Una nuova proposta di legge è stata presentata per regolare il mondo della prostituzione e delle lavoratrici del sesso. La legge, che verrebbe applicata a livello nazionale, costringerebbe le sex workers a registrarsi per poter ottenere un’ulteriore licenza per poter esercitare. Per ora sono state aperte le consultazioni sul sito del governo Overheid.nl (si chiudereanno il 15 dicembre)

Molti sono i dubbi che questa nuova proposta sta sollevando. I primi ad essere perplessi sono i sindaci delle città più grandi del paese come Amsterdam, Rotterdam, Utrecht, Den Haag e Groningen, che si dicono preoccupati in quanto questa nuova legge potrebbe essere controproducente in alcuni casi.

“La nostra preoccupazione non riguarda i gruppi di lavoratrici autonome, sex workers che esercitano con la loro licenza anche da casa (a patto di non creare disturbo al vicinato)” si legge nella dichiarazione scritta dalle cinque città “ma riguarda le persone in situazione vulnerabili, meno indipendenti e che forse esercitano contro la propria volontà.”

Questo perchè dover passare attraverso un’ulteriore registrazione, renderebbe più complesso lavorare e di conseguenza laddove le situazioni sono poco chiare, invece di riuscire a identificare eventuali problematiche, il rischio è quello di portarle a nascondersi ulteriormente non applicando più per nessuna licenza. La nuova legge, infatti, criminalizza l’esercitazione dell’attività senza registrazione e a venir perseguite sarebbero le sex workers, i clienti ed eventuali datori di lavoro. 

Una presa di posizione così rigida renderebbe lavorare molto più difficile. Quindi da una parte le lavoratrici indipendenti troverebbero nuovi ostacoli, dall’altra le situazioni a potenziale rischio di human trafficking sparirebbero ulteriormente dai radar.

Numerose sono stati gli interventi nella consultazione on line, e molte rimostranze sono state presentate dalle sex workers che hanno richiesto di ritirare la legge. L’organizzazione SekswerkExpertise ha dichiarato che la nuova legge “combatte il sex work, rendendolo il più difficile possibile. Questo renderà le sex workers più vulnerabili a coercizioni, violenze e discriminazioni.”