Dallo scoppio della pandemia nel marzo 2020, l’industria degli eventi è stata in grado di funzionare abbastanza bene per un massimo di tre mesi, scrive il Volkskrant. Il settore, che nel 2019 ha generato un fatturato di 7,4 miliardi di euro e fatto lavorare 100mila persone, ha subito una perdita di fatturato del 90% un anno dopo. Tale danno si estende a tutta la filiera del settore.

Ad esempio, gli hotel e il settore della ristorazione nei pressi di una venue per grandi eventi: ‘Gli scenari del giorno del giudizio non si sono concretizzati, su una popolazione di 17 milioni di persone, meno di trecento sono in terapia intensiva. Sempre più medici affermano che ora possiamo considerare il Covid come un’influenza. Tuttavia, RIVM ha continuato a calcolare con i principi della variante delta, perché gli scienziati non erano sicuri di come si sarebbe sviluppato omicron. Comprensibile se si ragiona da scienzati, ma la conseguenza è stata che interi settori sono stati chiusi. La società non è un laboratorio, è inaccettabile che il gabinetto continui a realizzare politiche con dati obsoleti di RIVM’, dice la direttrice di Ahoy Jolanda Jansen.

A nome dell’industria degli eventi, Jansen osserva che “è sorto un mondo parallelo che non sembra esistere nella politica dell’Aia”. Jansen sostiene che il sostegno alle misure  era scomparso da tempo. ‘È solo in Olanda che le partite sportive si giocano in stadi vuoti ed è impossibile da spiegare. Sai quanti autobus diretti a feste in Germania e in Belgio si muovono durante il fine settimana? Non biasimo le persone se vogliono godersi di nuovo la vita.’, dice la Jansen che lo scorso anno aveva denunciato  “l’approccio tecnocratico alla crisi Covid”. Nulla è cambiato da allora, dice. “Trovo imperdonabile quello che stiamo facendo ai giovani, i lockdown sono sproporzionati per questo gruppo se si considerano i rischi che corrono”. ‘