The Netherlands, an outsider's view.

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INCHIESTA PARTECIPATIVA DI 31MAG

Referendum Costituzionale. No in patria, Si all’estero. Perchè?

La "vittoria" del Si in Olanda con il 56%, le voci dei nostri lettori

l referendum del 4 dicembre

La recente polemica natalizia sugli italiani all’estero con il ministro Poletti ha riacceso il dibattito sull’Italia che vive lontano. Eppure, la schiacciante vittoria dei NO con il 59,12% ha offuscato il peso di un altro dato, poco rilevante in cifre assolute ma significativo sul piano del trend sociale: i SI hanno vinto, anzi stravinto, all’estero.

Come fossero cittadini di due Paesi diversi -e in un certo senso lo sono- gli italiani d’Italia e quelli nel Mondo vedono la politica di casa con prospettive diverse. Anzi, diametralmente opposte. E non parliamo di un piccolo campione ma di un bacino elettorale composto da oltre un milione di elettori che in cifre assolute, rappresenta un avente diritto su quattro fuori dai confini nazionali. E’ come se ad esprimersi fosse stata un’intera città di medie dimensioni come Napoli o Torino. Certo la particolare situazione degli espatriati, sparsi e lontani, è spesso caratterizzata da alta mobilità sulla stessa linea che caratterizza i cittadini “globe trotter” di oggi: questa e tante altre ragioni legate alla particolare condizione di “italiano delocalizzato” rendono una lettura del trend elettorale oltreconfine di difficile interpretazione.

Se in Paesi come la Germania, la Svizzera o il SudAmerica l’associazionismo tradizionale o le forme associative della nuova emigrazione riescono comunque ad intercettare un numero consistente di connazionali, altrettanto non accade in zone più remote o con una presenza marginale di italiani.

Tornando al risultato referendario, qualunque siano state le cause, il supporto al SI è stato netto: hanno promosso la riforma il 62,42% dei votanti all’estero. L’Olanda ha seguito il trend anche se, rispetto a Paesi nord-occidentali come Germania e Francia, gli oltre 12mila italiani che hanno preso parte al voto hanno fatto vincere il SI con “appena” il 56,74%. Tralasciando questa ed altre discrepanze, il dato rimane di grande rilevanza e da questa osservazione parte l’indagine di 31mag.

L’inchiesta partecipativa di 31mag

Con un appello dal nostro sito, lanciato a pochi giorni dal voto, abbiamo chiesto ai lettori di rispondere ad alcuni quesiti per tentate, insieme, di fotografare degli orientamenti che potrebbero aver contribuito a formare l’opinione della maggioranza che -da lontano- ha promosso la riforma costituzionale. Il nostro focus, in realtà, non erano le opinioni sui contenuti della riforma ma le conseguenze della mobilitazione intorno alla riforma. Senza alcuna pretesa di scientificità – non siamo un istituto di ricerca- ma solo con il fine di intercettare qualche spunto che possa aiutare a capire come muta il punto di vista di un italiano lontano dall’Italia. Per fare questo, abbiamo costruito una narrazione utilizzando le opinioni dei lettori-residenti nei Paesi Bassi, come fossero i tasselli di un puzzle.

La partecipazione è stata ampia, nonostante l’unico canale utilizzato da 31mag sia stato il sito e il passaparola sui social network: abbiamo ricevuto oltre 50 richieste per il nostro questionario e il dato più significativo è che tali richieste sono giunte non solo dai Paesi Bassi ma anche da Brasile, Nicaragua, Francia, Russia. Il nostro magazine si focalizza sull’Olanda, quindi abbiamo scelto di limitare il nostro campo d’azione al paese che raccontiamo quotidianamente. Il grande interesse, tuttavia, è segno dell’attenzione che la nostra curiosità (“come gli italiani vedono l’Italia da lontano”) ha suscitato.

