Mentre linquinamento atmosferico è temporaneamente diminuito durante il lockdown, la maggior parte dei Paesi europei rischia di non rispettare gli impegni di riduzione dellinquinamento atmosferico. È ciò che emerge da una prima valutazione della Commissione europea sull’attuazione del programma “Aria pulita per lEuropa.

La Direttiva UE sugli impegni nazionali di riduzione delle emissioni è entrata in vigore nel dicembre 2016 e definisce gli impegni per gli Stati membri nel decennio 2020 – 2029, ma anche oltre il 2030. Obiettivo: dimezzare entro il 2030 l’impatto dell’inquinamento atmosferico sulla salute rispetto ai valori del 2005.

Gli Stati membri sono obbligati a presentare un report ogni due anni sulle emissioni previste. La prima valutazione della Commissione è stata pubblicata lo scorso 26 giugno e si basa sui report che gli Stati membri erano tenuti a presentare alla Commissione entro il mese di aprile 2019.

Solamente 8 Stati membri hanno presentato il Programma Nazionale di controllo dell’Inquinamento Atmosferico (NAPCP) nei tempi richiesti. Altri 16 Stati membri hanno consegnato la versione finale del NAPCP entro maggio 2020. Nel frattempo, la Commissione ha avviato delle procedure di infrazione nei confronti di 3 Stati che non hanno ancora presentato il NAPCP. Mancano ancora i report di Grecia e Romania.

Con misure esistenti, la valutazione mostra che 10 Stati membri prevedono di rispettare tutti gli impegni presi per la riduzione delle emissioni entro il 2020. Il numero però scende a soli 4 (Croazia, Cipro, Paesi Bassi, Finlandia) per quanto riguarda gli impegni da adempiere entro il 2030. Tutti gli Stati membri che non rispettano gli impegni per la riduzione delle emissioni dovranno mettere in atto delle misure aggiuntive.

La Direttiva riguarda in particolare cinque inquinanti atmosferici responsabili di impatti negativi sulla salute umana e sull’ambiente: anidride solforosa (SO2), ossidi di azoto (NOx), composti organici volatili non metanici (NMVOC), ammoniaca (NH3) e particolato fine (PM2.5).

Per entrambi gli scenari, “con misure esistenti” e “con misure aggiuntive”, la non-conformità da parte degli Stati membri è prevista principalmente per gli impegni di riduzione delle emissioni di NH3 in agricoltura.

Esistono numerosi legami tra aria e clima da un lato e politiche energetiche dall’altra, dato che le fonti di emissioni di gas a effetto serra e gli inquinanti atmosferici spesso coincidono.

Tuttavia, la direttiva non include il metano, un inquinante nel settore agricolo e dei rifiuti sia dal punto di vista dell’aria pulita sia del clima. La Commissione, però, ritiene che le emissioni di metano debbano essere riviste per limitare il loro contributo alle concentrazioni di ozono nell’UE e ridurre le emissioni di metano a livello internazionale.

Secondo quanto riportato nella valutazione, gli Stati membri devono intensificare gli sforzi in tutti i settori per assicurarsi che i loro cittadini possano respirare aria pulita.

Il 26 giugno, il commissario europeo per l’ambiente Virginijus Sinkevicius ha affermato: “Abbiamo bisogno di misure più efficacy per ridurre l’inquinamento in numerosi Stati membri e per far fronte alle emissioni atmosferiche in tutti i settori, tra cui agricoltura, trasporti e clima. Non vi è mai stato un momento migliore per apportare questi cambiamenti: investire in aria più pulita significa investire nella salute dei cittadini, nel nostro clima. È il punto di partenza necessario alla nostra economia.”

Secondo un report dell’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA), a marzo l’inquinamento atmosferico è diminuito in modo significativo in Europa in linea con le misure di lockdown adottate dai governi per far fronte al coronavirus. Per esempio, i livelli di diossido di azoto (NO2) sono stati dimezzati in alcune zone, in particolare a causa di una drastica riduzione del traffico. Per molti, si tratta di un segnale che mostrerebbe la necessità di continuare a mantenere basso l’inquinamento atmosferico anche dopo la crisi.

Secondo i dati della Commissione, la scarsa qualità dell’aria è la prima causa ambientale di morte prematura nell’UE, con oltre 390mila morti premature ogni anno. Influisce inoltre sulla qualità della vita, causando o peggiorando asma e problemi respiratori, e danneggia gli ecosistemi per l’eccessivo inquinamento da azoto e piogge acide.