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CULTURE

Recrudescenza antisemita in Belgio. La comunità ebraica continua a sentirsi minacciata

In Belgio, i leader ebrei temono che l'antisemitismo si sia diffuso.



In una sfilata per il carnevale di Aalst lo scorso marzo, i partecipanti hanno ballato sulle note di una canzone che esaltava l’avidità ebraica mentre erano in piedi su un carro con le fattezze di un ebreo ortodosso con un ratto sulla spalla che tiene i soldi.

In agosto, un articolo di opinione sul De Morgen – un importante giornale belga – ha definito gli ebrei in Israele ladri di terre con un complesso di superiorità religiosa e “brutti nasi”.

All’inizio di settembre, un politico locale ha inaugurato un dipinto da lui realizzato con una svastica e le parole E Dio ha creato A. Hitler in una prestigiosa galleria d’arte di Bruxelles.

Tali incidenti non sono inusuali nell’Europa occidentale, dove le manifestazioni pubbliche di antisemitismo stanno tornando prepotentemente. Ma la loro difesa da parte delle autorità e di alcuni partiti ha suscitato la preoccupazione che l’antisemitismo stia raggiungendo un livello di diffusa accettazione in Belgio.

Joel Rubinfeld, ex copresidente del Parlamento ebraico europeo e attuale presidente della Lega belga contro l’antisemitismo, ha affermato: “di recente si sono verificati una serie di incidenti legati all’antisemitismo che alcune figure pubbliche, opinionisti e artisti hanno difeso. Ciò è piuttosto insolito. Si tratta di uno sviluppo alquanto preoccupante di quanto sta avvenendo in Belgio”.

Nel caso della sfilata carnascialesca, un appuntamento annuale nella città di Aalst riconosciuto dall’UNESCO come un evento importante per la cultura europea, sia gli organizzatori che il sindaco Christoph D’Haese hanno difeso la manifestazione come parte della tradizione. La sfilata del 2013 è stata caratterizzata da un carro in cui i festaioli in abiti nazisti tenevano lattine di Zyklon B, il gas usato per uccidere gli ebrei nei campi di concetramento, e hanno camminato accanto a persone che portavano ritratti delle vittime dell’Olocausto.

“È fondamentale spiegare ai funzionari dell’UNESCO che il carnevale di Aalst non aveva intenzioni antisemite o razziste”, ha detto D’Haese all’agenzia di stampa Belga. Secondo Rubinfeld, il caso è stato archiviato perché la comunità ebraica ha rifiutato l’offerta di far cadere le accuse in cambio di scuse.

Dopo una protesta per l’editoriale del 27 luglio sul quotidiano De Morgen per i “brutti nasi”, l’editore ha sostenuto lo scrittore Dmirti Verhulst. Il pezzo “afferma che qualsiasi critica dura su Israele sarà sempre reinterpretata come antisemitismo”, ha scritto il direttore Bart Eeckhout.

Quell’incidente ha fatto seguito alla notizia che i pubblici ministeri belgi avevano deciso di non perseguire il proprietario di un caffè che nel 2014 ha appeso sulla sua finestra un cartello con la scritta “I cani possono entrare ma gli ebrei non sono ammessi“. Secondo Rubinfeld, il caso è stato archiviato perché la comunità ebraica ha rifiutato l’offerta di far cadere le accuse in cambio di scuse.

“Recentemente, abbiamo visto un aumento di casi di antisemitismo in cui la risposta è stata preoccupante come la questione originale”, ha detto Menachem Margolin, direttore dell’European Jewish Foundation di Bruxelles. “C’è la paura che l’accettazione dell’antisemitismo si stia diffondendo in maniera preoccupante”..

Nel 2016, una scuola belga si è detta “orgogliosa” del fatto che uno dei suoi insegnanti, Luc Descheemaeker, abbia vinto un premio in Iran in un concorso di vigliette sull’Olocausto.

Le autorità scolastiche e comunali di Torhout, la città del professore, hanno raddoppiato il loro sostegno all’insegnante. Il sindaco lo ha persino nominato “ambasciatore culturale”.

Più recentemente, il Centro fiammingo della lingua dei segni ha difeso l’inclusione dei gesti a naso uncinato e a riccioli laterali nel suo dizionario visivo come definizioni accettabili per la parola Ebreo.

Nei vicini Paesi Bassi, per esempio, l’emittente BNNvara si è scusata la scorsa settimana per aver permesso a un ascoltatore di sproloquiare per quattro minuti contro “la giudea appropriazione del denaro” che “deve essere annientata”. Nel 2014, sempre nei Paesi Bassi, il Ministero della Giustizia ha sospeso e successivamente licenziato un project manager per aver scritto che l’ISIS è “parte di un piano dei sionisti che stanno deliberatamente cercando di oscurare il nome dell’Islam”.

In agosto, l’emittente pubblica norvegese NRK si è scusata per aver messo in onda un cartone animato in cui un giocatore di Scrabble ha formato la parola “maiale ebreo”.

E in Gran Bretagna, le accuse di antisemitismo hanno leso gravemente l’immagine pubblica del Partito del lavoro sotto la guida di Jeremy Corbyn. I leader della comunità ebraica e altri hanno accusato il leader di incoraggiare l’antisemitismo.

In un sondaggio della Anti-Defamation League del 2015, che ha coinvolto centinaia di intervistati in diversi paesi dell’Europa occidentale, il Belgio ha avuto uno dei tassi più alti di antisemitismo, con circa il 21% degli intervistati che hanno espresso quello che l’ADL considerava un sentimento antisemita. Il tasso era inferiore al 17 per cento registrato in Francia, Gran Bretagna, Germania, Paesi Bassi, Danimarca, Norvegia e Svezia.

Yohan Benizri, il presidente del gruppo CCOJB che rappresenta gli ebrei belgi francofoni, ha detto “penso che la questione non sia esclusivamente belga, ma parte di un problema più grande in cui la questione antisemita è letta alla luce di norme culturali che derivano dalla tensione etnica tra fiamminghi e valloni“. Inoltre, osserva Daniel Rozenberg, membro della Stalingrad Synagogue congregation a Bruxelles, un problema ulteriore è quello che nasce dallo schiacciamento delle questioni anti-ebraiche sulla politica israeliana e il ruolo dei media rei di diffondere un vero e proprio clima d’odio.






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