Italiani all’estero, progressisti e innovatori

L’introduzione non avrebbe potuto essere più diretta: perché questa enorme “forbice” tra il risultato in Italia e quello all’estero? La parola chiave, condivisa dai nostri lettori è stata “cambiamento”: secondo Monica, 24 anni, studentessa “A livello di mentalità, l’italiano all’estero è forse già di per sé più propenso al cambiamento; è credibile che molti siano andati alla ricerca di “qualcosa di nuovo”, e questo potrebbe essere un fattore che porta ad optare per un cambiamento sostanziale.” Un’opinione simile è quella di Bruno, 45 anni, ‘storyteller’: “ho avuto l’impressione che all’estero il SI sia stato interpretato come un voto di protesta contro l’immobilismo di un’Italia che cambia più lentamente rispetto al resto d’Europa. E il “giovane rottamatore”, incarna tutto questo agli occhi di molti. Invece in Italia, a causa di una esposizione mediatica eccessiva, il premier è già percepito come un consumato esponente dell’establishment. Inoltre credo che il SI sia stato percepito come un voto pro-Europeo. E gli espatriati sono più filo-europei. Infine, potrebbero aver giocato un ruolo le modalità di accesso ai media e all’informazione. Molti Italiani seguono le vicende nazionali attraverso la tv, senza il filtro delle chiacchierata al bar o alla macchinetta del caffè con i colleghi.  E la Rai ha dato una informazione tutta sbilanciata per il SI. “ Per Alessandro, un film maker 39enne, la distanza ha eccome un’influenza: “ Una spiegazione potrebbe essere la differenza di percezione della realtà italiana”, dice. “Tra i miei contatti italiani in Olanda sono pochi quelli che seguono costantemente le vicende della madre patria e, a quanto sembra, questi pochi hanno votato compatti per il NO. Conosco molti italiani residenti all’estero da 10-15 anni che mi parlano di un’Italia che non esiste più (da almeno 10 anni).” In quest’ultimo senso, offre una chiave di lettura diversa Matilde, 27 anni, dottoranda:  in Italia la propaganda e la polemica sono estremamente pressanti” ha scritto a 31mag “questa fatto mi è molto evidente ora che vivo in Olanda e percepisco le differenze di costumi. La propaganda a favore del NO ha fatto leva sulla promessa di dimissioni di Renzi e su slogan populistici, ed è stato facile condizionare gli italiani in questo modo.”

“Dall’Estero si è più liberi dalla pressione mediatica, si ha più speranza nel futuro e si temono meno i cambiamenti.” dice Daniele, 35, libero professionista “La ‘pancia’ e’ meno chiamata in causa se si vota vivendo inpaesi dove si vive meglio (assumiamo questo) e si ha una prospettiva non limitata solamente all’Italia.” Secondo Daniele, ci si sente cittadini anche europei (o del mondo) e questo influenza la decisione di voto. Sulla stessa linea anche l’opinione di Davide, 32 anni, accademico, per il quale il maggior senso di ‘soddisfazione’ sul piano occupazionale e su quello delle prospettive per il futuro, potrebbero avere un’influenza sugli elettori: “E’ Possibile che demografia, status socio-economico e preferenze politiche degli italiani all’estero siano piuttosto diverse dalla popolazione votante in Italia, quindi meno polarizzata, più moderata e meno toccata da questioni esterne al referendum quali crisi economica e disoccupazione in Italia”.

La polarizzazione si ferma alla frontiera: in Nord Europa, solo pragmatismo

Secondo i nostri lettori, la formazione della loro opinione sul referendum sarebbe avvenuta in ambiente “asettico”, ovvero lontano da quella che in molti definiscono “propaganda” continua, alla quale si è sottoposti in Italia. Per questa ragione, rispondono più o meno tutti, gli italianen sarebbero meno condizionati da scelte identitarie. Il Si olandese, insomma, non sarebbe in via principale il prodotto di appartenenza politica. Secondo Gigi, 37 anni, marketing manager la differenza l’ha fatta la propaganda referendiaria portata avanti in Italia,“ che ha esasperato moltissimo i toni del Referendum concentrandosi molto di piu’ sul pro/contro Renzi invece che sui vantaggi/svantaggi della riforma.”. La sfida che ha spaccato il Paese, insomma, sarebbe arrivata in Olanda depurata dai toni catastrofisti che hanno animato la campagna elettorale di entrambi gli schieramenti, permettendo ai residenti nei Paesi Bassi di valutare in maniera più obiettiva e distaccata le questioni sul tavolo. “Da una parte credo che il fatto di non essere stati bombardati da slogan elettorali da entrambe le parti” ragiona Valentina, 25 anni, studentessa “possa aver fatto sì che gli italiani all’estero esaminassero la questione in modo più critico e indipendente. Dall’altra, probabilmente, il fatto che il governo Renzi abbia avuto una decente reputazione da un punto di vista internazionale potrebbe aver inciso nel non votare NO come voto di protesa contro il governo stesso.”

