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ART

Reflecting Forward: al Moco allucinazioni per sfuggire al logorio della vita moderna



viaggio in un'altra dimensione

Avete trascorso tutta la giornata chiusi in un tedioso ufficio? Pareti bianche da ospedale, moquette di un colore improbabile, mobili scadenti? Fuori il cielo è sempre grigio e i colleghi hanno ormai perso la voglia di vivere? Anche voi, dopo l’eterno ritorno dell’uguale, vorreste scappare via e intraprendere un viaggio verso un’altra dimensione?

Siete fortunati perché la mostra Reflecting Forward lo rende possibile e si trova ad Amsterdam, nel seminterrato del Moco Museum fino a settembre.

L’edificio del Moco, il museo privato di arte contemporanea ospitato in una splendida villa progettata da Eduard Cuypers nel 1904, appare esattamente come un edificio di inizio del XX secolo. Entrando è possibile scorgere alcune delle tante esposizioni che occupano stanze e corridoi. Il tutto è molto suggestivo, ma niente che vada oltre l’ordinario per Amsterdam. Scendendo le scale, però, si prova quello che deve aver provato Alice quando è entrata nella tana del bianconiglio: inizia così il nostro viaggio lisergico.

Per quanto le stanze siano piccole, il sapiente uso di luci e specchi crea la sensazione di trovarsi in uno spazio infinito. Ben presto le preoccupazioni e il mondo esterno svaniscono, mentre sale un senso di calme e serenità dato dalla musica in sottofondo. I prismi e i giochi di luce hanno un chè di familiare, come se li si avessi già incontrati. Sembra infatti di entrareviaggio in un'altra dimensione dentro un lavoro del disegnatore Jean Giraud, in arte Moebius, dove la perfezione e la morbidezza delle sue linee riproducevano mondi alieni e surreali. Oppure si ha la percezione di essere entrati dentro una pellicola cinematografica di Gaspar Noè, come Enter the void, dove il protagonista vive un’esperienza extracorporea tra un viaggio allucinogeno e temporale.

I colori e i suoi hanno anche la capacità di annullare il tempo, oltre che lo spazio. Una volta che questo accade, si ha effettivamente la percezione di trovarsi in un’altra dimensione che segue regole proprie. La luce che circonda i visitatori diventa quasi viva e invoglia a farne parte per sempre. Il calore emanato dall’enorme schermo a cristalli liquidi di una delle sale è così intenso che sembra volerti fornire una sorta di protazione da tutti i mali del mondo.

viaggio in un'altra dimensione

Nella prima modesta sala si nota un essere dalla forma umanoide danzare. Ben presto si inizia a essere presi dalla stessa voglia del personaggio, seguendo i ritmi dettati dalle luci e dalla musica. La propria mente è progressivamente in sintonia con questa dimensione e ci si rende presto conto di quanto il mondo quotidiano sia spesso freddo e uguale. Forse si riesce anche a capire cosa hanno provato gli artisti che si servivano di droghe per espandere la propria visione.

Nonostante sia passato poco tempo, sembra di essere dentro quelle sale da ore. La voglia di continuare a far parte di questo flusso continuo di luci, colori, suoni, che simbolicamente riproduce quello dei dati digitali che caratterizza la nostra società sembra non finire mai. Purtroppo, però, bisogna uscirne.

Mentre si risalgono le scale che portano ai piani superiori del museo, si ha una sensazione di amarezza per avere lasciato quella dimensione. Immediatamente, quella percezione è rimpiazzata da una grande gioia. Quel mondo sembra ormai lontano anni luce, ma quelle prospettive che sono state aperte faranno in modo di non poter più guardare la realtà con gli stessi occhi d’ora in poi. E forse anche il proprio ufficio.

di Marco Rossi

 






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