The Netherlands, an outsider's view.

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Rifugiati, martedì nero della politica olandese. Trasversale la campagna “anti-migranti”



La campagna autunnale contro i richiedenti asilo, Geert Wilders, l’aveva già iniziata durante il dibattito parlamentare del Prinsjesdag, quando il leader del PVV definì l’aumento dei rifugiati nei Paesi Bassi una “bomba di testosterone” pronta a cadere sulla testa delle “madri e figlie Olandesi”.

Una campagna furiosa, quella del politico islamofobo e razzista, cui si aggiunge una “hotline anti-rifugiati”, lanciata lo scorso weekend nel corso di una manifestazione ad Almere, indetta contro le politiche governative di accoglienza.

Tramite un apposito formulario, il partito invita dunque i cittadini a segnalare “disturbi dell’ordine pubblico” relativi alla presenza di richiedenti asilo. Una manovra populista non sconosciuta al movimento di Wilders che, in passato, aveva già promosso discutibili iniziative delatorie. Nel 2012, il “meldpunt” anti-bulgari e polacchi (gli allora bersagli delle campagne di Wilders) aveva infatti scatenato fiumi di polemiche e persino una dura reprimenda dal Parlamento Europeo.

Il leader del PVV non è però un lupo solitario. L’altrettanto discusso ex-compagno di partito ed ex-“avvocato del diavolo” Bram Moszkowicz , dal trono del neonato partito di destra VoorNederland (VNL), ha infatti proposto un programma governativo che assegni lavori manuali ai richiedenti asilo, in cambio dello status di rifugiati.

Intervistato da AD, Moszkowicz  ha definito le misure un “deterrente” nei confronti di potenziali rifugiati e un modo per evitare che “la noia” sia catalizzatrice d’incidenti nei centri per migranti; e non si tratterrebbe di lavoro schiavile né ricatto, continua il politico, dato che i richiedenti asilo “non sono intrappolati in Olanda, ma possono anche andarsene”.

A chiudere il dibattito giornaliero, infine, la svolta repressiva auspicata dal parlamentare Joël Voordewind, in quota Unione Cristiana (CU). Di ritorno da una visita ufficiale al confine tra Macedonia e Grecia, infatti, il Kamerlid, intervistato dal Volkskrant, si è espresso a favore di una chiusura del confine esterno europeo, attraverso l’istituzione di centri di raccolta e controlli più severi.

L’obiettivo? Quello di imporre una “solida selezione” dei migranti in Italia, Grecia e Ungheria, separando i “veri rifugiati” dagli “arbeidsmigranten”. Secondo quali criteri, però, non è dato saperlo.

 






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