese coi ristoranti e la scaltrezza negli affari. Nonostante i sentimenti di Hu si dividano tra due culture, il paese d’origine diventa un peso che porta verso di sè i giudizi degli autoctoni: “Gli asiatici sono bravi in matematica, sono obbedienti e bravi a cucinare: tutte frasi fatte fortunatamente le percepisco meno nelle città” dice.

Fenmei Hu (source pic: http://fenmei.nl/fenmei)

Fenmei Hu (source pic: http://fenmei.nl/fenmei)

Altri stereotipi, come ad esempio la reticenza nel denunciare i furti da parte dei cinesi “avverrebbe perché guadagnano molto denaro” o incidenti come quello di Holland’s Got Talent sono ben presto presi come inevitabili: racconta il nuovo libro di Pete Wu, De Bananengeneratie che pone l’attenzione sugli stereotipi contro gli olandesi-cinesi. Allo stesso tempo, il giornalista cita il libro per bambini waar is mijn noedelsoep (in olandese, Dov’è la mia zuppa di noodle?) di Kartosen-Wang, pubblicato nello stesso anno, con protagonista un bambino asiatico.

“La mia famiglia vive in Italia e lì c’è più discriminazione che in NL”, dice ancora l’artista olandese-cinese, “sei trattato come cittadino di serie B e se in NL sei olandese, in Italia ci sono i “veri italiani”. Secondo Fenmei Hu, sulla base della sua esperienza con il nostro paese, molto sta cambiando con gli immigrati. Ma probabilmente non come ci aspetteremmo: “I miei familiari sono felici di essere cittadini di “secondo livello” in Italia perché significa essere saliti di un gradino sociale”, dice amara. L’artista di Rotterdam ha visitato Milano e Prato dove ha preso parte a un progetto con la comunità cinese ed è andata a visitare l’industria tessile a Prato per vedere le condizioni delle persone che lavorano lì.

Ci sono dei segnali in Europa, dal dilagare del Kpop (Pop coreano), alla popolarità di film asiatici, delle serie TV e delle band musicali, che qualcosa sta cambiando. Le nuove generazioni, come accaduto con la pagina 39 met rijst , non vogliono più restare in silenzio.