La sindaca di Amsterdam, Femke Halsema, illustrerà questa settimana il suo piano di sviluppo del turismo post pandemia nella capitale olandese. Il coronavirus ha messo il luce l’esigenza di riformare il turismo di Amsterdam e le organizzazioni di residenti hanno espresso sia idee che alcune contrarietà.

“La crisi del coronavirus ha chiarito che a causa del turismo la città di Amsterdam, che è un sito del patrimonio mondiale dell’Unesco, è stata trasformata in un parco di divertimenti”, ha affermato un ex residente.

Oggi ciò che colpisce di più chi passeggia per le vie centrali è l’assoluto silenzio e i bambini che giocano per strada nei pressi di Oude Kerk. Dozzine di negozi legati alla vendita di cannabis e sexy shop sono aperti, nonostante ci siano pochi consumatori, mentre le gelaterie e le cioccolaterie sono chiuse. Alcuni dei residenti lamentano che i bordelli siano stati resi accessibili in edifici storici del 17° secolo.

Le associazioni dei residenti affermano che il loro piano d’azione vorrebbe ripristinare un equilibrio tra locals e turisti. Il piano invita i funzionari a vietare le case vacanze in centro, a rendere disponibili i coffeeshop solo per i residenti e a diminuire il numero di festival musicali. Inoltre, le organizzazioni propongono di spostare il quartiere a luci rosse in una zona periferica, idea che la sindaca ha già messo in discussione al consiglio comunale.

Geerte Udo, amministratore delegato del dipartimento di marketing urbano di Amsterdam e dintorni, ha dichiarato che la città mirerà a costruire un nuovo settore socialmente, economicamente ed ecologicamente “sostenibile”. Vorrebbe puntare al riconoscimento di Amsterdam come città medioevale, che attiri turisti appassionati di cultura e storia.

Nel frattempo, alle prostitute non è consentito lavorare fino al 1° settembre, e l’organizzazione dei residenti sostiene che più a lungo sono vietate dal lavoro, maggiori sono le probabilità che finiscano nel circuito illegale, con tutti i rischi che ciò comporta.