Cosi vicini, cosi lontani

La distanza tra Italia e Paesi Bassi è relativamente contenuta, sul piano delle distanze, e la rivoluzione tecnologica ha certamente reso accessibili, a chi non è in Italia, le stesse fonti e alla stessa rapidità. Tuttavia, dice Angelica, 36 anni, libera professionista, “dall’estero bisogna esercitare maggiore intenzionalità per orientarsi, ma alla fine penso sia solo un ecosistema leggermente diverso. Da lontano si può essere meno connessi con gli umori del paese reale, ma sul piano informativo si ha accesso diretto alle stesse identiche fonti.” L’opinione di Gigi, va nella stessa direzione: “vivendo all’estero le informazioni le vai a cercare, scegli le fonti, mentre vivendo in Italia si e’ bombardati dalle informazioni che spesso, come in questo caso, diventano vera a propria propaganda.” La qualità dell’informazione, secondo i nostri lettori, è quindi la chiave di tutto. Certamente, prima dell’avvento di internet e della comunicazione globale, l’accesso all’informazione era possibile solo attraverso i quotidiani cartacei oppure limitata a coloro che avevano accesso alla tv italiana. Sembra un’epoca lontana e invece era solo qualche anno fa. Per Marco, 29 anni, studente, addirittura l’italiano all’estero sarebbe più obiettivo: “ la visione è più chiara e meno rumorosa.” dice “I mezzi informativi sono gli stessi che tu viva a Milano o a Groningen (per una persona non coinvolta attivamente nel mondo politico); la differenza, sta che vivendo a Milano vieni influenzato giornalmente dal datore di lavoro, dal vicino di casa, dall’autista del Bus, dal professore, dagli amici con cui vai a bere, etc etc.. dal “rumore sociale di sottofondo”. Stando a Groningen sei tu e le informazioni. Non vuol certo dire diventare automaticamente critico e super partes, ma direi quantomeno più indipendente.”

Cara Italia, c’eravamo tanto amati

Alla domanda: “hai intenzione di rientrare”, gli italianen d’Olanda rispondono categorici: no. Tuttavia, indipendentemente dalle ragioni individuali o sistemiche, dalle risposte emerge comunque un attaccamento all’Italia, qualunque accezione si voglia dare alla definizione -nazionale o regionale- ma allo stesso tempo disincanto e disillusione, alimentati in larga parte dalla situazione socio-economica. Altrettanto chiara è la visione della macchina statale, lenta e inefficiente, alla quale -tuttavia- non fa da contraltare una magnificazione dell’”efficienza olandese”. Ogni Paese, secondo i lettori di 31mag, ha la sua storia: “L’efficienza e’ un requisito necessario, ma assolutamente non sufficiente per raggiungere buoni risultati di governo”, dice Pierluigi, 36 anni, odontoiatra. “La presenza di un’etica civica individuale nel singolo cittadino (e nei politici) e’ un elemento necessario e prerogativa di qualsiasi sistema.” Dello stesso avviso Tommaso, 26 anni, studente che dice: “La formula dell’efficienza non esiste, ogni paese dovrebbe perseguire un metodo di efficienza cucito su misura del proprio tessuto sociale.” Una risposta simile a quella di Umberto, che sosteneva le ragioni del si ma vede “la forma mentis tutta italiana andare al di là delle leggi che regolano il paese”.

Benestanti, lontani dai duri scontri sociali che lacerano l’Italia e meno interessati alla politica: questa è poi l’immagine che tratteggiano i nostri lettori -equamente ripartiti tra sostenitori del si e del no- dei concittadini residenti in Olanda, che hanno promosso la riforma: “Col passare del tempo le propaganda si e’ radicalmente spostata dalla riforma in quanto tale per concentrarsi in un pro/contro Renzi” dice ancora Gigi “e credo che all’estero l’ex premier sia visto in maniera molto piu’ positiva di quanto non lo sia in Italia, a ragione o a torto. Vivere in un contesto con maggiori opportunita’ e prospettive, come in Olanda, fa pensare al fatto che, per migliorare una societa’, bastino delle semplici riforme, piccoli aggiustamenti, piccole evoluzioni.” Secondo Matilde: “E’ innegabile che gli italiani temano un ulteriore peggioramento delle prospettive per il futuro, e ogni cambiamento viene  percepito come un rischio, specialmente se si presenta sottoforma di un cambiamento della Costituzione le cui conseguenze sono molto poco chiare. E’ possibile che gli italiani residenti all’estero, con più sicurezze riguardo al loro futuro, abbiano sentito in misura minore la paura di cambiamenti radicali.” Monica concorda con la tesi che migliori condizioni economiche possano aver suggerito un voto più pragmatico: “Sicuramente le migliori prospettive economiche degli italiani in NL hanno portato a scegliere SI nella speranza che questa fosse in grado di migliorare la situazione anche in IT. Una tendenza che si collega al cambiamento che l’italiano ha cercato dal momento della sua partenza.”. E Davide dice: “Si, è possibile che i votanti italiani all’estero abbiano espresso un voto meno ‘di pancia’ e più moderato, in parte perchè non toccati negativamente dalle politiche del governo Renzi. Penso anche che alcuni partiti – in primis M5S, Lega, altre formazioni di centro-destra – abbiano avuto maggior impatto in Italia, e siano riusciti con successo a mobilitare i propri elettori trasformando questa consultazione in un voto prettamente politico (cosa che probabilmente non è successa all’estero, anche per il limitato radicamento di queste forze).”