The Netherlands, an outsider's view.

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VLUCHTELINGEN

Rifugiati, Eugenio Cusumano: l’Olanda è responsabile per Sea-Watch. E avverte: l’Aja troverà un modo per levargli la bandiera

Matteo Salvini annuncia di aver scritto una lettera al governo olandese a proposito della vicenda Sea-Watch: la nave è vostra, portate i profughi ad Amsterdam è il contenuto e il succo delle dichiarazioni del ministro Danilo Toninelli e del vice-premier Luigi Di Maio.

Altro giro, altra crisi. Abbiamo chiesto, nuovamente, ad Eugenio Cusumano, docente di Relazioni Internazionali all’Università di Leiden e esperto di ngo del Mediterraneo un commento sulla vicenda.

“Come gia’ avvenuto in precedenza, l’Italia cerca di sfruttare il fatto che la Sea-Watch 3 batta bandiera olandese per inchiodare altri stati europei alle sue responsabilità”, dice Cusumano a 31mag. “L’Olanda fa orecchie da mercante. Tutto sulla pelle di 49 disperati lasciati in balia delle onde da giorni, se non da settimane.” L’Italia, quindi, sbaglia a cercare un porto sicuro altrove, chiedendo all’Olanda e alla Francia di farsi carico dell’ennesima emergenza umanitaria?

“La richiesta Italiana di maggiore solidarietà nell’accogliere richiedenti asilo è sacrosanta”, riprende Cusumano “ma il modo in cui è stata avanzata è del tutto irragionevole. E’ ovvio che la Sea-Watch 3 non puo’ attraversare lo stretto di Gibilterra e affrontare l’Oceano Atlantico per sbarcare i migranti in un porto olandese come aveva richiesto Toninelli. Sarebbe più ragionevole lasciare che i migranti sbarchino in Italia e poi trasferirli in Olanda“. Come se ne esce, allora? “La Convenzione SAR del 1979 soffre di un paradosso: gli stati responsabili della Maritime Rescue Region dove si verifica una situazione di pericolo e gli stati di bandiera delle imbarcazioni che prestano soccorso hanno l’obbligo di assicurarsi che tali operazioni di soccorso avvengano ma non hanno, invece, nessun obbligo formale a consentire lo sbarco delle persone soccorse sul proprio territorio. 

Sul piano strettamente giuridico, quindi, nessuno dei due paesi ha torto.” E se la situazione dovesse degenerare e la vita di migranti ed equipaggio fosse in pericolo? “L’Olanda, in quel caso, non potrebbe più lavarsene le mani e dovrebbe intervenire. Dato che la nave batte bandiera olandese – si può considerare per certi aspetti come sotto la loro giurisdizione.” 

L’Aja potrebbe “levare la bandiera” a Sea Watch? “Nel mese di Agosto, Malta e l’Olanda hanno trattenuto a lungo la Sea-Watch nel porto della Valletta per verificare che tutti i documenti fossero in regola. In assenza di qualunque appiglio che lo permettesse, Malta ha dovuto lasciare andare la nave e Amsterdam non ha potuto privare l’imbarcazione della bandiera.” continua l’accademico italiano. “Se la Sea-Watch continuasse a condurre operazioni che creano tensioni diplomatiche con altri paesi, tuttavia, il governo troverebbe, certamente, un modo per togliere dai suoi registri una nave ‘scomoda’, come gia’ avevano fatto Gibilterra e Panama per l’Aquarius di SOS-Mediterranee e Medici Senza Frontiere.” E il vice-premier Di Maio che vuole convocare l’ambasciatore a Roma?

“Fa parte anche quello del canovaccio diplomatico visto in questi mesi.”, dice Cusumano. “In passato, succedeva piuttosto il contrario: era lo stato di bandiera della nave a convocare l’ambasciatore di uno stato costiero per sollecitare lo sbarco. Dall’estate del 2017, l’Italia ha iniziato a cercare di utilizzare la bandiera delle navi che prestano soccorso ai migranti come strumento per internazionalizzare la crisi e ottenere maggiore solidarietà. Finora, però, i risultati ottenuti da questo escamotage sono stati modesti. “


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