Taghi e Mohammed B., l’assassino di Theo van Gogh, erano entrambi nellEBI di Vught e hanno intrattenuto contatti tra di loro, scrive il Telegraaf.  B. è stato trasferito al carcere di De Schie, quando il fatto sarebbe emerso  ma i due hanno continuato a scriversi, rivelava ieri De Telegraaf. La politica olandese vuole intervenire perchè stando alla ricostruzione del quotidiano, i messaggi sarebbero stati versetti del corano in arabo e avrebbero potuto contenere codici cifrati.

Da parte dei due detenuti, tuttavia, tramite i loro avvocati è giunta una smentita: i due si sono scambiati quattro lettere che l’amministrazione carceraria ha ispezionato prima di inviare, quindi hanno passato un controllo, e sarebbero in olandese, non in arabo.

La legge olandese non vieta queste possibilità ai detenuti nelle carceri di massima sicurezza ma secondo il sottosegretario Weerwind, ‘nessuna misura è scartata’ nella lotta alla criminalità organizzata, quindi la possibilità di interrompere le comunicazioni è nella facolta’ del ministro.

Inez Weski, l’avvocato di Taghi, nega in una risposta a EenVandaag che il suo cliente pianifichi un attentato contro la  principessa Amalia.  Secondo Weski, non c’è stato uno stretto contatto tra Taghi e Mohammed B., Si sono seduti brevemente insieme in un corridoio nell’EBI. Il cliente Taghi ha finora trascorso in totale isolamento il suo tempo nel penitenziario di  massima sicurezza, cioè senza contatti con altri detenuti.

Inoltre, tutto è sempre sotto gli occhi delle guardie carcerarie e tutto è rigorosamente monitorato”, riferisce l’avvocata di Taghi a EenVandaag.

“Tutte le comunicazioni in entrata e in uscita dall’EBI vengono lette, tradotte e analizzate”, riferisce Weerwind tramite il suo portavoce. La comunicazione viene interrotta se legalmente possibile. Abbiamo a che fare con una categoria straordinaria di detenuti provenienti dalla criminalità organizzata”. Weerwind presenterà a breve una proposta per “più misure di vigilanza e una legislazione più rigorosa, se necessario”.