di Eleonora de Martin

Marco Nicolini è un uomo poliedrico:  il primo ottobre ha terminato il suo mandato politico nella Repubblica di San Marino come Reggente (una carica di governo nella Repubblica), per tornare a coltivare a tempo pieno le passioni viscerali di una vita: quelle per la boxe e per la scrittura, che nel suo caso coesistono. Nicolini, classe 1970, è nato e cresciuto nella periferia di Padova ma è poi emigrato anni fa con la famiglia a San Marino, dove lavora nel settore creditizio.

Ma la sua immagine pubblica, oltre a quella di politico, è legata a “Nicolini racconta di pugili”, una pagina Facebook con focus sulla Noble Art, seguita da oltre 100mila followers; un vero e proprio caso e non tanto per il soggetto (di pagine di appassionati di boxe è pieno internet) ma per il modo con cui tratta l’argomento. Qualche settimana fa, mentre si dirigeva a fare windsurf sulla costa romagnola, ha fatto due chiacchiere con noi al telefono, su parole, ring e pugni.

Marvin Hagler/Public Domain

“Ho iniziato a fantasticare da piccolo con i grandi classici, come ‘Le avventure di Tom Sawyer’, e ‘I ragazzi della via Pal’. A vedermi, nessuno ha mai immaginato fossi un gran lettore e anche adesso, che sono un omone di 100 chili con le mani grandi, non mi credono quando dico che sono uno scrittore”.

L’amore per il pugilato è sbocciato da giovanissimo: “Prima ho fatto parte del club canottieri di Padova, poi a 16 anni, guardando la televisione, sono rimasto folgorato da Marvin Hagler e ho deciso di iscrivermi a Padova Ring, dove ho iniziato a praticare la boxe. Non sono diventato un campione ma la passione è rimasta.”

Animato da questo fuoco, anzi da questi fuochi, Nicolini intreccia le due arti e con lo “story telling”, racconta di pugili e dei loro incontri in modo romantico e avvincente, senza fronzoli e ghirigori tecnici da commentatori televisivi, a parole sue e liberando la scrittura dagli “specchietti per allodole” riesce davvero a tenere incollato chiunque allo schermo del proprio smartphone. “La pagina ha iniziato a crescere esponenzialmente, nonostante il pugilato rimanga uno sport di nicchia che ancora oggi attrae prevalentemente un pubblico maschile. In realtà, io scrivo quasi sempre per le donne perché a mio avviso la sensibilità femminile è più adatta a recepire i miei testi”, dice.

Nel mondo della boxe, tuttavia, la parità di genere è ancora lontana: nonostante i progressi fatti negli ultimi anni, la presenza femminile, tanto sul quadrato quanto a bordo ring, è un fenomeno molto recente. Nicolini è un sostenitore delle donne pugili, ci dice, ma non nasconde un aspetto problematico: “la boxe femminile sta proponendo molti match impari: spesso una campionessa incontra una ragazza presa dalla strada in 10 minuti e questo è molto pericoloso. Ho visto dei KO drammatici nei combattimenti tra ragazze in questi anni”, dice. La boxe femminile sembra essere un trend al momento, ma ”non si può puntare a una crescita individuale di sole poche isole”.

Photo: copertina del libro di Marco Nicolini

Il mix tra i social e il glam della forza, dei fisici scultorei e delle abilità da videogame dei professionisti insomma, possono trarre in inganno tanti tra coloro che si avvicinano alla boxe ma no, questo è il messaggio di Nicolini: “il pugilato non è un’attività per tutti e comporta molti rischi”. Lo scrittore sanmarinese riconosce dunque gli aspetti più crudi della nobile arte e pone l’attenzione sui pericoli che comporta salire sul ring per chi non ha una preparazione adeguata. Quello che vuole esprimere nei suoi post non è un’elogio sperticato ma il racconto di storie di vita, con la gioia e i drammi che si portano dietro. Ciò che appassiona Nicolini, e di conseguenza fa appassionare i suoi lettori, è “l’eroismo di tanti combattenti: uomini e donne che, soprattutto in passato, salivano sul ring per dare da mangiare ai loro figli e per alzare la testa dalla miseria più nera. Anche oggi, c’è ancora chi sale sul ring per il bisogno di ribellarsi a una certa situazione. Non tutti diventano campioni ma almeno tolgono carburante alla malavita e alla mafia”.

Scorrendo i post sulla pagina Facebook, si può subito notare che lo stile di Nicolini è ben lontano dalle logiche del clickbait: nessuna immagine accattivante o contenuti di rapido consumo. Lo spirito che lo contraddistingue come autore è quello di non rinchiudersi in categorie: “La mia pagina non è a scopo di lucro e proprio per questo posso dire quello che voglio e come voglio. Vorrei riproporre il piacere della lettura perché oggi la gente è pigra, preferisce guardare le immagini. Il fatto che la lettura stia scomparendo è un peccato mortale e mi fa piacere che un pubblico poco avvezzo alla lettura come quello del mondo della boxe, si appassioni a contenuti scritti senza bisogno di click bait”.