The Netherlands, an outsider's view.

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Giornali italiani all’estero: mediatori culturali 2.0

A Londra, Berlino e nel Lussemburgo la nuova emigrazione sperimenta modelli editoriali alternativi

di Silvia Granziero e Veronica Fumarola

 

L’impostazione tradizionale dei giornali ha perso appeal, il cartaceo è vecchio e costoso, le vendite dei grandi quotidiani italiani sono diminuite del 30% in cinque anni. Uno scenario poco roseo per gli aspiranti giornalisti eppure il giornalismo di casa nostra non  si ferma alla frontiera: secondo un’indagine condotta nel 2011 dal Ministero degli Affari Esteri e dall’Ordine dei giornalisti, sono 455 i giornali italiani – tra quotidiani, periodici e testate on line – prodotti all’estero. Molti di questi sono testimonianze dell’emigrazione “storica” ma, negli ultimi anni, l’alta mobilità e la necessità di informazione locale in italiano per le nuove comunità all’estero ha trovato nel web uno spazio ideale.

Politica, arte e cultura sono tra i temi più trattati su quotidiani e periodici italiani di espatriati che, oltre a rappresentare validi mediatori culturali per i nuovi arrivati, cercano di forzare il vetusto recinto monoculturale delle pubblicazioni estere di una volta, interagendo da pari con la realtà che li circonda. Se la voglia di informarsi e comunicare degli italiani all’estero si materializza in una fitta selva di portali e radio su web in giro per il globo, esperienze interessanti sono sorte nei paesi con comunità italiane  più numerose. berlino-mobile A Berlino, ad esempio, i siti di informazione che parlano la lingua di Dante sono addirittura due. Andrea D’Addio è direttore di Berlino Magazine: “Vivevo a Berlino dal 2009 e lavoravo come free lance per varie riviste italiane quando ho avuto l’idea di creare un blog in cui scrivere tutte le proposte che mi venivano rifiutate dai grandi giornali” racconta a 31mag. Il blog è cresciuto e nel 2014 si è trasformato in un vero e proprio magazine. “All’inizio non pubblicavo solo articoli  – dice ancora D’Addio – ma fornivo anche informazioni utili per coloro che stavano per trasferirsi in Germania e avevano bisogno di qualcuno che li aiutasse nei primi passi. Ora l’aspirazione per il futuro è quella di diventare una testata di riferimento per chi si vuole trasferire in Germania e per gli italiani che ci vivono”.

Dalla Germania al Regno Unito: Francesco Ragni,  direttore di Londra, Italia, vive nella capitale britannica dal 2009 : “Ero insoddisfatto dalle realtà giornalistiche rivolte agli italiani e allora ho riflettuto su cosa potesse essere interessante per un italiano che vive a Londra. londraitaliaSe una cosa che succede qui ha un riferimento all’italianità, o viceversa, allora è una cosa di cui vale la pena scrivere”.

Un caso sui generis quello del Lussemburgo, paese dove gli italiani sono 26mila su una popolazione totale di 500mila abitanti. Paola Cairo e Maria Grazia Galati, giornaliste di professione, hanno dato vita nel 2004, a Passaparola, una rivista che nasce in formato cartaceo con 16 pagine in bianco e nero e che attualmente raggiunge le 48-50 pagine. “Non è stato facile affermarsi nel panorama editoriale di un  paese in cui convivono la stampa tedesca, quella francese, quella inglese e quella prettamente lussemburghese. La nostra particolarità, però, – spiega Paola – è stata fin da subito quella di parlare dell’Italia in Lussemburgo, delle attività culturali, della storia, dei problemi socio-economici legati al nostro Paese”. logopassaparolaPassaparola è un’eccezione perché non fa dell’online il suo canale principale: “Questo – prosegue Paola – ci fa più che altro da contrappeso: lavoriamo anche sui social ma non sono il nostro punto di forza  perché siamo nate professionalmente con la carta stampata”.

Essere giornalisti all’estero fa guadagnare? A Berlino e a Londra rispondono di sì: unendo la passione per l’informazione con gli studi economici, D’Addio e Ragni si sono ingegnati. Il primo, rendendosi conto che la pubblicità online può al massimo coprire le spese, ha trovato una soluzione alternativa. Racconta: “Ho deciso di dar vita a dei corsi pubblicizzati proprio sul sito. Ho iniziato con corsi di giornalismo, scrittura creativa, fotografia, per poi organizzare un corso di lingua tedesca che ha negli italiani che ci leggono il principale punto di riferimento. Siamo solo da sei mesi sul mercato e la concorrenza è altissima, ma questo ci permette di fare inchieste e di lavorare anche per due giorni su un articolo”.

Ragni punta sulla pubblicità, nelle forme tradizionali del banner o dell’articolo redazionale, o su altre forme sponsorizzate, per esempio canali dedicati; da qui viene la maggior parte dei ricavi perché non sono previsti abbonamenti per accedere ai contenuti di Londra, Italia; il direttore spiega: “Sto dedicando molto tempo allo sviluppo commerciale, quindi abbiamo dei ricavi e soprattutto il potenziale per averne molti di più; comunque la maggior parte dei nostri collaboratori è pro bono”.

Essendo una rivista, Passaparola si sostiene, invece, con gli abbonamenti, la pubblicità e, dal 2006, con gli scarsi fondi del governo italiano per l’editoria. Nonostante abbiano entrambe un altro lavoro, le due fondatrici sono oggi invidiate dai colleghi italiani: “Anche se con il nostro lavoro non ci campiamo, siamo libere e indipendenti” dice Paola. E Maria Grazia conclude: “Il famoso ‘padrone in redazione’ di cui parlava Biagi noi non ce l’abbiamo. Tranne i lettori, ovviamente”.


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