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Rifugiati, la polizia bussa alla porta degli haters. Polemiche

La polizia è impegnata da giorni, come racconta il quotidiano NRC, a contenere i focolai di protesta contro la costruzione di nuovi centri di accoglienza per richidenti asilo e per evitare l’escalation di lunedi scorso ad Heesch pare che la politie abbia scelto anche metodi persuasivi meno codificati. Come, ad esempio, monitorare a tappeto il web, i social in particolare, e bussare alle porte degli autori dei post meno posati. Come racconta il quotidiano di Rotterdam, un giovane di Sliedrecht, piccolo centro ad ovest del paese dove è in corso un dibattito sull’accoglienza dei rifugiati, analogo a quello che ha causato disordini negli ultimi mesi, ha ricevuto a domicilio una visita degli agenti che gli contestavano alcuni Tweet polemici. Stessa vicenda sarebbe accaduta a Leeuwarden, ad Enschede e a Kaatsheuv, dove gli agenti sono stati inviati per parlare con gli autori di messaggi su Twitter o Facebook e con gli amministratori delle pagine-catalizzatrici delle proteste. Protestare o sollevare polemiche sulla internet è reato? E dove si trova la linea di demarcazione tra l’istigazione all’odio e l’esercizio legittimo di critica? Nessuna accusa e  nessun intento censorio, dice la polizia, solo colloqui informativi con gli autori dei messaggi, per sensibilizzare sugli effetti per l’ordine pubblico che un Tweet  la chiamata alla protesta possono provocare. Il gemeente di Sliedrecht conferma la natura “pacifica” dell’iniziativa e ribadisce che la libertà d’espressione non è a rischio perchè le indicazioni degli agenti non sarebbero in alcun modo vincolanti. Ma il giovane, sentito dall’NRC, non ci sta: “Come in uno stato di polizia”. Una vicenda analoga sarebbe capitata a Leeuwarden, dove un meccanico di 43 anni, ha ricevuto la visita degli agenti dopo aver pubblicato su FaceBook lo status “Che vadano al diavolo, andiamo a farci sentire” dopo che il comune aveva annunciato l’arrivo di 1200 rifugiati. Nel pomeriggio la polizia sarebbe passata a fargli visita perchè convinta che l’uomo volesse organizzare una manifestazione non autorizzata.

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