pic: Wij Zijn Hier FB page

Venerdi scorso, il gruppo di richiedenti asilo “Wij Zijn Hier” (Noi siamo qui) ha occupato un nuobo edificio a Patrice Lumumbastraat, nell’area Zuidoost di Amsterdam zuidoost.

Si tratta di un gruppo di 20 somali, dice il comunicato stampa pubblicato sulla pagina FB del collettivo, che da anni lottano per il riconoscimento dello status di rifugiati. “La situazione in Somalia è terribile”, scrivono nel documento, “eppure le autorità dei Paesi Bassi insistono nel volerci rimpatriare”. Il gruppo di richiedenti asilo è parte dell’organizzazione ombrello “Wij Zijn Hier” che dal 2012 organizza proteste in giro per la città a sostegno dei richiedenti asilo sans papiers.

“Siamo costretti a vivere in questo modo perchè le autorità non ci danno altre opzioni”, si legge ancora nel persbericht. “Il BBB [acronimo per bed, bad en brood, ossia un centro di prima assistenza per la notte] è pieno e possiamo rimanere li solo dalle 11 di sera alle 7 del mattino. Siamo costretti in strada, senza soldi, a vagare tutto il giorno.”

Nel comunicato si racconta della difficile situazione nei centri di accoglienza temporanea che il comune di Amsterdam mette a disposizione per i richiedenti asilo senza documenti: aree troppo piccole, sovraffollate, ben lontane dallo standard minimo che il comune dice di voler garantire. “E’ come stare in carcere”, si legge.

La situazione attuale è determinata dalla politica sul “BBB” approvata nel 2015 dal governo Rutte: assistenza solo per chi accetta di farsi deportare. E ai comuni, la possibilità di decidere autonomamente, se prestare o meno ulteriore assistenza.

Rispetto al passato, spiega il comunicato stampa, non si cercheranno più spazi ampi dove ospitare 150 o 200 persone: il collettivo preferisce “Piccoli gruppi che rendano più facile la convivenza.”

Dall’inizio della protesta di Wij Zijn Hier nel 2012, sono 81 i richiedenti asilo sans papiers che hanno, alla fine, ottenuto lo status.