di Fiorenza Gemma

Rawaa Kilani è la fondatrice di Animals Syria – CatConnect, la fondazione con sede nei Paesi Bassi impegnata a salvaguardare il benessere degli animali in Siria, cercando di salvarne quanti più possibile.

E per quanto complicato sia diventato a causa della guerra che sta devastando il suo paese da ormai un decennio, ogni giorno Rawaa Kilani e la sua squadra di volontari aiutano gli animali abbandonati dai proprietari che sono fuggiti in Europa: lasciando la propria terra via mare, le persone non sono in grado di portare i loro animali domestici con loro. Tanti sono gli animali randagi per le strade di Damasco che Animals Syria prende in cura, portando quelli malati, feriti e orfani alle cure dei veterinari. Anche Netflix ha raccontato il suo lavoro nella docuserie Dogs, dove Rawaa viene mostrata mentre aiuta il rifugiato siriano Ayham a far uscire il suo husky, Zeus, dal paese.

Quando l’abbiamo raggiunta al telefono per saperne di più, Rawaa ci ha raccontato di aver vissuto a Damasco fino al 2015 e di essere molto conosciuta nella sua città natale per la sua passione per gli animali, che fin da bambina l’ha spinta a prendersene cura.

“Da adulta ho cominciato a farlo a livello professionale: salvandoli e  curandoli. Me ne sono dovuta occupare personalmente, perché in Siria non abbiamo veterinari né abbastanza medicine per curarliHo imparato a curare gatti e cani guardando video su YouTube. Insomma, ho fatto quel che potevo, anche perché non esistono leggi che tutelino gli animali in Siria” ha dichiarato Rawaa.

Pochi anni prima che la guerra cominciasse, nel 2008 circa, Rawaa ha preso contatti con un’olandese interessata ad adottare un gatto siriano e lì per lì quella richiesta l’è sembrata quantomeno singolare. “Ho pensato: perché adottare un gatto dall’estero? Non ce ne sono abbastanza in Olanda? Ma poi mi sono detta: ma sì, perché no? Mi sono resa conto che gli animali avrebbero effettivamente avuto una vita migliore lì.”

Da allora Irma, la sua prima sostenitrice olandese, ha sempre supportato le iniziative di salvataggio degli animali di Kilani, insieme ad altri collaboratori e volontari sparsi per l’Europa e il Medio Oriente. E ha iniziato a raccogliere fondi per la fondazione, che Rawaa ha creato ufficialmente nel 2010.

Da allora, Kilani e Irma hanno permesso il trasporto di 400 gatti e 15 cani in Europa, e altri 44 cani negli Stati Uniti. Ma non solo: Animals Syria ha anche salvato alcuni uccelli, volpi, una scimmia e persino un asino.

Col tempo sempre più persone hanno cominciato ad adottare animali provenienti dalla Siria. Ma con la guerra questo equilibrio, già abbastanza precario, è ovviamente stato stravolto: “all’inizio del conflitto, pensavo di rimanere in Siria e resistere. Ma nel 2015 sono stata costretta a fuggire. La situazione era insostenibile, molto più di quanto avessi potuto sperare o immaginare anni prima. E, alla fine di un lungo viaggio attraverso la Turchia e la Grecia, sono arrivata in Europa.” Ora Rawaa gestisce la fondazione dai Paesi Bassi, dove attualmente risiede. Ha ancora un team in Siria che si occupa degli animali e di accudirli, finché non vengono trasportati in Europa per l’affidamento.

“Da quando sono in Olanda non sono più solo gli europei a contattarmi, ma anche i siriani che sono fuggiti dalla guerra come me e che si sono lasciati indietro tutto: casa, affetti, amici, parenti e anche i loro animali domestici. Sembrerà banale, ma è tutto ciò che posso fare per loro: perciò, ora mi occupo anche di “riunire” gli animali alle loro famiglie d’origine.”

A volte lanciamo delle campagne di crowfunding su Facebook, ma specialmente durante la pandemia le donazioni sono notevolmente diminuite. Motivo per cui, Rawaa ha rivolto un appello a chiunque sia interessato a sostenere le attività della fondazione.

Storie di dolore e grandi soddisfazioni

Il suo lavoro e la sua storia espongono Rawaa Kilani a storie dolorose, ma che per fortuna spesso hanno un lieto fine. Rawaa descrive come incredibilmente commovente la storia di un’anziana rifugiata, che ora vive in Olanda e che prima della guerra aveva ricevuto in regalo dal figlio un gattino.

“Durante la guerra, il figlio purtroppo è morto. Lasciando la Siria, la signora ha dovuto abbandonare anche il suo ultimo e prezioso regalo. Quando l’ho conosciuta, qui in Olanda, l’idea di averlo abbandonato era una ferita insanabile per lei, perché credo le ricordasse il figlio. Così, quando mi ha chiesto aiuto non ho potuto tirarmi indietro: è stato a dir poco emozionante e commovente poterla riunire al suo animale.” In generale, ogni riunione fra i rifugiati e i loro animali è emozionante: per loro è un modo di risentirsi a casa.

“Qui in Olanda la qualità della vita è sicuramente migliore che in Siria, ma quella rimarrà sempre la nostra patria. Ogni occasione è buona per riallacciare una sorta di connessione con le proprie radici e la vita passata. Qui tutto è davvero diverso e credo che tutti i rifugiati sentano la mancanza della Siria, anche se le persone qui sono davvero gentili e disposte ad aiutare. E qui per gli animali ci sono cure, veterinari, esami del sangue, etc. Insomma, tutte cose che mancano in Siria. Sebbene mi renda conto che non sia una priorità per loro al momento. In Siria, ad esempio, ci sono state delle che persone che, mentre vivevo ancora lì, mi hanno chiesto aiuto per i loro animali. Ma, in generale, sono abbastanza disinteressati all’argomento e alla fondazione.” Rawaa ha aiutato anche una famiglia che vive in Italia, a Roma, a ritrovare il loro cane. Durante il loro viaggio verso l’Europa avevano dovuto lasciarlo in Libano, che tra l’altro è lo Stato attraverso cui il team di Animals Syria – CatConnect raggiunge la Siria, i cui aereoporti non sono più funzionanti ormai.