Più di un secolo dopo il loro saccheggio, i musei europei sembrano finalmente voler restituire l’arte africana. 

Oggi, 25 giugno 2019, si tiene il secondo dei due dibattiti sulle eredità post-coloniali al German Historical Institute London (GHIL). Si intitola “Da Collezionato a Contestato: il futuro dei musei dopo il dibattito sul rimpatrio”. 

Si concentra su cosa il rimpatrio prospetta per i musei europei, se comporterà una “decolonizzazione del museo” o meno. 

Il 7 marzo 2019, il Nationaal Museum van Wereldculturen (NMVW), che comprende il Tropenmuseum di Amsterdam, il Museum Volkenkunde, Leiden e il museo africano a Berg en Dal, ha emanato una serie di regolamenti.

Questi amministrano la procedura del ritorno degli oggetti e si applicano solo ai tre musei compresi nel NMVW, non al Rijksmuseum.

Eric Brassem, un giornalista di Trouw, suggerisce che la Nigeria approfitti di questi percorsi per riprendersi alcune delle opere saccheggiate.

Il paragrafo 4 specifica i criteri per il reclamo degli oggetti, divisi in tre categorie: legalità, separazione involontaria e valore del lascito.

Tuttavia chi fa il reclamo deve mostrare che l’oggetto sia stato “collezionato o acquisito in contravvenzione agli standard della legalità di allora”.

Questo include: oggetti di un possessore che ha agito in contravvenzione agli standard della legalità del tempo e che non aveva diritto legale di possesso, oppure un possessore coinvolto in pratiche illegali riguardanti proprio il possesso.

I richiedenti possono inoltre dimostrare la separazione involontaria dall’oggetto, a patto che: l’oggetto sia stato acquisito senza il consenso dei proprietari, sotto condizione di coercizione o vendita forzata, o da una persona non culturalmente autorizzata a disporne.

Il reclamo verrà poi valutato tramite una ricerca dei dettagli di provenienza.

Inoltre i manufatti “non hanno alcun significato spirituale per gli europei al di là dell’opera d’arte in sé, cosa che invece vale per gli africani”.

A marzo inoltre, il Ministro della Cultura della Germania ha accettato il rimpatrio di manufatti presi illegalmente: è “un dovere etico e morale”.

La Germania ha proposto di istituire un servizio di assistenza per fornire informazione sui lasciti dell’età coloniale. Ha poi lanciato un appello a tutti gli enti in possesso di questi oggetti affinché facciano ricerche sulla loro provenienza. 

Il governo ha disposto a questo proposito 1.9 milioni di euro.

Nel frattempo, la campagna per la restituzione dei bronzi di Benin alla Nigeria sta andando avanti dal 1960. 

Ultimamente si è fatta più pressante, grazia alla comparsa di nuovi leader, storici e collezionisti d’arte africani.

Il 18 maggio 2019, il Concilio Internazionale dei Musei Africani (AFRICOM) ha celebrato la restituzione dell’eredità africana.

In questa occasione l’AFRICOM ha formalmente registrato il suo appoggio alla dichiarazione del Presidente Macron. Ha promesso la restituzione delle 26 opere trafugate dalle truppe francesi nel 1892 (novembre 2017), ma non ha ancora fatto nulla a riguardo.

La legge francese si è finora rifiutata di cedere dei beni di proprietà del governo, anche se acquisiti tramiti saccheggio. 

Alcuni sostengono che questa operazione lascerebbe i musei praticamente vuoti. In più ci si chiede se le opere debbano essere restituite a regni che neanche più esistono.

Altri temono che i collezionisti comincino a spostare l’arte fuori dalla Francia, per paura del sequestro da parte dello stato.

Altrove, questa primavera, il Ministro per la Cultura etiope ha trattato con il British Museum: si è deciso non per il ritorno, ma per il prestito.

Il prestito sembra in realtà una scusa per evitare il trasferimento permanente della proprietà.

Il 19 ottobre 2018, al NMWC, Olanda, Austria, Germania, Svezia e Inghilterra, insieme ai rappresentanti della Nigeria, hanno approvato una serie di proposte sulla creazione di un Benin Royal Museum. Tutti i paesi europei contribuiranno a rotazione.

Questo gruppo si riunirà di nuovo nel 2020 e nel 2021. 

Il Governatore nigeriano Obaseki stanzierà 5 milioni per la realizzazione del Benin Royal Museum. 

Brassem è preoccupato per le condizioni del museo, inadatte alla ricezione di opere così datate.

Ritiene la Nigeria soprattutto inadeguata, a causa della corruzione e degli standard poco professionali dell’amministrazione museale. Questa sarebbe una ragione sufficiente per non restituire le opere, oltre al timore di mancato ritorno dopo il prestito o addirittura approdo al mercato nero.

Secondo altri invece, queste non sono ragioni valide per rifiutare la restituzione.