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In questi giorni si fa un gran parlare dell’Olanda come “paradiso fiscale” e dei “due pesi e due misure” applicati dai governi olandesi, tra trucchi contabili per rendere il paese attraente per le multinazionali e rigore -invece- pretesi da Stati con conti non in ordine.

Nel 2014 all’apice della crisi greca fece molto parlare  il caso delle miniere di Skouries, nel nord della Repubblica ellenica: se il governo olandese e l’allora presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, furono inflessibili nel pretendere da Atene tagli al bilancio e altre misure di austerità intese a riformare l’economia, dall’altro lato dell’Europa, il regime fiscale olandese drenava risorse utilizzando i suoi regimi fiscali favorevoli. Come?

SOMO, una ong specializzata nella giustizia fiscale, ci spiegava qualche anno fa:  “Le miniere di di Skouries, in Grecia, sono amministrate da una società canadese con sede ad Amsterdam”. In pratica, la Eldorado Gold, compagnia mineraria canadese aveva l’appalto di diverse miniere nel nord-est della Calcidica. Oltre all’impatto ambientale devastante, ha scritto SOMO nel suo rapporto, la controllata greca di Eldorado, Hellas Gold SA,  riceve prestiti intra-aziendali da alcune filiali olandesi che non hanno una reale presenza economica nei Paesi Bassi. Le società olandesi a loro volta sono finanziate da prestiti della società con sede alle Babardos. I pagamenti di interessi sui prestiti dalla Grecia ai Paesi Bassi, nonché dai Paesi Bassi alle Barbados, sono stati -praticamente- esentasse.

Così, se da un lato il rigore dell’Eurogruppo, dell’allora ministro Dijsselbloem e del governo Rutte II contro la Grecia fu co-responsabile del più grande disastro umanitario in uno Stato UE dall’introduzione dell’Euro, la stessa Olanda aveva un conflitto di interessi: da un lato era con i “falchi” del rigore e dall’altro consentiva il drenaggio delle risorse greche, attraverso le ben note costruzioni fiscali sul suo territorio.

Di fatto è difficile capire, nella dinamica della crisi greca, quale mossa del predecessore di Wopke Hoekstra fosse per il bene del suo paese e quale per il bene della stabilità nell’Europa: di fatto, Olanda e Lussemburgo sono stati i due paesi ad aver beneficiato di più dal collasso dell’economia greca. “Circa l’80% degli “investimenti” olandesi in Grecia proviene da aziende olandesi “letterbox”, ovvero aziende senza alcuna attività operativa nei Paesi Bassi (leggi: aziende di comodo). SOMO, scriveva nel suo rapporto, ha scoperto che Eldorado Gold ha almeno 12 società di comodo ad un solo indirizzo nei Paesi Bassi e solo una di esse è stata utilizzata per eludere quasi 2 milioni di euro dal fisco greco.

Così andava: la controllata greca Hellas Gold finanzia le sue attività attraverso l’emissione di obbligazioni. Una società  con sede nei Paesi Bassi li acquista. A loro volta, queste aziende fittizie li acquistano con prestiti da una società con sede alle Barbados che a sua volta è di proprietà della società canadese Eldorado Gold, scriveva nel 2016 il portale belga MO in un’inchiesta sul caso.

Lezione imparata dalla storia? Sembrerebbe di no. Anche allora il premier era Mark Rutte. E la storia sembra ripetersi.