Venerdì il governo olandese pubblicherà la versione rivisitata del piano contro il cambiamento climatico. Per avere qualche dettaglio in più non toccherà attendere il fine settima, dato che parte delle misure sono già state divulgate dai media. Ecco qui tutto quello che sappiamo fino ad ora.

La prima proposta

La prima versione del piano era già stata pubblicata lo scorso dicembre. Il documento era stato il frutto di nove mesi di discussioni e conferenze sul rapporto tra ambiente e i settori più disparati: mobilità, elettricità, industria, agricoltura e urbanistica. L’obiettivo era quello di ridurre le emissioni di CO2 del 49% rispetto ai dati del 1990, il tutto entro il 2030.

Nonostante le buone intenzioni, le misure presentate lo scorso anno hanno suscitato diverse critiche tra l’opinione pubblica. Le cose si sono fatte particolarmente aspre dopo che è emerso che l’80% dei costi del progetto sarebbero ricaduti sulle spalle dei consumatori. Eric Wiebes, ministro dell’ambiente, a quel punto ha dovuto affermare che l’accordo “non era definitivo” ma solo un “primo passo importante”. Inoltre, ci ha tenuto a precisare che per il nuovo piano il governo considererà l’impatto che le direttive avranno sul reddito dei cittadini.

Il nuovo piano

Secondo l’emittente olandese NOS, tra le rivisitazioni apportate nella nuova versione, molte riguardano proprio la tassazione. Nella maggior parte dei casi, gli oneri che nell’accordo del 2018 erano previsti per i cittadini, passeranno in gran parte alle industrie.

Le bollette del gas aumenteranno, ma il costo dell’elettricità scenderà, allo scopo di incoraggiare l’uso di risorse energetiche più sostenibili.

Si è inoltre deciso di introdurre una nuova forma di tariffazione stradale e si investirà sulla diffusione di tecniche agricole più sostenibili.

Tra i cambiamenti, alcuni sono sicuramente svantaggiosi. Ad esempio, il piano originale prevedeva un incentivo di 6.000 euro per i proprietari di auto elettrica. Dal 2021 invece, quest’opportunità non sarà più disponibile.

Infine, le aziende dovranno pagare una tassa in base alle loro percentuali di emissioni di anidride carbonica. Mettendo a confronto le due versioni, si può vedere come la seconda sia più dalla parte dei cittadini rispetto alla prima, che era stata evidentemente pensata per agevolare le industrie.