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Richiedenti asilo LGBT, interviste poco accurate: partito trasversale presenta una mozione

Secondo un deputato della D66, quelle sulla sessualità e la conversione al cristianesimo sono domande delicate che l'ufficio immigrazione gestisce nel peggiore dei modi

Un gruppo di parlamentari della Tweede Kamer ha appena chiesto al servizio immigrazione di migliorare la valutazione dei casi di richiedenti asilo gay e di cristiani convertiti, per assicurarsi che nessuno a rischio di persecuzione venga rimandato nel proprio paese d’origine.

I quattro partiti della coalizione presenteranno una mozione per chiedere migliori controlli durante la discussione di mercoledì sul bilancio del ministero della Giustizia, secondo quanto riferito da NOS.

Secondo Martin Groothuizen, deputato della D66, quelle riguardanti la sessualità e la conversione al cristianesimo sono domande molto difficili da porre. “Certamente non vogliamo dare un permesso di residenza a chi abusa di questa possibilità, ma nel frattempo vogliamo impedire che le persone che sono gay e che davvero non saranno al sicuro nel loro paese di origine vengano rimandate a casa”, ha affermato. “Questo è il motivo per cui l’analisi dei singoli casi deve essere più accurata di quanto non lo sia ora.”

Ad oggi, le domande del servizio immigrazione si concentrano più che altro su come il rifugiato si sia reso conto di essere gay. “A volte viene chiesto alla gente in che giorno sono diventati omosessuali”, ha detto Groothuizen. “Ma non si diventa gay in un giorno, specialmente in un paese in cui non saresti mai accettato per questo.”

A giugno è stato concesso un permesso di soggiorno temporaneo ad un richiedente asilo iracheno, solo dopo che i giudici di Den Haag avevano contestato il diniego dei funzionari dell’ufficio immigrazione secondo cui il candidato “non era abbastanza gay.

Il ventiseienne era fuggito dall’Iraq nel 2015 e aveva affermato di aver subito abusi da suo zio e dagli amici di suo zio sin da quando aveva 12 anni. Ma l’allora sottosegretario alla giustizia Klaas Dijkhof gli aveva rifiutato lo status di rifugiato, dicendo che non aveva fornito prove sufficienti della sua omosessualità.


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