Un giudice di Breda ha detto no ad indagini in merito all’espisodio della pubblicazione sui social media di un “porn revenge” video che aveva come protagonista una ventiduenne olandese, iscritta presso una Hoogeschool nel Noord Brabant.

Secondo i giudici, la donna non avrebbe portato all’attenzione del tribunale prove attendibili sull’identità della persona che ha postato il video nel Gennaio 2015.

I legali della ragazza avrebbero voluto che il pubblico ministero emettesse un avviso di garanzia per 6 giovani, sospettati di essere gli autori del gesto ma il tribunale ha negato la possibilità: secondo la corte, infatti, sarebbero scarse le prove prodotte dall’accusa a carico dei sospetti.

Intanto la scuola ha messo in luce che le indagini rischierebbero di provocare un’ampia e diffisa violazioone della privacy a danno dei dati sensibili di tutti e 2500 gli studenti della scuola. Passare al setaccio la vita privata telematica di una scuola intera per individuare una persona, infatti, sarebbe considerata una misura eccessiva.

In questo senso, la Corte ha accolto il principio. All’inizio di quest’anno I giudici hanno chiesto a Facebook di collaborare per individuare la persona che aveva caricato il video. I tecnici erano riusciti a risalire ad un indirizzo IP intestato ad una piccola compagnia denominata ITWorkz, la quale fa parte della scuola in questione.