Come scrive Jack Halpin-Doyle su Amsterdam Alternative, gli effetti della gentrificazione sulle città sono vasti e imprevedibili. Le aree cambiano da residenziali a commerciali e lo spazio pubblico urbano diviene privato. Proprio come i suoi effetti, le risposte e le lotte contro queste problematiche sono anch’esse vaste, indipendentemente dal fatto che abbiano luogo in contesti culturali di attivismo oppure in comunità locali. Una delle culture, o sottoculture, che gioca un ruolo interessante ed importante nella lotta contro la gentrificazione è lo skateboarding. Gli skaters hanno una relazione lunga e complessa con gli spazi urbani e la gentrificazione.

Se si considerano i valori e gli scopi d’utilizzo dei palazzi aziendali, i quali servono ad una piccola percentuale di persone e tipicamente restituiscono poco alle città in cui sono, allora possiamo notare che l’interazione degli skater con essi sia d’importanza culturale. Gli skaters utilizzano strutture che rappresentano l’interesse capitalistico e le trasformano in piattaforme per le loro mosse con la tavola. Presentandosi in ambito pubblico, gli skater portano nella sfera pubblica queste idee di ribellione e di lotta contro il potere aziendale.

Mentre molta attività di skateboarding avviene in ambienti pubblici non controllati, bisogna considerare l’ascesa dei parchi appositi per skaters e il ruolo nel ridimensionamento del vicinato, specialmente negli ultimi dieci e quindici anni.

Mentre i parchi per gli skaters crescono a causa di una naturale richiesta e sono solitamente organizzati e orientati alla comunità, c’è anche il fatto inevitabile che essi siano spesso parte del processo di gentrificazione.

Questo è possibile rendendo “sicure” quelle aree abitate dalla classe lavoratrice, sia per i nuovi e i potenziali residenti della classe media. Questo processo è stato soprannominato skatewashing, ovvero quando l’apertura di uno skatepark è utilizzata come strumento di marketing per promuovere un particolare quartiere. I parchi da skaters sono spesso installati vicino campi da calcio e talvolta rappresentano anche una nuova area “desiderabile”. Questo è un fenomeno complesso; mentre i parchi da skaters sono spazi importanti dove i protagonisti agiscono relativamente indisturbati, allo stesso tempo possono far si che la gentrificazione si verifichi.

Tuttavia, i parchi appositi per gli skaters servono anche per raggrupparli in un’unica area. Se dobbiamo considerare lo skateboarding come un atto sovversivo, possiamo notare come gli skatepark, specialmente quando sono parte di un quartiere “emergente”, siano usati come armi nell’arsenale della pianificazione urbana neoliberale. Questo non per dire che gli skatepark non dovrebbero esistere ma che dovremmo esaminare il motivo che sta dietro la loro costruzione, il modo in cui incidono sull’area in cui si trovano e come sono incorporati nella città.

Osservando l’esempio del famoso skatepark di Southbank a Londra, si vede come un movimento locale, Long Live Southbank, abbia fermato con successo la demolizione del parco, ottenendo il via libera per la costruzione di una nuova sezione. Questo è ciò di cui sono fatti i sogni anti-gentrificazione: uno skatepark che si conserva nel bel mezzo di una delle città più costose del mondo.

Un altro buon modello di città che ha adottato nuovi e rivoluzionari approcci per incorporare gli skatepark nel suo paesaggio urbano è Malmö, Svezia. A Malmö ci sono skaters che collaborano con il governo locale, costruendo skatepark nel centro città, invece che in periferia. Malmö ha anche un’architettura progettata per essere utilizzata sia dagli skater che dai non skater. Questo include sculture come Lady in the Square di Alexis Sablone.

Mentre lo skateboarding è stato associato a interessi aziendali, c’è un’essenza dello skateboarding da cui non si può trarre profitto, ed è questa energia che può rendere l’andare sullo skate un’arma preziosa nella lotta contro la gentrificazione.